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Trump rilancia la sfida e invita Putin alla Casa Bianca

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Trump rilancia la sfida e invita Putin alla Casa Bianca

Sono arrivati anche allo spazio, l’ultima riserva rimasta finora alla collaborazione tra russi e americani. Come riporta l’agenzia Tass, i servizi di sicurezza Fsb, eredi del Kgb per il controspionaggio, hanno perquisito venerdì la sede di un istituto di ricerca controllato dall’Agenzia spaziale Roscosmos. Si sospetta un tradimento: l’accusa, che riguarda «circa dieci dipendenti», è aver trasmesso all’Occidente informazioni riservate relative alle nuove armi supersoniche di ultima generazione sviluppate nella Federazione Russa. Il direttore generale di Roscosmos, l’ex vicepremier Dmitrij Rogozin, ha assicurato la massima cooperazione agli inquirenti.

Guerra fredda nello spazio

Storie da guerra fredda nello scenario un po’ surreale in cui, a Washington, la Casa Bianca estende a Vladimir Putin un invito di cui non si era saputo niente a Helsinki, cinque giorni fa. Mosca lo ha raccolto positivamente, è l’occasione per dare un seguito alle idee discusse da Putin e Donald Trump nel loro incontro. Ma questo è un disgelo che sembra riguardare soltanto loro due, screditato dall’inaffidabilità, dai dietro-front e dall’inconsistenza delle dichiarazioni del presidente americano che sembra aver sorpreso anche il Cremlino. L’agenda che potrebbe rilanciare davvero i rapporti bilaterali è ostaggio di questa situazione.

Incurante della bufera scatenata a Helsinki, dove non ha chiesto conto delle interferenze sospettate nel Russiagate ed è sembrato più propenso a fidarsi di Putin che dei propri servizi di intelligence, a scapito dell’interesse nazionale, Trump ha invitato il presidente russo a Washington in autunno: per Putin un ritorno dopo più di dieci anni.

Che cosa sanno gli interpreti?

Intanto, gli stessi collaboratori di Trump si interrogano sulle due ore in cui, a Helsinki, il presidente americano e Putin sono rimasti soli, unici testimoni i due interpreti catapultati al centro dell’attenzione. «Non so cosa sia successo a quell’incontro», ha ammesso senza giri di parole Dan Coats, dal 2017 direttore dell’Intelligence nazionale, mentre Trump e Putin seguitano a definire il loro colloquio un successo che porterà, secondo il presidente russo, «ad alcune utili intese».

Ma ciò che è trapelato finora non sembra destinato ad andare lontano. Interrogato sulla possibile estradizione dei 12 agenti dell’intelligence militare russa incriminati negli Usa per la violazione della rete informatica del Partito democratico, Putin ha risposto invitando a Mosca il procuratore speciale che dirige l’inchiesta, Robert Mueller, dandogli la possibilità di assistere agli interrogatori condotti da inquirenti russi. In cambio, Putin ha proposto quella che Trump ha subito definito «un’offerta incredibile»: per essere immediatamente contraddetto in patria. La controproposta senza precedenti del capo del Cremlino - interrogare un diplomatico americano, l’ex ambasciatore a Mosca Michael McFaul, sulle attività di Bill Browder, l’investitore britannico per cui lavorava Serghej Magnitskij - è subito stata rispedita al mittente dal Senato. Che giovedì sera ha approvato all’unanimità, 98 a zero, una risoluzione in cui gli Stati Uniti rifiutano di accettare interrogatori all’estero per qualunque funzionario.

Un referendum per il Donbass

Secondo l’ambasciatore russo a Washington, Anatolij Antonov, a Helsinki Putin ha anche avanzato proposte concrete per risolvere il conflitto nell’Ucraina orientale. Durante un incontro con i diplomatici russi lo stesso Putin ha detto di più, parlando di un referendum sullo status delle due regioni separatiste del Donbass, Donetsk e Luhansk. Trump avrebbe chiesto di non parlarne in conferenza stampa, per avere il tempo di prendere in considerazione la proposta. Da Mosca intanto Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, spiega che «se la comunità internazionale, in primo luogo gli Stati Uniti, non è riuscita a far applicare a Kiev gli accordi di Minsk, si potrebbero discutere altre opzioni per risolvere la crisi interna dell’Ucraina».

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