Mondo

L’inflazione al 2,1% non basta alla Bce per cambiare politica

  • Abbonati
  • Accedi
AREA EURO

L’inflazione al 2,1% non basta alla Bce per cambiare politica

L’inflazione nell’area dell’euro varca la soglia psicologica del 2%, con la stima di Eurostat al 2,1% in luglio, ma questo non basterà a schiodare la Bce dalla sua politica monetaria che resterà accomodante con tassi invariati «almeno nell’orizzonte dell’estate 2019». Quel 2,1% è un dato puntuale, mentre la Banca centrale guarda a proiezioni e prospettive dell’inflazione nel medio periodo, su un arco temporale di 2-3 anni. E non è su quell’inflazione complessiva che la Bce basa previsioni e analisi ma alla “core” che viaggia all’1% ed è depurata proprio da quei prezzi (energetici e alimentari) che più hanno pompato quel 2,1%. E l’inflazione deve dimostrare di saper “perdurare” senza stimoli di politica monetaria.

La Bce resterà quindi paziente, persistente e prudente. In risposta alla domanda sull’inflazione, nell’ultima conferenza stampa il 26 luglio dopo il Consiglio direttivo, il presidente Mario Draghi ha riconosciuto che l’inflazione “headline” era salita al 2% a giugno (oggi al 2,1% per luglio ) ma ha poi subito citato lo 0,9% della core - cioè esclusa energia e alimentari - scesa dall’1,1 per cento. L’inflazione “sottostante” è ancora debole. Ed è dunque «presto per cantare vittoria», dove il compito principale della Bce è mantenere la stabilità dei prezzi, che secondo la sua definizione corrisponde a un tasso di inflazione sui 12 mesi misurato sullo Iapc (indice armonizzato dei prezzi al consumo) «inferiore ma prossimo al 2 per cento in un orizzonte di medio termine». L’orizzonte guarda oltre il dato puntuale, guarda alla tendenza, alla proiezione in un contesto dove si addensa anche qualche nuvola, come il protezionismo e il rischio ancora aperto di una spirale di dazi all’insù. E non solo.

Quel che conforta la Banca centrale è la crescita, che resta solida con una moderazione confermata anche nei dati ieri che non deve preoccupare perchè va vista come un riequilibrio rispetto agli ultimi trimestri del 2017 che sono stati particolarmente vigorosi.

Per quanto armonizzata, l’Eurozona resta a sua volta un collage di 19 Paesi con economie strutturalmente diverse, mercati del lavoro più o meno rigidi, e crescite disomogenee, e dove la stabilità dei prezzi deve invece ritrovarsi in un’unica politica monetaria. E per questo la Bce, non smette di ripeterlo, solo con pazienza, prudenza e persistenza potrà centrare il suo target.

© Riproduzione riservata