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Fed: economia Usa forte. In arrivo altri due rialzi dei tassi

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Fed: economia Usa forte. In arrivo altri due rialzi dei tassi

La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi d'interesse in una fascia tra l'1,75% e il 2% al termine di due giorni di vertice, ma ha giudicato l'economia americana in buona salute lasciando aperta la strada verso altre due strette del costo del denaro entro fine anno e verso una continua, graduale normalizzazione della politica monetaria. Il chairman Jerome Powell e i suoi colleghi hanno spiegato la decisione unanime affermando che «l'attività economica sta crescendo a ritmo robusto» e che la disoccupazione «è rimasta bassa».

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Tra i motori della marcia dell'espansione americana, la seconda per longevità nella storia, hanno citato «la spesa delle famiglie e gli investimenti fissi delle aziende», entrambi in forte crescita. Abbastanza per prevedere «ulteriori, graduali aumenti dei tassi coerenti con una sostenuta espansione, un solido mercato del lavoro e un'inflazione vicina all'obiettivo del 2%».

L'ottimismo della Fed sembra preludere a rialzi del costo del denaro sia a settembre che a dicembre. Un cammino dal quale la Casa Bianca ha in realta' cercato di dissuadere la Banca centrale, con il Presidente Donald Trump che ha apertamente espresso disappunto per simili scelte sostenendo che mettono a rischio i miglioramenti dell'economia. Scelte che al momento appaiono invece iscritte sia nei dati che negli appuntamenti di politica monetaria.

La Fed tradizionalmente, in assenza di emergenze, muove quando necessario il costo del denaro in occasione di vertici dove ha previsto una conferenza stampa del chairman. Il prossimo di questi vertici sarà, appunto, il 25 e 26 settembre. Anche se dal 2019 Powell ha poi preannunciato una svolta nella comunicazione, con conferenze stampa ad ogni riunione del Fomc, il comitato di politica monetaria. Le piu' recenti statistiche economiche, nel frattempo, non danno ragione a stop nelle strette. Mostrano un'economia non solo solida ma con un ritorno di pressioni inflazionistiche, in passato considerate troppo deboli. Il Pil è cresciuto del 4,1% annualizzato nel secondo trimestre, il tasso più veloce dal 2014, e la disoccupazione è al 4%, livelli minimi che attirano sul mercato del lavoro americani finora scoraggiati. Solo negli ultimi giorni l'indice del costo del lavoro ha mostrato un rialzi trimestrali dello 0,6% e annuali del 2,8% su base annuale, il maggior incremento in quasi dieci anni.

L'inflazione nell'insieme appare agli analisti avviata a superare il target del 2% desiderato dalla Banca centrale. Investimenti aziendali e consumi, dopo aver sostenuto la crescita nei mesi scorsi, dovrebbero fare altrettanto nella seconda meta del 2018. E potrebbero spingere la crescita al livello annuale del 3%, contro la media di poco oltre il 2% registrata ad oggi durante la ripresa dalla crisi del 2008.

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