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Brics: summit all’ombra delle guerre commerciali

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Decimo vertice

Brics: summit all’ombra delle guerre commerciali

La pesante ombra delle guerre commerciali internazionali si proietta sul decimo vertice dei Paesi BricsS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che si svolge a Johannesburg fino al 27 luglio, con avvio in contemporanea con il delicato incontro a Washington tra Donald Trump e il presidente della Commissione Ue Juncker. Se formalmente il tema del summit riguarda “Brics in Africa”, è chiaro che l’agenda sarà capitanata dal deterioramento del contesto globale per i commerci, che spinge i membri verso una prospettiva di sempre minore dipendenza dai Paesi avanzati, a una intensificazione della cooperazione reciproca e a una più vasta attenzione verso aree in sviluppo come il continente africano.

Il decimo compleanno Brics sarà l’occasione per fare bilanci e delineare le priorità per il prossimo decennio. In ogni caso, appare probabile una forte critica per le politiche commerciali promosse dal presidente americano Donald Trump e una contestuale riaffermazione del supporto collettivo al multilateralismo contro ogni forma di protezionismo e unilateralismo. Al summit sono state invitate anche alcune Nazioni africane, più, in qualità di attuale presidente della Organization of Islamic Cooperation (Oic) , il leader turco Erdogan (che dovrebbe quindi incontrarsi con il presidente russo Vladimir Putin).

In prima fila nel rilanciare la prospettiva di una ulteriore intensificazione della cooperazione intraBrics è atteso il presidente cinese Xi Jinping, arrivato a Johannesbug dopo un tour in Medio Oriente e in due Paesi africani - Senegal e Ruanda - in cui ha firmato una serie di intese commerciali e sulle infrastrutture. Il Senegal è diventato il primo Paese che si affaccia sull’Atlantico a entrare nella maxiiniziativa infrastrutturale cinese Belt and Road (BRI), mentre in Ruanda Xi è arrivato in contemporanea con il premier indiano Narendra Modi, cosa che sembra segnalare una rivalità tra le due più popolose nazioni del mondo nel cercare influenza in terre africane. Xi (nella foto) ha incontrato oggi il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa.

La Cina mostra attivismo anche nel preparare la sua economia a resistere all’intensificarsi della guerra commerciale di Trump: ieri si è mossa la banca centrale con una massiccia iniezione di liquidità nel sistema, mentre il governo ha annunciato misure per stimolare la domanda, con riduzioni fiscali e nuove formule per facilitare le spese per infrastrutture. Le mosse verso un ammorbidimento della politica monetarie e fiscale hanno favorito oggi un calo dello yuan dello 0,5% ai minimi da un anno sul dollaro. Cosa che non piacerà a Trump, che nei giorni scorsi ha accusato Pechino (e la Ue) di manipolazioni valutarie finalizzate a far guadagnare competitività all’export.

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