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Il guanto di sfida sovranista all’Europa

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L'Analisi|PARLAMENTO UE

Il guanto di sfida sovranista all’Europa

Il 26 maggio dell’anno prossimo si terranno le elezioni per il Parlamento europeo. Si tratterà di elezioni che avranno una portata storica per l’Unione europea. Perché? Per la sfida sovranista che le caratterizzerà. Ha detto Steve Bannon, il manager politico che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca: «Il prossimo maggio… si terrà la prima battaglia continentale tra il populismo e il partito di Davos». Dove, per quest’ultimo, Bannon intende (pensate un po’) i partiti europeisti che hanno costruito sessanta anni di pace, democrazia e sviluppo nel nostro continente. Cominciamo dall’inizio.

I membri del Parlamento Ue vengono eletti direttamente dagli elettori dal giugno 1979 (prima venivano nominati dai rispettivi legislativi statali). L’elezione diretta fu anche il risultato dell’azione politica di uomini come Altiero Spinelli, un’azione finalizzata a dotare di maggiore legittimità democratica le scelte europee.

Tuttavia, per i successivi quaranta anni, quelle elezioni sono state di second’ordine, in quanto avevano per oggetto la politica nazionale piuttosto che quella europea. Nonostante i poteri regolativi del Parlamento europeo siano cresciuti sistematicamente negli anni successivi (al punto di acquisire, con il Trattato di Lisbona del 2009, un ruolo co-decisionale con il Consiglio dei ministri su quasi tutte le materie relative al funzionamento del mercato divenuto unico), la sua capacità istituzionale è stata contenuta dai vari Trattati che si sono susseguiti.

Tuttavia, pur con i suoi limiti istituzionali, il Parlamento Ue ha rappresentato la visione sovranazionale dell’Europa. Non sempre ha potuto spingere in avanti il processo di integrazione, nondimeno ha sempre impedito che potesse andare indietro.

Per la prima volta, dopo 40 anni, questo ruolo viene messo in discussione. E viene messo in discussione dalla crescita impetuosa di movimenti sovranisti in quasi tutti gli stati membri (tra cui l’Italia). La destra radicale europea è già mobilitata, grazie anche all’istituzione di una Fondazione a Bruxelles chiamata «Il Movimento», finanziata e diretta dallo stesso Bannon. Le posizioni sovraniste sono diventate influenti all’interno del maggiore partito europeo, il Partito popolare europeo. Le posizioni del partito ungherese Fidesz di Viktor Orban sono condivise dai cristiano sociali bavaresi di Horst Seehofer, dai popolari spagnoli del nuovo segretario Pablo Casado e dai popolari austriaci di Sebastian Kurz, ma anche da diversi popolari dell’Europa del nord. Sono in corso negoziazioni per fare entrare il partito polacco Legge e Giustizia di Jaroslaw Kaczyński. Dopo tutto, secondo le proiezioni dell’Istituto Cattaneo, il Partito popolare europeo (attualmente il più grande partito del Parlamento europeo) potrebbe perdere intorno al 7% dei voti (attestandosi intorno al 25% dei seggi parlamentari). Se si considera che il declino elettorale dei Socialisti e Democratici renderebbe difficile la riedizione di una grande coalizione per eleggere il presidente della Commissione, allora è plausibile ipotizzare una futura convergenza tra i popolari e la destra radicale. La logica dello spitzenkandidat potrebbe così condurre a un indebolimento della Ue, invece che al suo rafforzamento.

La posta in gioco delle prossime elezioni del Parlamento europeo è molto alta. I governi sovranisti sono già influenti all’interno degli organismi intergovernativi (il Consiglio europeo e il Consiglio dei ministri). Se riusciranno ad avere un ruolo rilevante anche nelle istituzioni sovranazionali (il Pe e la Commissione), allora potranno neutralizzare i condizionamenti sovranazionali sulle loro scelte interne. E contemporaneamente potranno delimitare la portata dei progetti più avanzati di integrazione, come l’Eurozona. Da tempo, infatti, i governi sovranisti esterni all’Eurozona contestano l’autonomia decisionale di quest’ultima, con la complicità dei governi euro-scettici dell’Eurozona (guidati dai Paesi Bassi). Discutere le questioni dell’Eurozona in formato allargato (a 27) significa imprigionare le pressioni verso un suo rafforzamento politico, contenendo la stessa leadership franco-tedesca.

Per questo motivo, le forze europeiste (che sono ancora maggioritarie nel Partito popolare europeo, oltre che nei Socialisti e Democratici e nell’Alleanza liberale) dovrebbero operare nella direzione esattamente opposta a quella dei sovranisti, facendo dell’Eurozona (come recita la dichiarazione franco-spagnola dell’altro ieri) «la pietra angolare di un progetto politico». Se i sovranisti hanno fatto dell’immigrazione il loro tema esclusivo, gli europeisti dovrebbero affrontare le insicurezze dei cittadini con un programma che vada alle radici multiple di quelle insicurezze. Occorre europeizzare il governo dei flussi migratori, ma occorre anche creare nuovi strumenti di solidarietà sociale e di promozione della crescita economica a livello europeo. Per fare ciò, l’Eurozona abbisogna di un suo bilancio, indipendente dai trasferimenti finanziari nazionali. I sovranisti alimentano l’idea di una società chiusa, connotata da politiche protezioniste e anti-competitive (nel mercato del lavoro come nei rapporti commerciali), il cui esito è la messa in discussione del mercato aperto e della democrazia liberale. Da ultimo si guardi la Polonia. Proprio venerdì scorso la Corte di giustizia europea, decidendo un caso relativo al mandato d’arresto europeo, ha sostenuto addirittura che il sistema giudiziario polacco è inaffidabile perché non rispetta i principi fondamentali dell’equo processo. Gli europeisti dovrebbero invece mostrare che la sicurezza degli europei si può garantire solamente combinando la crescita economica con la solidarietà sociale e la libertà politica.

In conclusione, le prossime elezioni del Parlamento europeo non saranno più di second’ordine. Il loro esito condizionerà la politica nazionale, e non viceversa. In nome della lotta al cosiddetto partito di Davos, le forze sovraniste stanno convergendo per dare una spallata agli equilibri sovranazionali. Tuttavia il loro successo non è scontato, se gli europeisti si alzeranno al livello della sfida, mettendo in campo proposte efficaci e leader autorevoli.

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