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Cina, Pil in crescita nel secondo trimestre: +6,7% su base…

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Tusk a pechino: «No a guerre commerciali»

Cina, Pil in crescita nel secondo trimestre: +6,7% su base annua

Il premier cinese Li tra Tusk (a sinistra) e Juncker al vertice Cina-Ue in corso a Pechino (Epa)
Il premier cinese Li tra Tusk (a sinistra) e Juncker al vertice Cina-Ue in corso a Pechino (Epa)

La Cina, nel mezzo delle tensioni commerciali con gli Usa, segna nel secondo trimestre del 2018 un Pil in crescita dell’1,8% su base congiunturale e del 6,7% su base annua: i dati, diffusi dal Ufficio nazionale di statistica, si confrontano, rispettivamente, con il +1,4% e il +6,8% del primo trimestre e il +1,4% e il +6,7% delle previsioni formulate degli economisti. La crescita su base annua rallenta, ma quella congiunturale batte le attese, spingendo a un rialzo semestrale del 6,8%. Caldissimo il tema dei dazi, sul fronte delle relazioni internazionali, come dimostra anche la conferenza stampa congiunta Cina-Ue.

L’appello di Tusk: «Evitiamo guerre commerciali»
«È comune dovere di Ue, Cina, Usa e Russia non iniziare guerre commerciali», ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, parlando accanto al premier cinese Li Keqiang e al presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. «C’è ancora tempo per prevenire il conflitto e il caos». Tusk ha «ripetuto» quanto appena riferito al premier Li durante il bilaterale Cina-Ue: «Oggi, nello stesso giorno in cui l’Europa incontra la Cina a Pechino, il presidente americano Trump e il presidente russo Putin parleranno a Helsinki. Siamo tutti consapevoli del fatto che l’architettura del mondo sta cambiando sotto i nostri occhi». Ed è «nostra responsabilità comune renderlo un cambiamento per il meglio. Ricordiamo, qui a Pechino, e là, a Helsinki, che il mondo che stavamo costruendo da decenni, a volte attraverso dispute, ha portato la pace per l’Europa, lo sviluppo della Cina e la fine della Guerra Fredda tra l’Oriente e l’Occidente. È un dovere comune dell'Europa e della Cina, dell’America e della Russia, non distruggere questo ordine, ma migliorarlo», ha detto Tusk.

Wto da cambiare
In altri termini, «non iniziare guerre commerciali, che si sono trasformate in conflitti così spesso nella nostra storia, ma per riformare coraggiosamente e responsabilmente l’ordine internazionale basato sulle regole. Per questo motivo chiedo ai nostri padroni di casa cinesi, ma anche ai presidenti Trump e Putin di avviare congiuntamente questo processo di riforma del Wto», l’Organizzazione mondiale del Commercio. «C’è ancora tempo per prevenire il conflitto e il caos. Oggi siamo di fronte a un dilemma: se giocare a un gioco duro come guerre tariffarie e conflitti in luoghi come l’Ucraina e la Siria, o cercare soluzioni comuni basate su regole eque. Questo è il motivo per cui responsabilità, prevedibilità, spirito di cooperazione e rispetto delle nostre regole e degli impegni comuni sono così importanti in questi giorni». L’Ue, ha concluso Tusk, «è impegnata a lavorare per la modernizzazione del Wto»: c’è bisogno di nuove regole in materia di sussidi industriali, proprietà intellettuale e trasferimenti forzati di tecnologia, riduzione dei costi commerciali, nonché di un nuovo approccio allo sviluppo e alle risoluzione delle controversie più efficace. In questo scenario, il Wto va rafforzato «come istituzione e come garanzia di parità di condizioni».

Ricorso cinese al Wto contro i dazi Usa
A proposito di World Trade Organization: la Cina ha deciso di ricorrere al Wto, contro la minaccia di dazi aggiuntivi al 10% annunciati dagli Usa sull’import di beni «made in China» per 200 miliardi di dollari ex art.301 dello Us Trade Act. La mossa, annunciata con un post sul sito del ministero del Commercio, cade nel giorno in cui Cina e Ue, nel loro 20esimo summit annuale, hanno ribadito l’impegno congiunto per il multilateralismo e il libero scambio.

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