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Dazi auto, pressing tedesco per un’intesa commerciale con Washington

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rischio guerra commerciale

Dazi auto, pressing tedesco per un’intesa commerciale con Washington

Prima di tutto il messaggio di fondo: un’Europa unita che parla con un’unica voce e che risponde alle minacce dell’amministrazione Trump sui dazi con un approccio europeo comune, senza spaccature e incrinature tra gli Stati membri. Stabilito questo, nel definire in maniera collegiale e condivisa cosa e come rispondere agli Usa nel dettaglio, Berlino non fa mistero di vedere con favore il raggiungimento di un accordo commerciale su vasta scala Usa-Ue che tenga conto dei vantaggi per la crescita europea che sarebbero dati dalla riduzione complessiva del livello dei dazi.

È questa la posizione della Germania, in vista della visita del presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker a Washington per parlare di dazi (ieri il consigliere economico della Casa Bianca Larry Kudlow ha detto che Juncker porterà «un’offerta significativa») e anche di sicurezza.

“Il presidente della Commissione UE Juncker porterà un’offerta significativa sul commercio”

Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca 

Per Berlino, la protezione degli interessi economici e dei posti di lavoro tanto in Europa quanto in Germania è garantita dal libero scambio commerciale e da mercati aperti con regole comuni. Lo scoppio di una guerra commerciale va evitato perché distruggerebbe la crescita e, in teoria, è sempre meglio abbassare e non aumentare i dazi. E questo è quanto il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier ha detto alla controparte francese la scorsa settimana quando ha incontrato a Parigi il ministro delle Finanze Bruno Le Maire. Germania e Francia hanno un dialogo in corso sulla questione che vede coinvolti i Paesi europei e Bruxelles: tutti al lavoro per trovare la migliore proposta e risposta al protezionismo di Trump. Il primo partner commerciale della Germania è l’Unione europea, ma nella classifica per Paese gli Usa restano il primo mercato.

La guerra dei dazi per ora ha avuto un impatto contenuto sulla crescita europea e tedesca (la Germania quest’anno dovrebbe crescere attorno al 2%), e gli aumenti dagli Usa sulle importazioni europee di alluminio e acciaio hanno effetti marginali. Ma quel che Berlino teme di più è la minaccia di Trump di aumentare al 20% i dazi sulle importazioni di auto Ue: un timore non solo per l’economia tedesca ma anche per quella europea e per la miriade di imprese francesi e italiane attive nella componentistica. Nel 2017, il 12,2% delle esportazioni di auto tedesche è andato negli Usa, primo mercato per questo settore, per un valore di 28,6 miliardi: un importo molto elevato anche se, in termini nominali, il valore aggregato è calato l’anno scorso del 16% rispetto ai 34 miliardi circa del 2016. Secondo l’ufficio studi di Deutsche Bank, dazi Usa al 20% non farebbero crollare le esportazioni tedesche grazie all’elasticità della domanda e dei prezzi ma potrebbero tagliare dall’export automobilistico fino a 5 miliardi. I dazi sulle importazioni di auto europee negli Usa sono al 2,5% contro il 10% delle auto Usa in Europa. Ma per i camion lo squilibrio è al contrario: 22,4% per i veicoli europei esportati negli Usa e 15,1% per quelli Usa in Europa. Fonti bene informate a Berlino tuttavia fanno notare che un accordo su singoli prodotti non è consentito dentro la cornice della Wto che richiede intese più ampie che tocchino un’ampia gamma di prodotti per un controvalore totale importante: a questo si starebbe lavorando ora nella controproposta europea, su auto, camion e molto altro.

In Germania, l’industria automobilistica fa da traino all’economia tedesca ed europea e risentirebbe tanto dell’impatto diretto di un aumento dei dazi Usa sulle auto tedesche quanto di uno indiretto dato dalla spirale al rialzo dei dazi tra Usa e Cina: tutto questo in un momento in cui l’industria automobilistica tedesca è impegnata a difendersi su vari fronti. Come sottolinea Deutsche Bank, il settore in Germania affronta in questo momento una serie di sfide, che prese singolarmente sono tutte molto serie: l’impatto destabilizzante di Brexit, il rallentamento ciclico dell’auto, gli effetti ancora imponderabili dello scandalo irrisolto del dieselgate e i problemi di consegna delle auto in Germania dopo l’entrata in vigore di nuovi requisiti anti-inquinamento che implicano test molto complessi e soprattutto tempi molto lunghi. Il numero delle auto prodotte in Germania, a causa di tutto questo e mentre incalza la rivoluzione tecnologica sui modelli elettrici ed ibridi, comunque è dato in calo nel 2018. E una guerra commerciale aggraverebbe il tutto, colpendo la fiducia e dunque i nuovi investimenti.

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