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la spia venuta dal freddo

Butina la “rossa”, chi è la Mata Hari del Cremlino che infiltrò la Nra e i repubblicani Usa

Maria Butina (Afp)
Maria Butina (Afp)

Non sarà Mata Hari ma la storia di Maria Butina, spia venuta dal freddo, è di quelle degne d’un romanzo. Ventinove anni, capelli rosso fuoco e una passione per pistole e fucili piuttosto che per le danze esotiche della sua «antenata», è salita di prepotenza sul palco del Russiagate. Incriminata dalle autorità statunitensi come sofisticato agente del Cremlino, capace di mettere in campo un vasto arsenale - compresa la seduzione di un alto funzionario repubblicano e della potente associazione Nra, National Rifle Association, dei portatori d’arma - per insediarsi con regolare visto in America e infiltrare efficacemente circoli conservatori e della destra religiosa. Dietro ordini segreti di mandanti che vanno da un oligarca vicino al Cremlino all'intelligence di Mosca fino al governo di Vladimir Putin.

Butina, a differenza di Mata Hari, non rischia il plotone d’esecuzione: non è accusata di aver rubato segreti di Stato o di vero e proprio spionaggio. Ma secondo i magistrati incaricati del caso, se condannata come illegale agente straniero, potrebbe passare quantomeno un lungo periodo in carcere: 15 anni. Tanta è stata la gravità della sua operazione, durata quattro anni: l’obiettivo era costruire, forte di fondi iniziali per 125.000 dollari, una rete di connessioni favorevoli agli interessi russi nel partito repubblicano sotto la direzione di Alexander Torshin, vicecapo della Banca centrale russa e collegato a doppio filo con i servizi di sicurezza moscoviti. «La campagna segreta dell'accusata includeva significativa pianificazione, coordinamento internazionale e preparativi», si legge nell'atto del tribunale che l’ha portata in carcere. Fino a puntare a stabilire diretti contatti con Trump e la sua organizzazione: il “fidanzato” statunitense della Butina, Paul Erickson, veterano funzionario repubblicano che non è chiaro se fosse stato ingannnato o si fosse lasciato trascinare nel suo complotto, aveva cercato di promuovere canali tra Trump e Putin sentendo collaboratori del futuro presidente.

La campagna di “persuasione” di Butina era l’altra faccia della medaglia dell’offensiva di Mosca per condizionare a suo vantaggio le elezioni americane del 2016, accanto allo hacking del partito democratico e alle manipolazioni sui social media per aiutare il successo di Trump.

Butina si è dimostrata la candidata ideale per questo progetto. È una Mata Hari piena d'iniziativa, che si è fatta da sola e con determinazione. Nata e cresciuta nella lontana provincia russa, nella cittadina siberiana di Barnabul, rivendica di aver sviluppato lì capacità di “sopravvivere” come necessità inevitabile. Secondo quando ha raccontato, studiò localmente scienze politiche alla Altai State University. Poi lanciò un proprio business di vendita di mobili - House & Home - aprendo sette negozi. Ma sognava di fare politica e a soli 22 anni vendette la società e si trasferì a Mosca, dove lanciò l'associazione “Right to bear arms”, Diritto alle armi, con il sostegno di Torshin, che ne scoprì il talento, divenne suo grande patrono e nel 2015 la fece anche sua assistente speciale alla Banca centrale.

L'associazione pro-armi fu un ponte ideale per stringere relazioni con gruppi politici cruciali negli Stati Uniti. Due tentativi di Butina di avere visti per gli Usa per partecipare alle conferenze nazionali della Nra fallirono, ma poi il colpo di genio: invitò nel 2013 i vertici delle lobby statunitensi sul diritto ad armarsi a una propria conferenza a Mosca, orchestrata perfettamente con alcune centinaia di partecipanti. Quello stesso anno Erickson si recò a Mosca per conto della Nra e incontrò lì Butina. L'anno successivo Butina ottenne miracolosamente il visto fino ad allora negato per recarsi alla grande riunione della Nra a Indianapolis, come una Vip. Nel 2016, ormai legata anche sentimentalmente a Erickson, fondò con lui una società nello stato di origine del repubblicano, il South Dakota, chiamata Bridges. Butina arrivò pochi mesi dopo con un visto da studente ufficialmente per frequentare la American University e la società avrebbe dovuto servire a sostenere i suoi studi. Ma il focus della sua azione era ben altro (Torshin le aveva detto chiaramente che la mandava negli Usa a lavorare, non per turismo): in piena campagna elettorale partecipò a influenti eventi conservatori e promosse cene e incontri a inviti per stimolare l'amicizia con Mosca.

Da studente alla School of International Service della American University, fece svolgere in realtà il lavoro accademico anzitutto a Erikson, che vanta una laurea a Yale anche se la sua successiva carriera è stata meno brillante e segnata da svariate accuse di truffe. «Sembra aver trattato la relazione come un aspetto necessario delle sue attivita», ha sentenziato la procura nella sua accusa. Butina era oltretutto solita denigrare con altri l’amante assai più anziano di lei.

Compagni di classe la ricordano soprattutto per le sue strenue difese di Putin - che aveva come sfondo sul computer e come effige sulla custodia dello smartphone - e per la compagnia degli strani personaggi ultrasessantenni di cui si circondava. La notte delle elezioni vinte da Trump, stando alle ricostruzioni, Butina scrisse a Torshin senza alcuna remora: «Vado a dormire, sono le 3 di notte. Sono pronta per ulteriori ordini». Le loro manovre sembrarono pagare sempre maggiori frutti: Butina e Torshin furono nel febbraio 207 ospiti della National Prayer Breakfast a Washington, un esclusivo evento religioso e conservatore. Ma i riflettori, di inquirenti e media, a questo punto cominciavano però a essere puntati sull'ascesa e il ruolo della novella Mata Hari e dei suoi mandanti. Tanto che Torshin scherzò: «Hai ormai superato in popolarità Anna Chapman», riferimento a un'altra spia russa catturata negli Stati Uniti un decennio prima. Tutto finì con raid dell'Fbi a casa di Butina e Erickson e con l'arresto. La reazione di Mosca non si è fatta attendere e nega tutto: il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha definito le accuse contro Butina «fabbricate» e ha chiesto il suo rilascio.

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