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Airbnb nel mirino Ue: poca chiarezza su prezzi e rimborsi, si adegui…

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«MODIFICHE ENTRO AGOSTO»

Airbnb nel mirino Ue: poca chiarezza su prezzi e rimborsi, si adegui alla legge

Il faro della Commissione europea si accende su Airbnb, la piattaforma online di affitti privati attiva in quasi 200 Paesi al mondo. Věra Jourová, il commissario per la giustizia e la tutela dei consumatori, ha accusato di «pratiche sleali» il colosso californiano, lanciando un ultimatum: se l’azienda non si adegua alle regole imposte dalle direttive europee in materia entro agosto, la Commissione si rivolgerà alle autorità competenti per far scattare sanzioni. Anche salate, visto che il gruppo starebbe violando in contemporanea due diverse direttive (quella sulle pratiche commerciali sleali e sulle clausole contrattuali abusive) e il regolamento che stabilisce la competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale. «La popolarità non può essere una scusa per aggirare le regole europee», ha dichiarato in una nota Jourová, aggiungendo che si aspetta la collaborazione di Airbnb nei tempi previsti. Cioè l’estate, per ovvi motivi stagione di picco per gli introiti della piattaforma.

Prezzi e clausole, di cosa è accusata Airbnb
Fondata nel 2008 in California, negli Stati Uniti, Airbnb è un portale che consente di offrire o cercare abitazioni private in affitto: i proprietari, i cosiddetti host, mettono a disposizione stanze o interi appartamenti, calibrando poi a propria discrezione il prezzo. L’azienda guadagna trattenenedo una quota di ogni prenotazione, mentre il resto va a chi affitta. In 10 anni, complice l’esplosione dei servizi online e la concorrenza agli hotel tradizionali, l’azienda si è trasformata in un gigante che fattura 2,6 miliardi di dollari e impiega oltre 3mila persone. Ora la Commissione gli contesta pratiche scorrette su trasparenza dei prezzi (a volte il costo finale aumenta con servizi non dichiarati da subito), modalità di rimborso opache (è l’azienda a decidere la policy) e clausole illegali (la piattaforma cambia termini e condizioni senza avvisare i clienti, né dargli la possibilità di cancellare la prenotazione).

Ora la piattaforma ha circa un mese e mezzo di tempo per adeguarsi alla lunga lista di richieste in arrivo da Bruxelles. Fra gli obblighi ci sono quello di fornire da subito il prezzo totale dell’affitto, senza “sorprese” su costi extra o tasse e di specificare se l’offerta è di un privato o di un professionista, visto che le due casistiche sono soggette a regole diverse. In più, la società non deve indurre i consumatori ad adire un giudice di un Paese diverso da quello di residenza, non può modificare in maniera unilaterale clausole e condizioni e deve definire chiaramente i termini di rimborso, senza «privare i consumatori dei loro diritti».

La replica: da noi massima trasparenza
Airbnb ha già risposto ai rilievi della Commissione: «Il nostro impegno nei confronti della community è per la massima trasparenza - ha detto un portavoce dell’azienda - Prima di procedere alla prenotazione gli ospiti sono portati a conoscenza di tutte le voci di spesa, inclusi costi del servizio e tasse. Collaboreremo con le autorità per chiarire i punti che sono stati sollevati». Più soddisfatti gli albergatori, la categoria che ha sofferto di più la concorrenza delle piattaforme online. L’irruzione di Airbnb nel settore ha sortito effetti e polemiche simili a quelli dei tanti scontri fra le nuove piattaforme di gig economy (si pensi solo a Uber per i trasporti) e gli attori tradizionali del segmento. Anche in questo caso il problema è soprattutto giuridico, nel senso che le nuove piattaforme sono accusate di sfuggire alla legislazione tradizionale, offrendo un servizio identico senza lo stesso peso di norme e tasse.

Da Federalberghi a Centinaio, «baste alle praterie»
Federalberghi, l’associazione di categoria, dice che Airbnb si è sempre «sottratta» alla leggi, incluse quelle italiane: «Airbnb - commenta Federalberghi - aveva contestato l'applicabilità della norma italiana sulla cedolare secca, lamentando di non essere in grado di distinguere tra gli host imprenditori e gli host non imprenditori». La Federazione si batte da anni contro la «favola della condivisione», con attacchi diretti al modello di business di Airbnb. In un rapporto sull’argomento, l’associazione rileva alcune incongruenze rispetto al principio degli affitti «in sharing», registrando come oltre il 75% degli affitti sia disponibile per più di sei mesi e, in alcuni casi, emergano host con oltre 500 abitazioni in affitto. All’argomento si è mostrato sensibile anche Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura, annunciando una legga italiana entro settembre od ottobre: «Bisogna assolutamente intervenire il più velocemente possibile - ha detto, parlando proprio di Airbnb - Ne abbiamo già parlato anche con gli uffici, soprattutto i nostri oltre che i loro: la situazione non può rimanere così com'è».

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