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Sul Russiagate Trump sposa la linea di Putin

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Russia e usa a confronto a helsinki

Sul Russiagate Trump sposa la linea di Putin

Putin e Trump hanno mandato in scena il loro “reset”. «Un buon inizio», era stato il primo commento di Donald Trump al termine delle due ore trascorse con Vladimir Putin da solo, con l’eccezione degli interpreti, nel Palazzo presidenziale di Helsinki. Questa era la parte del vertice che impensieriva di più: con Putin finalmente libero di dire direttamente la sua a Trump su tutto ciò che divide Mosca e Washington, a partire dall’accusa di aver interferito nelle elezioni americane del 2016. Fino a che punto il presidente americano avrebbe accettato il punto di vista dello zar, con quanta forza avrebbe cercato di contrastarlo? La conferenza stampa conclusiva ha confermato le preoccupazioni maggiori. Putin sembra aver convinto Trump su tutto.

Al termine della seconda parte della giornata, che prevedeva il confronto tra i due leader con le rispettive delegazioni, Trump e Putin hanno detto di aver avviato un dialogo produttivo, definendo un successo l’incontro che ritengono possa aprire una nuova fase nei rapporti bilaterali. A ostacolarla, però, sarà la tempesta che le posizioni di Trump hanno immediatamente scatenato negli Stati Uniti: Trump ha detto di non vedere motivo per non credere a Putin sul Russiagate. È tornato a definire «una farsa» l’inchiesta sulle presunte interferenze russe, e si è detto convinto dalle «potenti argomentazioni» di Putin sull’estraneità del Cremlino. Il presidente russo, più generoso di sorrisi soddisfatti e certamente meglio preparato nei vari dossier, ha proposto di lavorare insieme all’inchiesta, ma oltre a questo non ha concesso quasi nulla. E ha concluso l’incontro con i giornalisti affermando che l’appartenenza della Crimea alla Federazione Russa, decisa in seguito a un referendum, «è una questione chiusa».

Soltanto tre giorni prima del vertice Robert Mueller, il procuratore speciale che indaga sul Russiagate, aveva incriminato 12 agenti dell’intelligence militare russa. L’accusa - rivolta ora direttamente a funzionari dello Stato russo - è di aver violato la rete informatica dei Democratici ai danni della campagna presidenziale di Hillary Clinton. Una svolta che avrebbe potuto mandare all’aria l’appuntamento a Helsinki: tuttavia, il presidente americano si è mostrato più propenso ad attaccare il proprio predecessore, o l’Unione Europea, piuttosto che accusare la Russia di Putin per il pessimo stato dei rapporti bilaterali con Mosca. Dovuto, ha twittato Trump, «alla stupidità» delle precedenti amministrazioni Usa e alla «caccia alle streghe» scatenata con il Russiagate. Un tweet che il ministero degli Esteri di Mosca ha salutato con un “like”.

Su nessuna delle questioni affrontate Trump è parso avere un atteggiamento critico verso Mosca, malgrado l’insistenza delle domande rivoltegli in conferenza stampa. Un atteggiamento che colpisce, sullo sfondo degli attacchi rivolti invece da Trump agli alleati europei. A Helsinki il presidente americano è tornato a ripetere di aver ampiamente sconfitto Hillary Clinton nel 2016 senza aver bisogno di attacchi cyber, ha negato qualunque possibilità di collusione e non ha risposto a chi gli chiedeva se preferisce credere all’intelligence americana o a quella russa.

Trump ha cercato di volgere in positivo ogni possibile motivo di attrito con il presidente russo. Definito sì un «avversario» ma un «buon avversario, parola che ritengo un complimento». Trump ha ammorbidito i toni anche sul confronto energetico, su quel gasdotto Nord Stream 2 che con insistenza aveva chiesto alla Germania di abbandonare. Ora Trump dice che gli Stati Uniti venderanno il loro gas liquido in una «competizione» di successo, mentre il presidente russo assicura che il nuovo gasdotto russo-tedesco non eliminerà la necessità di far transitare gas russo diretto in Europa attraverso l’Ucraina.

Vaghi gli impegni presi sulla guerra in Siria e riguardo alla crisi ucraina, sulla lotta al terrorismo e alla proliferazione nucleare, anche se Putin si è augurato che l’incontro di Helsinki possa condurre a «un livello accettabile di fiducia tanto da tornare ai precedenti livelli di interazione su tutte le questioni di interesse reciproco». In conclusione, il presidente russo ha regalato a Trump il pallone ufficiale dei Mondiali di calcio appena conclusi: «La palla ora è nel tuo campo», gli ha detto.

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