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Così la Germania di Angela Merkel è diventata il «punchball» preferito di Donald Trump

BERLINO- Un’idea finora inimmaginabile sta iniziando a prendere la forma di un'opzione politica razionale, nell’era di Trump. La Germania farebbe bene a dotarsi di armi nucleari? La risposta è affermativa, secondo Christian Hacke, uno dei più illustri politologi tedeschi. In un articolo pubblicato a luglio da «Die Welt am Sonntag» ha spiegato che «per la prima volta dal 1949, la Germania è rimasta priva dell'ombrello nucleare statunitense». Più avanti ha aggiunto: «In caso di massima allerta, saremmo indifesi! Nello scenario peggiore, la Germania potrebbe dover fare affidamento soltanto su se stessa».

A Berlino, in molti hanno liquidato il suo intervento come il classico articolo estivo privo di fondamento. L'ansia riflessa, tuttavia, è tangibile e alquanto reale. Gli attacchi furibondi alla Germania del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno seminato il panico a Berlino, hanno rimesso in discussione alleanze e fedeltà che un tempo parevano intoccabili, e hanno costretto a un ripensamento delle disposizioni relative alla sicurezza sulle quali la Germania ha formato la sua visione del mondo per oltre 60 anni.

GUARDA IL VIDEO / Scontro Merkel-Trump: «La Germania è indipendente»

«È estremamente insolito per la Germania essere attaccata da critiche sbraitate con tale clamore da un presidente americano» ha detto Nils Schmid, portavoce per gli Affari esteri dei Socialdemocratici. «Il rapporto di fiducia è stato compromesso in modo serio».

Trump è arrivato al summit della Nato a luglio palesando apertamente la sua volontà di prendere di mira la Germania. Ha detto che Berlino importa così tanto gas da Gazprom da essere diventata «prigioniera della Russia». Poi, quando ha criticato aspramente il disavanzo commerciale da 151 miliardi di dollari che l'Europa ha verso gli Stati Uniti, e il mancato rispetto da parte di alcuni paesi degli obiettivi di spesa della Nato, tutti i presenti hanno capito che si stava riferendo ancora una volta a Berlino.

La Germania è diventata il capro espiatorio preferito di Trump, l'incarnazione di tutto ciò che egli disprezza a proposito di Nato, commerci globalizzati e immigrazione. E il sacco da pugilato contro il quale preferisce sferrare tutti i suoi pugni è Angela Merkel, la cancelliera tedesca da tempo alle redini della Germania.

Le ragioni di Trump...
L'aspetto più imbarazzante della campagna di Trump, tuttavia, è che molte delle cose che egli dice a proposito della Germania contengono un briciolo di verità. Trump non è l'unico a criticarne duramente le spese relativamente basse per la difesa, l'enorme avanzo della bilancia dei pagamenti e il ruolo di leader nel Nord Stream 2, un nuovo e controverso gasdotto tra Russia ed Europa: di tutte queste cose si lamentano da anni anche tutti gli alleati di Berlino. «Se si parla di spese militari, Trump ha ragione» ammette un alto funzionario tedesco.

Anche se le stoccate inferte da Trump hanno procurato dolore, la Germania sembra aver scansato l'affondo più pericoloso. L'accordo della settimana scorsa tra il presidente americano Donald Trump e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker – finalizzato a proporre una tregua nell'incombente guerra commerciale transatlantica – ha scongiurato il rischio di onerose tariffe doganali imposte dagli Usa sulle importazioni di automobili, decisione che avrebbe potuto implicare il disastro per il settore automobilistico tedesco.

... e gli attacchi infondati alla Germania
Ma ciò non è sufficiente per distogliere l'attenzione dai danni arrecati ad altri settori. I tedeschi erano furibondi quando Trump ha rinnegato l'accordo di Parigi sul clima e il patto con l'Iran sul nucleare, e quando ha imposto tariffe doganali vessatorie sulle importazioni Ue di acciaio e di alluminio.
I tedeschi hanno poi seguito sgomenti e sbigottiti l'intervento di Trump nel loro dibattito interno sulla politica per i rifugiati, allorché ha raffigurato la Germania come una specie di distopia post-migratoria che incarna tutti i pericoli delle frontiere aperte. La decisione di Angela Merkel di consentire l'ingresso nel paese a un milione di rifugiati è stata «demenziale», e in Germania – ha poi aggiunto a torto – la criminalità adesso è «in netto aumento».

A giugno Trump ha scritto su Twitter: «In Germania la gente si ribella contro le autorità, mentre il fenomeno migratorio fa barcollare la già debole coalizione di Berlino». Leggendo simili parole e commenti, molti tedeschi scuotono la testa increduli. Ma, a Berlino, le autorità sono preoccupate sul serio per il danno che Trump sta infliggendo alle istituzioni occidentali.

“Non possiamo più fare affidamento sugli Stati Uniti affinché mantengano l'ordine globale”

Angela Merkel 

«Sta attaccando un ordine mondiale dal quale la Germania trae beneficio più di altri» dice uno. «La nostra economia è fortemente globalizzata, la nostra politica è strettamente in sintonia con quella della Nato e la nostra sicurezza è collegata agli Stati Uniti. Adesso, tutti questi pilastri stanno per essere sgretolati».
Questa nuova realtà è assai desolante per Angela Merkel, devota atlantista che ha sempre avuto grandi affinità con l'America. A luglio ha detto: «Quello che abbiamo dato per scontato per decenni – l'idea che gli Stati Uniti siano la superpotenza globale, nella buona come nella cattiva sorte – non è più così sicuro per il futuro. Non possiamo semplicemente fare affidamento sugli Stati Uniti affinché mantengano l'ordine globale».

L’ossessione di Trump contro l’auto tedesca
Trump non è mai stato particolarmente bendisposto nei confronti della Germania. In un'intervista concessa a “Playboy” nel 1990 – diventata una lettura obbligata per i funzionari tedeschi – diceva che se fosse stato lui il presidente avrebbe «imposto una tassa su ogni automobile Mercedes-Benz che circola in questo paese».

Ma è stato durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2016 che il suo astio nei confronti della Germania in generale, e di Angela Merkel in particolare, si è palesato in modo evidente. Dopo che la cancelliera tedesca è stata nominata personaggio dell'anno per il 2015 dalla rivista “Time”, Trump ha detto che era stata scelta una persona «che sta conducendo la Germania alla rovina». Il primo incontro ufficiale tra i due è stato dominato dalla questione della ripartizione degli oneri della Nato. «Lui le ha detto: ‘Sei fantastica, ma sei in debito con me di mille miliardi di dollari'» ricorda una fonte tedesca.

Scontro Merkel-Trump: «La Germania è indipendente»

Trump-Merkel, non c’è feeling
Fin dall'inizio, i diplomatici hanno avanzato varie ipotesi sui possibili motivi di questa scadente chimica che si è venuta a creare tra i due leader. Alcuni hanno puntato il dito contro lo stretto rapporto di Angela Merkel con Barack Obama, il predecessore di Trump. Altri affermano che quest'ultimo sia risentito nei confronti della cancelliera per come i media statunitensi l'hanno esaltata come la leader indiscussa del mondo libero.

Altri ancora, infine, imputano la situazione allo stile asciutto e compassato di Merkel. “Alcuni leader hanno cercato di conquistare Trump, di ingraziarselo” ha detto un funzionario, mentre Angela Merkel, ex fisico e figlia di un pastore protestante, “non ha fatto niente del genere”.

Le relazioni tra i due non erano partite con il piede sbagliato. Durante il loro incontro a Washington di aprile, Trump ha accompagnato Merkel a visitare i suoi alloggi privati alla Casa Bianca, onore che non viene concesso a ogni dignitario in visita. La cancelliera ha ricambiato regalando a Trump una carta geografica risalente al 1705 che raffigura il Palatinato, la regione tedesca con la città di Kallstadt da dove il presidente è originario.
In ogni caso, il motivo principale del contendere si profila minaccioso: Trump critica la Germania perché questa si approfitta delle salvaguardie per la sicurezza garantite dagli Stati Uniti.

“I vari governi Merkel hanno sistematicamente finanziato la difesa in maniera non adeguata”

Stephen Szabo, ex fellow dell'American Institute for Contemporary German Studies 

«La Germania e la sua leadership sono tutt'altro che irreprensibili per questo state di cose» ha scritto di recente Stephen Szabo, ex fellow dell'American Institute for Contemporary German Studies. «I vari governi Merkel hanno sistematicamente finanziato la difesa in maniera non adeguata».
Quando la Germania si è riunificata, nel 1990, la Germania occidentale spendeva per la difesa circa il due per cento del suo prodotto interno lordo e il Bundeswehr, con oltre 400mila soldati, aveva il contingente militare europeo più grande della Nato. Oggi, il budget arriva a stento all'1,2 per cento del Pil – ben al di sotto della soglia del 2 per cento che nel 2014 la Germania si era impegnata a raggiungere.

Nel frattempo, il Bundeswehr è caduto in condizioni deplorevoli, con gravi carenze a livello di equipaggiamento. Un rapporto parlamentare redatto a febbraio ha riscontrato che nessuno dei sei sottomarini tedeschi era pronto per un eventuale combattimento, e che per più giorni nemmeno un aereo A400M da trasporto tattico e militare era disponibile per il decollo.
“Se a tutto ciò si sommano il conto delle partite correnti in impennata e il surplus commerciale e di budget, Trump ha dei punti a suo favore, gli stessi che anche Obama aveva fatto notare e di cui i tedeschi dovrebbero occuparsi urgentemente” dice Szabo.
Nel frattempo, Trump ha dimostrato poca simpatia per il principale dilemma per la sicurezza dei preoccupati policymaker di Berlino: la nausea di fondo dell'elettorato tedesco alla prospettiva di proiettare di sé l'idea di una potenza militare.

«Trump dovrebbe capire che per decenni, risalendo indietro nel tempo fino alla cosiddetta ‘fase di rieducazione' del dopoguerra, gli Usa e gli altri alleati hanno sempre fatto tutto ciò che era loro possibile per garantire che la Germania fosse un paese pacifista» dice Roderich Kiesewetter, un parlamentare dello stesso partito di Angela Merkel, l'Unione cristiano-democratica. «L'origine della nostra grande riluttanza a fare ricorso alla forza militare è tutta lì». Angela Merkel ha fatto notare a Trump che la Germania sta spendendo molto più che in passato. Anche se nel 2024 il budget militare equivarrà soltanto all'1,5 per cento del Pil, sarà pur sempre superiore a quello del 2014 nella misura dell'80 per cento. La cancelliera ha anche sostenuto più volte l'esigenza di un budget più alto per la difesa.
“Il vero problema, però, è che gli interventi di Trump rendono assai più complicato convincere la popolazione che dovremmo spendere di più” ha detto una fonte. “Di sicuro, non sono di aiuto”.
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Il nodo del surplus tedesco
La Germania ha cercato di respingere anche un'altra delle ossessioni di Trump: quella dell'enorme surplus commerciale dell'Europa nei confronti degli Stati Uniti, dove la Germania farebbe la parte del leone. Le fonti a Berlino dicono che, se si aggiungessero i servizi, il surplus diventerebbe un deficit. In ogni caso, aggiungono, la Germania non può essere accusata di realizzare prodotti, quali le automobili di lusso, che tutto il mondo desidera comprare.
A ogni modo, Trump ha ancora un altro punto a suo favore quando afferma che l'attuale surplus delle partite correnti tedesche è elevato. L'anno scorso era fermo all'8 per cento del Pil, ben al di sopra del livello del 6 per cento fortemente raccomandato dalla Commissione Europea. In verità, l'anno scorso Bruxelles ha detto che il surplus «non è salutare» per la Germania e che «crea una significativa distorsione economica e politica per l'intera zona euro».
Il ministro delle finanze tedesco di recente ha accusato gli Stati Uniti per questo fenomeno: le riforme fiscali degli ultimi tempi hanno aumentato la domanda americana di prodotti tedeschi, ha detto. In una dichiarazione ha anche specificato che “non c'è stata nessuna politica tedesca che di per sé abbia determinato questo surplus”.
Oltre a ciò, Berlino dice di aver provato a occuparsi della faccenda aumentando in maniera significativa gli investimenti pubblici, e questo ha voluto dire aumentare la domanda interna. Le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, però, dimostrano che da adesso al 2023 il surplus dovrebbe calare soltanto di tre quarti di un punto percentuale.
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Trump non è l'unico alleato a richiamare la Germania. A maggio in un discorso pronunciato ad Aachen, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che Berlino dovrebbe desistere dalla «fissazione costante del surplus di budget e commerciale: i tedeschi migliorano sempre a spese degli altri».

Il gasdotto che non piace a Trump
E poi c'è il Nord Stream 2. Durante il summit della Nato a Bruxelles, Trump ha chiesto perché la Germania pagasse così tanto per procurarsi gas da un paese dal quale si suppone che l'alleanza occidentale debba proteggersi. La cancelliera Merkel ha cercato di rispondere ad alcune delle preoccupazioni esternate dagli Stati Uniti, come il timore che il Nord Stream 2 consenta alla Russia di aggirare l'Ucraina, ma non è riuscita a mettere a tacere del tutto le critiche.
Un recente rapporto pubblicato dalla Federal Academy for Security Policy, che fa parte del ministero della difesa tedesca, ha criticato in maniera catastrofica il gasdotto. “Aumentando la dipendenza dal gas russo di importazione, invece di ridurla” il Nord Stream 2 “è in rotta di collisione con la politica dell'Ue per la diversificazione delle forniture di gas” ha scritto Frank Umbach, esperto di questioni energetiche al King's College di Londra.
Oltre a ciò, autorizzando la Russia ad aggirare l'Ucraina e bypassare altri paesi di transito come la Polonia, Mosca priverebbe quei paesi delle pregiate tariffe sul transito di gas, mentre la Germania diventerebbe lo snodo di scambio per il gas russo di tutta l'Europa centrale. E questo, aggiunge, violerebbe il principio di solidarietà previsto dal trattato europeo di Lisbona.
La Germania ha cercato di turarsi le orecchie davanti alle continue frecciate di Trump, e di concentrarsi sulle relazioni tra i due paesi in generale. «La cosa più importante è non cedere alle provocazioni» dice Schmid. «Noi sappiamo che la nostra amicizia con l'America è molto di più della nostra relazione con un presidente…Trump non è l'America».
Eppure, tenuto conto che le sue critiche nei confronti della Germania sono condivise sempre più a Washington – e anche da altri alleati – c'è chi pensa che questa possa essere soltanto una pia illusione.

Traduzione di Anna Bissanti
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