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I segreti di Putin e Trump nelle mani degli interpreti

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I segreti di Putin e Trump nelle mani degli interpreti

Chi protegge i testimoni? Trump e Putin a Helsinki, prima dell’incontro a cui hanno assistito soltanto i rispettivi interpreti
Chi protegge i testimoni? Trump e Putin a Helsinki, prima dell’incontro a cui hanno assistito soltanto i rispettivi interpreti

Normalmente, alla conclusione di un summit i funzionari della Casa Bianca organizzano un briefing per darne conto in dettaglio alla stampa. Non è stato così dopo il vertice di Helsinki del 16 luglio scorso: lo scambio di informazioni tra russi e americani, inoltre, potrebbe essere frenato dalla ruggine che negli ultimi anni dev’essersi accumulata tra gli staff. Per farsi un’idea di quello che Donald Trump e Vladimir Putin si sono detti nei fatidici 90 minuti in cui sono rimasti da soli non restano che i due interpreti, discreti e invisibili, gli unici testimoni. A Washington i democratici non hanno perso tempo a chiedere insistentemente la convocazione davanti al Congresso di Marina Gross, traduttrice dal russo per Trump.

I repubblicani hanno immediatamente intimato l’altolà e insieme a loro i colleghi traduttori di Marina. Che si richiamano a un codice etico che lei non può violare, simile al segreto professionale di medici o avvocati, o al rispetto delle fonti dei giornalisti. Secondo il New York Times, soltanto Trump potrebbe permettere alla propria interprete di raccontare che cosa ha sentito, che cosa ha scritto negli appunti.

«Il popolo americano ha diritto di sapere se Trump ha usato questo incontro con Putin per continuare a perseguire i propri interessi finanziari», ha scritto Bill Pascrell, congressman democratico, nel richiedere una testimonianza pubblica in Congresso della signora Gross. Ma come fanno notare diversi traduttori, la fedeltà, l’accuratezza e la discrezione sono il cardine della professione dell’interprete. Se venissero meno, la fiducia verso questa figura verrebbe azzerata. Nei casi di incontri ad alto livello come quello di Helsinki, peraltro, la distruzione degli appunti è una richiesta specifica fatta ai traduttori.

L’ordine all’interprete a comparire davanti al Congresso - che non avrebbe avuto precedenti - è stato bloccato da un voto bipartisan della Commissione per l’intelligence. In ogni caso, Marina si è ritrovata al centro dell’attenzione della stampa americana. È una veterana a Foggy Bottom, il dipartimento di Stato, ha tradotto per Laura Bush a Sochi nel 2008, per l’ex segretario di Stato Rex Tillerson, a Mosca nel 2017 e, più di recente, per l’ambasciatore Jon Huntsman e per John Bolton, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale. E tuttavia, scrive il New York Times, non si sa molto di lei che «dovrebbe vivere in un appartamento di Arlington, Virginia».

E il suo collega russo, che nelle immagini del vertice è seduto alla sinistra di Putin con cartelletta, foglio e stilografica? Di lui si sa ancora meno: neppure il nome. Ma non ce n’è bisogno perché, stando all’ambasciatore russo a Washington, Anatolij Antonov,  a Helsinki non è stato fatto alcun accordo segreto: «Il presidente Putin ha raccontato tutto».

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