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Pakistan: crisi economica, corruzione, Kashmir: parte in salita…

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l’elezione di Imran Khan

Pakistan: crisi economica, corruzione, Kashmir: parte in salita il futuro premier

Imran Khan, la ex stella del cricket che per oltre due decenni ha tentato invano di tradurre in consenso politico i suoi straordinari successi sportivi, ha annunciato ieri in un messaggio televisivo di essere il vincitore delle elezioni di mercoledì in Pakistan.

Le parole di Khan («Dio mi ha dato la possibilità di andare al potere») sono state accolte con favore dagli investitori che hanno fatto chiudere in rialzo dell’1,81% il principale indice del Karachi Stock Exchange, ma con rabbia dei leader degli altri schieramenti che hanno denunciato brogli e irregolarità sia prima che durante il voto e nel corso delle insolitamente lente (dopo oltre 24 ore le sezioni scrutinate erano meno della metà) operazioni di spoglio.

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Alle 21 locali Pakistan Tehreek-e-Insaf (Pti), il movimento populista fondato nel 1996 da Khan, si era assicurato 98 del 272 seggi in palio contro i 49 del suo rivale più accreditato, la Pakistan Muslim League – Nawaz (Pml-N) di Shehbaz Sharif, fratello del tre volte premier attualmente in carcere Nawaz Sharif, e i 23 seggi del Pakistan Peoples Party (Ppp) di Bilawal Bhutto Zardari, figlio di Benazir Bhutto, la due volte premier, assassinata in un attentato nel 2007.

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Secondo le proiezioni, a spoglio concluso il Pti non avrà più di 120 seggi rispetto ai 137 necessari a formare un governo monocolore. Ma le proporzioni della vittoria dovrebbero metterlo in condizione di scegliere un junior partner tra i partiti minori anziché tra i suoi due rivali di maggior peso.

Nel corso del suo intervento televisivo, Khan ha detto che tutte le accuse di brogli saranno indagate, ma ha aggiunto di ritenere che quelle di mercoledì siano state le elezioni «più trasparenti e corrette della storia del Paese». I vertici dei due grandi partiti usciti sconfitti dal voto hanno denunciato l’allontanamento da parte delle forze di sicurezza dei loro osservatori elettorali durante lo scrutinio dei voti. Le Forze armate, considerate vicine a Khan, hanno schierato circa 371mila soldati ai seggi, il quintuplo delle forze impiegate nelle precedenti elezioni politiche.

Parlando da primo ministro in pectore, ieri Khan ha fatto un’apertura nei confronti del governo indiano dicendo: «Se voi farete un passo in avanti, noi ne faremo altri due. Il nostro problema principale è il Kashmir. Dobbiamo sederci a un tavolo e cercare di risolverlo».

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Le parole di Khan non hanno ricevuto alcuna risposta ufficiale da New Delhi, dove le iniziative politiche pakistane sulla regione himalayana sono viste con scetticismo per via del controllo esercitato dalle Forze armate di Islamabad sulla materia. È opinione diffusa che i generali pakistani abbiano tutto l’interesse a non risolvere la questione territoriale perché, tenendo aperto un fronte già teatro di tre guerre dal 1947 a oggi, possono continuare a giustificare l’assoluta centralità del ruolo che rivestono nella vita e nell’economia del Paese.

Se racimolare i numeri per governare si annuncia semplice per Khan, le sfide che lo attendono sul fronte economico sono decisamente più complesse. Da una parte il 65enne futuro primo ministro dovrà cercare di tenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale in materia di lotta alla corruzione incarnata dai clan politici degli Sharif e dei Bhutto e inclusività. Khan vuole creare un «Islamic welfare state» capace di creare 10 milioni di nuovi posti di lavoro e costruire 5 milioni di case per i poveri.

Dall’altra dovrà affrontare una serie di nodi macroeconomici, come il crollo a 9,1 miliardi di dollari delle riserve di valuta estera, che potrebbero rendere necessario il secondo intervento del Fondo monetario internazionale dal 2013. Oltre a ulteriori prestiti dalla Cina, dopo che nei primi 10 mesi dell’anno fiscale Pechino ha versato direttamente nelle casse di Islamabad 1,5 miliardi di dollari e indirettamente buona parte dei 2,9 miliardi racimolati da banche commerciali, in gran parte cinesi.

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