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Wimbledon, Djokovic batte Nadal e vola verso una finale. A Kerber il…

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Wimbledon, Djokovic batte Nadal e vola verso una finale. A Kerber il tornero femminile

(Reuters)
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WIMBLEDON – Un'altra semifinale a Wimbledon, un altro scontro epico. E stavolta è stato Novak Djokovic a prevalere, in 5 ore e 17 minuti, su Rafael Nadal, in quella che può essere giudicata la partita del torneo per la qualità di gioco: 6-4, 3-6, 7-6, 3-6, 10-8 il punteggio finale a favore del serbo, che è tornato finalmente al livello dei suoi giorni migliori. L'incontro era stato sospeso venerdì sera dopo lo scontro di oltre sei ore e mezzo in cui Kevin Anderson ha avuto ragione di John Isner in un quinto set interminabile (chiuso 26-24 dal sudafricano): a quel punto, dopo i primi tre set (2-1 a favore di Djokovic), era scattato il coprifuoco che le autorità comunali impongono all’All England Club per non perturbare la vita del quartiere. Alle 23 si chiude.

Alla ripresa del gioco, nonostante il sole, si è giocato ancora sotto il tetto del Centre Court chiuso, per mantenere uniformità con le condizioni di venerdì sera, quando la copertura era stata utilizzata per consentire di accendere le luci. Nel Royal Box assicurano un tocco di glamour le mogli dei principi William e Henry, la duchessa di Cambridge (Kate Middleton), patronessa del Club, e sua cognata la duchessa di Sussex (Meghan Markle), quest'ultima grande amica di Serena Williams, che si giocherà in seguito la finale femminile.

Partenza lanciata di Nadal, che si è portato in breve sul 3-0, prima di farsi rimontare, ma per poi chiudere il quarto set con un ace (ma sarà Djokovic, alla fine, a metterne a segno 23 contro 9). Parità. Quando, nel quinto set, i due hanno cominciato a scambiarsi i game come il giorno prima avevano fatto Anderson e Isner, qualcuno in tribuna ha cominciato a paventare un bis della maratona di venerdì. Nadal è andato più spesso a rete, Djokovic ha usato la scivolata come se fosse sulla terra rossa invece che sull'erba di Wimbledon e ha recuperato un'infinità di palle che sembravano ingiocabili. Qualche errore di troppo si è mescolato con scambi strepitosi. Ma il serbo (che finora aveva un leggerissimo vantaggio nella rivalità più frequente del tennis contemporaneo, ben 51 incontri, di cui 26 a suo favore) è sembrato avere qualcosa in più. Undici volte è andato a due punti dalla vittoria, costringendo sempre lo spagnolo a inseguire.

Finalmente, al diciottesimo gioco, ha chiuso al secondo match point (il primo glielo aveva annullato il maiorchino con una smorzata straordinaria due giochi prima), quando un dritto di Nadal è finito fuori. Djokovic, che qui a Wimbledon ha già vinto tre volte, nel 2011, nel 2014 e nel 2015, ma che poi è entrato in una fase di appannamento (per problemi familiari, psicologici e fisici: «Ho rivisto gli ultimi 15 mesi della mia vita, e quello che ho passato», dirà poi dopo essere apparso per un periodo invincibile, è il trionfatore di 12 tornei del Grande Slam ed è l'ovvio favorito della finale di domenica. I confronti con Anderson dicono 5-1 per lui e a suo favore è anche l'abitudine a giocare a questi livelli, ora che ha ritrovato se stesso, mentre per il sudafricano è la seconda finale di uno Slam dopo quella persa allo US Open 2017.

Venerdì sera, dopo la battaglia contro Isner, si pensava anche che Anderson sarebbe stato troppo distrutto fisicamente e nervosamente per affrontare con la giusta disposizione la finale. Ma ora, anche a Djokovic è toccata una tarda serata di gioco e gli straordinari di sabato per superare Nadal. Anche il suo recupero non sarà facile. «Io e Kevin? – ha scherzato il serbo a fine partita – speriamo di avere le forze per giocare. Almeno lui ha avuto un giorno di riposo». E poi questo è il Wimbledon delle sorprese, un po' come i concomitanti Mondiali di calcio. Il denaro degli scommettitori è comunque su Djokovic.

Una sorpresa, ma non troppo, la vittoria della tedesca Angelique Kerber su Serena Williams, 6-3, 6-3. L'americana, 36 anni, non più tardi di dieci mesi fa ha dato alla lice una bimba, Olympia, e ha avuta tutta una serie di complicazioni post-parto, compresa un'embolia polmonare. Era solo il suo quarto torneo dopo il rientro, era arrivata con il numero 181 nelle classifiche mondiali: partita dopo partita, aveva alzato il livello nel corso del torneo, ma non aveva finora dovuto affrontare avversarie di rango. La Kerber non era alla sua portata. La tedesca, che l'aveva battuta nel 2016 nella finale dell'Australian Open (per poi vincere un altro Slam lo stesso anno negli Stati Uniti), ha riportato in Germania il “Venus Rosewater Dish”, il piatto che va alla vincitrice di Wimbledon, ventidue anni dopo l'ultima vittoria di Stefi Graf. Oggi è sembrato tutto facile per lei, anche per i chiari problemi di mobilità e di tenuta fisica della Williams, che erano emersi finora solo nel quarto di finale contro l'italiana Camila Giorgi, l'unica a strapparle un set prima della finale.

Per Serena, che in finale a Wimbledon finora aveva perso solo due volte, nel 2004 contro Maria Sharapova (una partita che ancora suscita polemiche) e nel 2008 contro sua sorella Venus, era l'occasione di un ottavo titolo sull'erba londinese e di un Grand Slam numero 24, che avrebbe uguagliato il record di Margaret Smith Court, ottenuto però in un'altra epoca. Con il sorriso sulle labbra nonostante la sconfitta, ha lanciato però un avvertimento alle sue rivali che suona come una minaccia: «Ho appena cominciato».

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