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confermata fine qe a dicembre e tassi invariati

Draghi: «È davvero troppo presto per cantare vittoria sull’inflazione»

«È davvero troppo presto per cantare vittoria». Mario Draghi non poteva essere più chiaro sulla valutazione della Banca centrale europea - che ha confermato la fine del Qe a dicembre e tassi invariati almeno fino all'estate 2019 - sulla recente accelerazione dei prezzi: spinti sostanzialmente dall’energia, sono cresciuti a giugno del 2% annuo, toccando l’obiettivo della politica monetaria. Il raggiungimento del target «deve essere sostenuto»,■ ha spiegato, sottolineando che una delle misure di inflazione core - quella che esclude energia, tutti gli alimentari, il tabacco e l’alcool - è ancora allo 0,9%, dall’1,1% di maggio, anche se dovrebbe migliorare.

Segnali di ripresa dei salari
Il rialzo dei prezzi energetici, quindi, segnala che Eurolandia soggetta più a una variazione dei prezzi relativi che a un vero aumento generalizzato dei prezzi. Qualcosa sta cambiando però nella catena di trasmissione che trasferisce gli impulsi dell’attività economica ai prezzi: l’aumento dei salari comincia a essere legato soprattutto a una rinegoziazione delle retribuzioni - come la Bce auspica - mentre finora era dovuto soprattutto al wage drift, e quindi a fattori come gli straordinari o i bonus.

Condizioni monetarie soddisfacenti
La Bce è apparsa anche soddisfatta dalle condizioni finanziarie che, ha detto Draghi, sono «stabili». La forward guidance modificata a giugno è «ampiamente riflessa nei prezzi e nei commenti di mercato», ha detto Draghi mentre i tassi espressi dai futures - che sembrano indicare un rialzo tra settembre e ottobre 2019 - sono in linea con il messaggio del consiglio direttivo, anche se subiscono le incertezze legate alle discussioni sul commercio internazionale. L’unico accenno all’euro, e all’apprezzamento del suo cambio effettivo dell’ultimo anno, è stato dato in risposta a una domanda sulle accuse avanzate dall’Amministrazione Trump su una presunta svalutazione operata dall’Europa. Ha quindi un valore limitato per valutare l’orientamento della Bce.

Un «falso» rallentamento
Draghi ha anche voluto ridimensionare ogni preoccupazione sulla crescita: al rallentamento del primo trimestre non sono infatti seguiti segnali di una ripresa e la Bce conferma questo andamento. Per la Bce si tratta però - ha spiegato Draghi - di un semplice e parziale “ritorno alla normalità” dopo i forti ritmi degli anni scorsi: «Tutti gli indicatori si sono stabilizzati - ha detto il presidente - e a livelli superiori alle medie storiche».

Un «buon segno» le aperture di Trump
Solo il nodo del protezionismo (e non la politica dei paesi europei, ha detto Draghi) crea allora qualche incertezza sulla crescita. I rischi restano ancora ampiamente bilanciati, ma la minaccia di protezionismo è ancora considerata una fonte di incertezze. L’esito dell’incontro tra Trump e Juncker è stato giudicato un «buon segno» perché rimette in moto un processo multilaterale di negoziazioni, anche se è «troppo presto - ha detto Draghi - per valutare il suo vero contenuto».

Mercati allineati
Il messaggio complessivo, come lo stesso Draghi ha sottolineato, resta dunque invariato e non c’è motivo, ha spiegato il presidente, di correggere il tiro. La Bce è sempre animata da «prudenza, pazienza e perseveranza», le sue indicazioni sui tempi e le modalità della fine del quantitative easing (a dicembre) e sul rialzo dei tassi (fermi almeno fino all’estate) sono soggette a un «alto livello di condizionalità e di flessibilità». I mercati sono allineati con queste indicazioni e quindi hanno correttamente valutato - incertezze geopolitiche a parte - le intenzioni e l’orientamento della politica monetaria.

Un errore di traduzione
Poco effetto ha quindi avuto - si può concludere dalle indicazioni di Draghi - l’errore di traduzione che la Bce ha compiuto nel rendere in francese il testo del comunicato di giugno. Nell’originale inglese - che è la versione “autentica”, ha spiegato il presidente - il rialzo dei tassi era escluso «at least through the summer of 2019», ossia - nella traduzione Bce in italiano - «almeno fino all’estate del 2019». La versione francese, almeno in un primo tempo, recitava «jusqu'à la fin de l'été 2019», «fino alla fine dell’estate 2019», che è un’indicazione più precisa, presto notata dai mercati. Con grande trasparenza, l’attuale comunicato francese riporta la vecchia traduzione “rigata” e la nuova, corretta.

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