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Grecia, ombre russe su Monte Athos per fermare l'accordo con la…

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intrighi internazionali

Grecia, ombre russe su Monte Athos per fermare l'accordo con la Macedonia

(Afp)
(Afp)

Sembra la trama di un racconto di spionaggio di John Le Carré ma questa volta è tutto vero. L’accordo tra Macedonia e Grecia non piace al Cremlino dell’ex agente del KGB Vladimir Putin, oggi Zar di tutte le Russie, che avrebbe cercato di sabotarlo perché considerato il viatico di Skopje per l'ingresso nella Nato. Questa l'accusa che ha portato la Grecia di Alexis Tsipras - politico da sempre vicino alle posizioni di Mosca da quando da giovane militava in formazioni di estrema sinistra ai tempi dell'Unione sovietica - a prendere «provvedimenti per garantire l'interesse nazionale» dopo “interferenze” da parte di funzionari russi nella risoluzione della disputa tra la Grecia e l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Possibile? Sogno di una notte di mezza estate di giornali greci ed internazionali in cerca di argomenti per attrarre lettori in vacanza sull'Egeo? Stiamo ai fatti.

«Il governo greco vuole buone relazioni con tutti, ma non può accettare atteggiamenti che violano il diritto internazionale non rispettando le autorità greche», ha detto il portavoce del governo, Dimitris Tzanakopoulos, alla TV Skai del gruppo Kathimerini. «In questo contesto, sono state prese misure cautelative», ha tuonato a difesa dell’interesse nazionale. Tzanakopoulos solitamente loquace con i giornalisti e sempre disponibile nel fornire dettagli in questo caso non ha confermato la natura di queste “misure”, né fornito ulteriori elementi. Insomma bocche cucite.

Secondo un articolo ben informato del quotidiano conservatore e anti-governativo greco Kathimerini, che citava fonti diplomatiche interne, Atene era pronta a «espellere subito due diplomatici dell’ambasciata russa ad Atene». «C'è stato un problema di interferenza nel dossier macedone», ha detto una fonte. Ipotesi poi realizzatisi.

La comunità monastica di Monte Athos
A fornire maggiori dettagli sulla intricata vicenda è arrivata puntuale la voce della tv statale. Secondo la televisione pubblica ellenica Ert1 - un tempo chiusa in un blitz notturno dall'ex premier conservatore Antonis Samaras con la scusa di ridurre le spese statali e ora tornata alla sua funzione di tv pubblica - funzionari russi sono stati arrestati «la scorsa settimana in flagranza di reato». Sempre secondo il dettagliato resoconto della emittente ERT1 Atene ha accusato Mosca di cercare addirittura di influenzare la comunità monastica del Monte Athos, nota per il suo patriottismo e il divieto di accesso alle donne, ed altri politici locali nel nord per fomentare disordini e proteste contro l'accordo con Skopje. Ipotesi fantasiose prese da un film di 007 o accuse circostanziate? Atene è sempre stata vicina a Mosca come nel caso dell'avvelenamento in Gran Bretagna dell'ex agente russo Serguei Skripal, quando Atene non aveva espulso nessun un diplomatico russo per protesta, come avevano fatto altri suoi partner Nato, Italia compresa. O come nel caso delle sua opposizione alle sanzioni alla Russia per l'annessione della Crimea. In questo caso però le strade si sono separate, segno che per Tsipras la partita è fondamentale per ottenere l'appoggio americano al Fondo monetaria internazionale sulla questione spinosa dell'alleggerimento del debito greco che viaggia al 180% del Pil dopo l'accordo siglato a giugno a Lussemburgo con l'eurogruppo che ha sancito la fine del terzo piano di aiuti ad Atene il 20 agosto e il ritorno alla indipendenza finanziaria greca.

Una querelle sul nome

La questione del debito e quella macedone dunque si intrecciano. Atene e Skopje hanno firmato a metà giugno uno storico accordo per risolvere la loro controversia durata 27 anni sull'uso del nome Macedonia, nome che evoca la storia importante di Alessandro Magno, re macedone istruito però dal filosofo greco Aristotele. Una volta risolto questa questione Atene potrebbe togliere il veto all'ingresso sia nella Nato sia nella Ue di Skopje come vuole Bruxelles e il Pentagono a Washington.

Non a caso l'Alleanza Atlantica ha preso atto nell'ultimo vertice di questo importante passo in avanti affermando che è pronto ad integrare l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia una volta che l'accordo, che cambia il nome dello stato in “ Macedonia del Nord” verrà ratificato sia da Skopje che da Atene. Elemento non proprio scontato visto le forti resistenze sia a Skopje sia nella coalizione greca di Tsipras dove il leader e ministro della Difesa dei “Greci Indipendenti” Panos Kammenos si oppone all'accordo. Tsipras comunque sta cercando i voti nel partito socialista “Pasok” o in “To Potami”, il piccolo partito liberale.

Intanto migliaia di greci hanno manifestato nei mesi scorsi contro l'accordo sulla condivisione del nome Macedonia con il vicino stato temendo rivendicazioni territoriali di Skopje sulla vicina regione greca di Salonicco. Un accordo concluso ma ancora da ratificare in Parlamento dal governo di sinistra radicale di Alexis Tsipras nonostante la forte opposizione del partito conservatore Nea Dimokratia e del partito neonazista di Alba Dorata. Un parlamentare di Alba Dorata, poi arrestato dopo una rocambolesca fuga in auto, ha addirittura invitato i militari greci al golpe durante un discorso tenuto in aula per evitare l'intesa con Skopje. Un episodio che ha fatto tornare alla mente a tutti i greci quel periodo quando la Grecia subì una durissima dittatura militare detta dei colonnelli tra il 21 aprile 1967 e il 24 luglio 1974.

Il governo greco ha reagito prontamente alle interferenze esterne e alle minacce di golpe conscio che nel passato sono avvenuti spesso vicende che hanno stravolto il corso della storia politica del paese. Basti ricordare quel periodo tumultuoso poi raccontato in un libro famoso (1966) di Vassili Vassilikos: come fu preparato e realizzato l'assassinio del deputato socialista Gregorios Lambrakis a Salonicco, macedonia greca, nel maggio 1963. Da questo libro venne tratto il film “Z, l'orgia del potere” di Costatin Costa-Gravas. Ecco perché Atene manifesta fermezza e risolutezza sulla vicenda macedone.

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