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Brexit, tutti i dubbi dell’Ue sul libro bianco di Londra

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lo stallo nel negoziato

Brexit, tutti i dubbi dell’Ue sul libro bianco di Londra

BRUXELLES (Dal nostro corrispondente) - Tra le pressioni degli uni e le frenate degli altri, il negoziato sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea non si sblocca, come ha confermato ieri il capo-negoziatore dei Ventisette, ricordando l’obiettivo di trovare un accordo sul divorzio entro ottobre o novembre al più tardi. Michel Barnier ha colto l’occasione di una riunione ministeriale per elencare i dubbi comunitari sul Libro Bianco britannico, tutto dedicato al futuro partenariato tra Bruxelles e Londra.

Il monito austriaco
In una conferenza stampa a Bruxelles, il ministro per gli Affari europei austriaco Gernot Blümel, che ha presieduto la riunione, ha parlato di «fase seria» nelle discussioni. Il tempo stringe, poiché l’obiettivo è di trovare un compromesso sull’accordo di divorzio entro l’autunno per consentire la ratifica del trattato e la sua entrata in vigore entro il 29 marzo 2019, quando la Gran Bretagna lascerà ufficialmente l’Unione. «Sono necessari maggiori sforzi», ha avvertito il ministro.

I dubbi di Barnier

Pur ritenendo «utile» il Libro Bianco britannico, dedicato al futuro partenariato, il capo-negoziatore dei Ventisette Barnier ha illustrato ieri i suoi dubbi sul documento britannico. Questo prevede la nascita di «una zona di libero scambio» limitata ai beni e ai prodotti agroalimentari, esclusi quindi i servizi. Il Regno Unito si impegnerebbe a mantenere una armonizzazione normativa con l’Unione nel campo dei beni (si veda Il Sole 24 ore del 13 luglio scorso).

Prima di tutto Barnier si è chiesto se le proposte inglesi siano «compatibili con i principi messi a punto dal Consiglio europeo e in particolare per quanto riguarda l’integrità del mercato unico». Lo sguardo corre all’idea britannica di partecipare all’unione doganale solo per i beni e non per i servizi. «Il 20-40% del valore di un bene è composto da servizi», ha fatto notare l’uomo politico francese, mostrando come esempio il proprio cellulare. «Come possiamo evitare rischi di divergenza normativa e di surrettizia concorrenza sleale?».

Il capo-negoziatore si è anche chiesto se la proposta di Londra sia «applicabile senza far nascere nuova burocrazia», poiché l’idea britannica prevede la raccolta da parte inglese di due tariffe doganali, una per i beni diretti in Europa e una per i beni diretti nel Regno Unito. «Come sarà possibile per i servizi doganali verificare la destinazione finale di un bene? Non vi è forse un rischio elevato di frode?», si è domandato il capo-negoziatore comunitario.

Il nodo irlandese

Tornando all’accordo di divorzio, Michel Barnier ha confermato che a bloccare le trattative è soprattutto il nodo relativo alla frontiera tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda (ieri da Belfast, la premier Theresa May ha esortato Bruxelles a proporre nuove idee per evitare un confine “hard”). «Abbbiamo un accordo sull’80% dei punti. Manca l’ultimo 20%», ha detto il capo-negoziatore europeo. «Non abbiamo bisogno di più tempo, ma di più chiarezza», ha aggiunto, riferendosi alle posizioni negoziali britanniche e notando che il tempo passa e che tutti devono prepararsi all’eventualità di una Brexit disordinata.

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