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Il caso Benalla un macigno sull’«esperimento Macron»

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il body guard che ha picchiato manifestanti

Il caso Benalla un macigno sull’«esperimento Macron»

Sembrava un lento declino. La popolarità di Emmanuel Macron, in Francia, era in calo da diversi mesi. Lo scandalo sorto attorno ad Alexandre Benalla, “protetto” dal presidente e dal suo staff dopo le aggressioni ai manifestanti del Primo maggio, ha però inferto un colpo davvero duro. Anche perché colpisce Macron nel punto più debole della sua strategia politica.

Il calo di consensi
Finora, il presidente poteva dare un’interpretazione tutto sommato benevola al calo dei consensi. Le riforme, si dice, creano prima rumorosi scontenti e poi, se indovinate, silenziosi successi; e Macron di riforme ne ha fatte e annunciate tante. Il presidente non insisteva forse sul fatto che gli effetti dei suoi interventi si sarebbero visti nel lungo periodo? Forse anche dopo la fine del suo (primo, sperava) quinquennato?

Mozione di sfiducia a Philippe
La vicenda Benalla, delicata, ma anche gestita malissimo dall’Eliseo, ha cambiato tutto. Ha innanzitutto fornito argomenti preziosi alle opposizioni, finora in evidente crisi. Ieri i repubblicani hanno proposto una mozione di fiducia, simbolica ma meritata, contro il governo di Edouard Philippe: troppe le reticenze e le informazioni imprecise fornite al Parlamento su una vicenda davvero oscura. Benalla, che non è un poliziotto, si è affiancato alla Gendarmerie - non è chiaro a che titolo e con quali autorizzazioni - durante le manifestazioni del Primo maggio. In un video appare mentre trascina una donna e poi picchia un uomo, manifestanti da lui poi definiti «particolarmente virulenti».

Errori e contraddizioni
Solo con le audizioni parlamentari la polizia e il governo hanno preso le distanze dalle iniziative di Benalla, ma anche dall’Eliseo, che lo ha licenziato venerdì scorso. Il ministro degli Interni Collomb ha spiegato di aver mostrato il video alla presidenza il 2 maggio e di aver avuto rassicurazioni sulla sospensione di Benalla. Il responsabile della polizia di Parigi Alain Gibelin ha però riferito di aver incrociato Benalla, nel periodo della sua sospensione, diverse volte tra il 4 e il 19 maggio, in occasione di riunioni di sicurezza. Poi si è allineato alla versione della presidenza - Benalla era sospeso, punto - affermando di non aver capito la domanda (posta da Marine Le Pen). Il prefetto di Parigi Michel Delpuech, in ogni caso, ha denunciato «derive individuali inaccettabili, in un retroterra di favoritismi malsani»: pesa soprattutto la mancata denuncia a Benalla, che la legge impone in questi casi ma che nessuno - ministero, polizia, presidenza - ha presentato.

«L’unico responsabile sono io»
Non sorprende che la popolarità di Macron sia calata di quattro punti al 32%, il minimo registrato a settembre. Il presidente ha preferito così cancellare ieri la sua visita al Tour del France. Il primo ministro Philippe ha detto che Macron considera la crisi «politica, parlamentare e mediatica» e che «si esprimerà al momento opportuno». In serata, davanti ai parlamentari della maggioranza Macron si è poi assunto responsabilità piena: «Ciò che è accaduto il 1° maggio - ha detto - è grave, serio. È stata per me una delusione, un tradimento. Se cercano un responsabile l’unico sono io». Potrebbe non bastare, però.

Crisi di fiducia
È, questo, il momento più delicato della sua presidenza: Macron ha tentato di conquistare consenso facendo recuperare efficienza allo Stato; dimenticandosi però che la disaffezione dei francesi - come quella di altri popoli - verso la politica è espressione di una crisi di fiducia molto più radicale. La vicenda Benalla, con i suoi contorni oscuri, potrebbe allora rappresentare una rottura definitiva tra il Paese e l’”esperimento Macron”.

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