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Le sanzioni di Trump trascinano a fondo la lira turca e il rublo

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Le sanzioni di Trump trascinano a fondo la lira turca e il rublo

Lira e rublo. Valuta turca e moneta russa. Accomunate da tensioni che scuotono le divise di paesi emergenti, segno di un’espansione globale che si scopre più fragile e disomogenea. Ma oggi soprattutto unite da un altro destino: essere bersaglio di sanzioni dall’amministrazione americana di Donald Trump. Sanzioni diverse e per diverse ragioni - la Turchia ha imprigionato un religioso statunitense; la Russia avvelenato una sua ex spia in Gran Bretagna. Che però hanno effetti sui mercati altrettanto drammatici: per Ankara fanno precipitare una crisi già nelle carte, radicata in squilibri economici e politici interni sotto Recep Tayyip Erdogan. Per Mosca ne minacciano una nuova, foriera di più dure “strette” a venire nonostante la reticenza della Casa Bianca a criticare direttamente Vladimir Putin e lo sfoggio di amichevoli summit bilaterali.

La lira turca è precipitata a nuovi minimi storici, bruciando fino al 4% a quota 5,48 contro il dollaro e portando la caduta da gennaio oltre il 30 per cento. Elemento scatenante: un incontro senza esito tra funzionari del Dipartimento di Stato americano e emissari di Ankara - anche se i colloqui proseguono. Le recenti sanzioni decise contro due alti esponenti del governo di Erdogan, insomma, restano in vigore, assieme allo spettro di ulteriori misure punitive in seguito alla continua prigionia del 50enne predicatore evangelico Andrew Brunson, arrestato nel 2016 per sedizione e spionaggio durante le grandi purghe decise dal regime all’indomani d’un fallito colpo di stato. Sulle relazioni della Turchia con Washington pesano anche le sanzioni Usa contro l’Iran, dal quale dipende per il fabbisogno energetico (metà dell forniture di petrolio e il 17% di gas naturale).

La spirale di crisi ha spinto Ankara a correre ai ripari. Ha preannunciato per venerdì un “nuovo modello economico” presentato dal Ministro delle Finanze - il genero di Erdogan, Berat Albayrak, finora simbolo di nepotismo e malvisto degli investitori. Ankara soffre di surriscaldamento dell’economia e di dipendenza da finanziamenti a breve e investimenti dall’estero: crolli di valuta e credibilità possono generare fughe di capitali indispensabili. Il governo intende adesso delineare obiettivi di «rapida» riduzione dell’inflazione dall’attuale 16% a tassi inferiori al 10% e di deficit delle partite correnti in calo dal 5,6% del Pil a meno del 4 per cento. Ancora: il passivo di bilancio quest’anno dovrebbe restare sotto il 2% e la crescita frenare al 3%-4% dal previsto 5,5 per cento. Le autorità hanno inoltre affermato che banche a imprese del Paese possono sopportare l’attuale volatilità, escludendo rischi lagati a cambi e liquidità. Obiettivi e assicurazioni non hanno tuttavia calmato i mercati, tanto più perché non sono parsi chiari gli strumenti per raggiungerli ed è intatta la sfiducia su deriva autoritaria e gestione economica di Erdogan.

Mosca ha a sua volta visto il rublo - e la Borsa, caduta fin del 9% - sotto assedio per nuove sanzioni americane a sorpresa davanti alla conclusione del Dipartimento di Stato che la Russia è responsabile nell’attacco a marzo in Gran Bretagna con una sostanza chimica ai danni dell’ex agente segreto russo Sergei Skripal e sua figlia. La valuta è scivolata anche di oltre il 5% tra mercoledì e giovedì, toccando i minimi da novembre 2016 a 66,7 sul dollaro. Le sanzioni dal 22 agosto metteranno al bando l’export alla Russia di tecnologie delicate e di sicurezza nazionale ma, per una legge del 1991 contro armi chimiche e biologiche, possono dar adito a giri di vite più drastici, con misure finanziarie contro prestiti e debito sovrano e interruzione di collegamenti aerei e rapporti diplomatici.

Il Congresso sta inoltre considerando una legislazione bipartisan (Defending American Security from Kremlin Aggression Act) per punire la Russia delle interferenze nelle elezioni statunitensi. Il rublo - già scosso in aprile da sanzioni contro aziende, oligarchi e funzionari governativi in risposta ad “attività maligne” - da gennaio è in calo di quasi il 15 per cento. Mosca ha denunciato le nuove sanzioni, senza però decidere escalation a base di rappresaglie.

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