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Lo Zimbabwe allo stremo (e senza Mugabe) sceglie un nuovo presidente

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Lo Zimbabwe allo stremo (e senza Mugabe) sceglie un nuovo presidente

Lui non ci sarà. Robert Mugabe, per la prima volta dal 1980, non è in prima linea e lo Zimbabwe sceglierà un altro presidente. La sua lunga ombra è destinata ad affievolirsi e con i suoi 94 anni non potrà imporre logiche e politiche a un Paese che patisce una grave crisi economica da due decenni. Il volto di Mugabe non comparirà quindi sulla scheda elettorale.

La presidenza sarà contesa tra l'attuale presidente, Emmerson Mnangagwa, 75 anni, suo braccio destro da 30 anni ma ora avversario, e il quarantenne Nelson Chamisa, un pastore protestante esponente del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc). Saranno ammessi osservatori internazionali che da anni denunciano i soprusi del governo e il mancato rispetto dei diritti umani. Alto il rischio di brogli e cruciale il ruolo dei militari.

Joy Mabenge, Country Director ActionAid Zimbabwe, spiega che «lo spettro delle violenze politiche del 2008 nella corsa verso il ballottaggio delle elezioni presidenziali rimane alto, soprattutto nelle zone rurali. Se, come si immagina, non ci sarà un vincitore da questa tornata, il ballottaggio si terrà l'8 settembre 2018. Ciò significa che potremmo vivere nei prossimi giorni le tensioni più forti: storicamente infatti, tra il primo e il secondo turno elettorale, avvengono gli scontri più aspri tra le diverse fazioni».

La lunga stagione di Mugabe è stata caratterizzata da molti eventi tragici e quattro fasi politiche: la prima è quella della sua elezione, nel 1980, con l'avvio di una nuova stagione in cui, secondo vari organismi internazionali, è effettivamente migliorata la situazione economica delle classi più deboli. La seconda, iniziata nel 2000, è identificabile con la riforma agraria, molto attesa e studiata con attenzione da altri Paesi africani. Queste riforme non hanno tuttavia prodotto gli effetti auspicati e la espropriazione di terre a 4mila agricoltori bianchi è coincisa con un crollo della produzione agricola.
L'economia è poi scivolata in una crisi drammatica e tra il 2008 e il 2009 l’iperinflazione ha stravolto le relazioni sociali e inasprito la convivenza tra le diverse etnie del Paese. Quello che è stato a lungo considerato il granaio dell'Africa è riuscito a dissipare grandi ricchezze naturali: grano e tabacco.

Infine, nel novembre 2017, Mugabe è stato arrestato e costretto a cedere il potere a Mnangagwa, il suo braccio destro ora avversario.
Un Paese di 16milioni di abitanti con un'età media di poco superiore ai vent'anni, si appresta quindi a voltare pagina. O almeno a cambiare presidente, pur senza capire quale direzione potrà prendere un Paese la cui economia è disastrata. I candidati alla presidenza sono molti, 23 (19 uomini e 4 donne) : è stato sufficiente raccogliere mille dollari previsti per legge per accedere alle elezioni. Il favorito è il “coccodrillo”, così viene chiamato Mnangagwa.

Trentanove anni fa, nell'ottobre del 1979, Bob Marley, scrisse un brano dedicato alla battaglia del popolo dello Zimbabwe per la libertà, contro l’apartheid. In quegli anni il Paese si chiamava ancora Rhodesia ed era guidato da un governo razzista. La guerra civile è stata durissima, il razzismo stemperato, ma la strada della pacificazione è ancora lunga.

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