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Corea del Nord, Kim fa i conti con la recessione e spera nel petrolio cinese

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diplomazia di nuovo in difficoltà

Corea del Nord, Kim fa i conti con la recessione e spera nel petrolio cinese

Le inasprite sanzioni internazionali hanno provocato in Corea del Nord la più profonda recessione economica in un ventennio, ma ora Pyongyang spera nei segnali già in atto di un allentamento nell'applicazione delle sanzioni da parte della Cina, che pure coincide con un irrigidimento degli atteggiamenti nordcoreani nei negoziati in corso con Washington e Seul.

La recessione
Secondo le stime della sudcoreana Bank of Korea, il Prodotto interno lordo nordcoreano nel 2017 si è contratto del 3,5%, registrando la peggiore performance dal -6,5% del 1997 (anno di una grande carestia). Un vero dietrofront l'anno scorso, insomma, rispetto al 2016, quando l'economia registrò una espansione del 3,9%. Naturalmente si tratta di elaborazioni, visto che il regime di Kim Jong Un non pubblica statistiche. Secondo gli esperti della banca centrale sudcoreana, la recessione è stata provocata dalle più forti sanzioni internazionali contro il programma nucleare ,oltre che dalla siccità che ha colpito alcune aree del Paese. Nel 2017 la produzione industriale, che conta per circa un terzo dell'economia nordcoreana, è scesa dell'8,5%, mentre le esportazioni sono diminuite del 37,2% a 1,8 miliardi di dollari. E' cresciuta, invece, la cosiddetta “economia informale”, in pratica il mercato nero, che secondo l'Institute for Korean Integration of Society conterebbe ormai per circa il 60% del totale.

Il ritorno del petrolio cinese
Dopo i successi dell'offensiva diplomatica lanciata da Kim a partire da gennaio – sfociata nel vertice di Singapore con Donald Trump, in tre summit con il presidente cinese Xi Jinping e due incontri con il presidente sudcoreano Moon Jae-in - arrivano segnali di respiro per l'economia nordcoreana. Se la disponibilità manifestata da Seul a fornire forme di supporto resta per ora soprattutto sulla carta, la Cina ha di recente raddoppiato le forniture di petrolio e ha ripristinato quelle di fertilizzanti e alimenti: lo indicano alcune forti citate dai media di Seul. I dati ufficiali delle dogane cinesi indicano comunque per i primi sei mesi del 2018 un calo del 59,2% dell'interscambio con la Corea del Nord. Il Ministero degli esteri cinese ha chiarito che le forniture di prodotti petroliferi al Nord sta ancora ben al di sotto dei limiti annuali consentiti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. D'altra parte, Pechino e Mosca ora invocano un allentamento delle sanzioni contro Pyongyang. E la Cina, non va dimenticato, è sotto attacco commerciale da parte degli Stati Uniti di Donald Trump, che con l'imposizione unilaterale di dazi e la minaccia di ulteriori tariffe sembra dimenticarsi di quanto dipenda dalla volontà cinese l'efficacia sulla Corea del Nord delle sanzioni internazionali.

Nuove difficoltà diplomatiche
Al di là delle ottimistiche dichiarazioni di Trump, si stanno accumulando le difficoltà diplomatiche per una soluzione che implichi una denuclearizzazione completa della penisola coreana concordata in modo generico a Singapore. Gli Usa hanno confermato che le sanzioni restano in vigore finché il processo di denuclearizzazione sia attuato (e non è nemmeno iniziato). Anzi, Washington ha chiesto già settimana scorsa al Comitato sanzioni del Consiglio di Sicurezza di accusare la Corea del Nord di nuove violazioni (in particolare in relazione ai trasferimento in alto mare tra navi di prodotti petroliferi). Giovedì Cina e Russia hanno bloccato l'iniziativa, provocando un rinvio di sei mesi della questione. Più in generale, Pyongyang ha cominciato a irrigidirsi. L'ultima visita in Corea del Nord del Segretario di Stato Mike Pompeo si è conclusa con i media nordcoreani pronti ad accusarlo di avanzare proposte inaccettabili con metodi da gangster. Alcune rilevazioni segnalano che il regime continua i suoi programmi militari come se nulla fosse, anche sul fronte nucleare. Infine, il Nord ha ricominciato ad attaccare il governo di Seul e lo stesso presidente Moon. Un sito web del regime ha chiesto al Sud di rimpatriare i 12 lavoratori nordcoreani di un ristorante in Cina che hanno trovato rifugio l'anno scorso in territorio sudcoreano, suggerendo che in caso contrario sarà cancellata la riunione delle famiglie separate dalla guerra concordata per agosto. Il 27 luglio – anniversario della firma dell'armistizio che dura dal 1953 – dovrebbero iniziare i rimpatri dei resti di alcuni soldati americani caduti nella guerra di Corea in territorio oggi del Nord. Trump aveva sottolineato come un suo grande successo l'aver ottenuto questo impegno da parte di Kim. Al quale in effetti non costa molto dare seguito a questa promessa.

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