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Autovelox, vigili e Cassazione per le multe comunali

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Autovelox, vigili e Cassazione per le multe comunali

  • –di Laura Cavestri

Autovelox da segnalare almeno a 400 metri. Parola dei giudici di Cassazione (sentenza 11131/2009, si veda «Il Sole 24 Ore di ieri). Ma prima ancora ci sono stati il telelaser (graziato dalla Cassazione dopo un lungo braccio di ferro con i giudici di pace), i controlli estesi a tutto il territorio comunale, il perimetro incerto dei poteri attribuibili agli ausiliari della sosta e alle procedure di notifica delle contravvenzioni. Sino all'ultima polemica sul T-red – con oltre 100 indagati tra amministratori pubblici e comandanti di vigili in 24 province (oltre allo stesso inventore dell'apparecchiatura) – perché il sistema di "semaforo intelligente" installato era stato inizialmente ritenuto difforme da quello omologato dal ministero dei Trasporti. Adusbef e Federconsumatori, ieri, hanno affermato che, con la sentenza 11131 sull'autovelox, saranno annullabili sino al 50% delle multe e dei punti persi. Spera di essere tra questi anche il giovane che ha fatto ricorso al giudice di pace perchè "beccato" da tre autovelox – collocati a distanza ravvicinata – in 12 minuti, perdendo 30 punti di patente e collezionando 980 euro di multa.
In ogni caso, resta un percorso impervio quello dei Comuni alle prese con il codice della strada e con le numerose sentenze della Cassazione.
Ad esempio, nel 2005 – dopo una serie di contenziosi e dopo che nel 2003 era stato realizzato il telelaser con macchina fotografica – la Cassazione (con sentenza 943/2005) ha stabilito che «ai fini dell'applicazione di sanzioni amministrative per eccesso di velocità deve ritenersi legittima la misurazione effettuata mediante apparecchio telelaser omologato, secondo il disposto dell'articolo 142 comma 6 del codice della strada», anche in assenza di dispositivi che forniscano una documentazione fotografica dell'infrazione. Insomma, se il telelaser è omologato, la misurazione è legittima, anche senza foto.
Che poi i Comuni siano autorizzati a elevare multe su tutto mil proprio territorio, e quindi anxche sulle strade e superstrade extraurbane che "ospitano" lo ha stabilito la I sezione civile della Suprema Corte con sentenza 3019/2002, sconfessando il pretore di Lecce. Il potere di accertamento dei vigili non è quindi limitato al centro abitato, come appariva già piuttosto chiaramente leggendo l'articolo 12 del Codice della strada. Negli anni, poi, i Comuni hanno visto ridefinire il perimetro di movimento degli ausiliari del traffico. L'ultima (5621/2009) – di pochi giorni fa (si veda Il Sole 24 Ore dell'11 marzo) – stabilisce che possono effettuare contravvenzioni solo entro le aree di sosta a strisce blu e non su tutta la strada in cui tali strisce sono presenti. Tanto che anche la competenza loro attribuita di poter attivare la rimozione di veicoli è limitata ai casi in cui intralcino i parcheggi a pagamento. Una sentenza che sembra confermare la precedente (551/2009 della II sezione civile) che vieta, sempre agli ausiliari, di poter staccare multe a moto e motorini in sosta sui marciapiedi.
Se poi i Comuni adottano le strisce blu "a tappeto" – senza proporzionalità con i posti gratuiti – anche in quartieri non dichiarati di rilevanza urbanistica, possono vedersi annullare le multe fatte per «difetto delle delibere adottate» come è riuscito a un avvocato sardo con sentenza 116/2007 della Cassazione civile. Contravvenzioni entrate nel mirino dei Supremi giudici quando notificate da una società privata per conto dell'Ente locale che cerca di "alleggerirsi" di questa incombenza. Come ha sancito la sentenza 20440/2006, le multe sono nulle se i verbali di contestazione sono notificati da società private qualificate come «messi».

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