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Trabant, l'auto simbolo della Germania dell'Est

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Trabant, l'auto simbolo della Germania dell'Est

Era il 9 novembre del 1989, quando crollò il Muro di Berlino. Un evento che rese possibile non solo la riunificazione della Germania, ma anche la fine della contrapposizione dei blocchi. Con la caduta del Muro di Berlino, infatti, finì di fatto la Guerra fredda. Oggi Berlino coi suoi 3,5 milioni di abitanti, è una città completamente rinnovata, ma che non dimentica il suo passato. Tra i simboli della DDR, la Germania comunista di allora, ma anche della riunificazione è Trabant o, come affettuosamente viene chiamata dai tedeschi, Trabi, tanto da rappresentare oggi un auto di culto. Grazie anche alle famose prime immagini della caduta del muro di Berlino, in cui si vedevano colonne di Trabant in movimento verso Berlino ovest. Ma la storia della Trabant ha inizio negli anni '50.

Dopo la separazione della Germania in due Stati distinti, la Germania Federale e la DDR, molte fabbriche tedesche erano rimaste nella zona orientale e, dunque, sotto il controllo dei sovietici. E' il caso della Horch, casa di auto di lusso, nel cui stabilimento di Zwickau a partire dal 1949 venne dato il via alla produzione dei modelli IFA “F8” ed IFA “F9”, rispettivamente a due e tre cilindri e con motore due tempi raffreddati ad acqua. Ma è nel 1955 che nella fabbrica di Zwickau venne prodotta la vettura diventata l'antesignana di tutte le Trabant: la AWZ “P-70”. La meccanica era basata su un motore bicilindrico a due tempi di 690 cc da 22 CV per 90 kmh abbinato ad un cambio a tre marce non sincronizzate. La “P-70” presentava già una delle caratteristiche di tutte le Trabant e cioè la carrozzeria realizzata in fibra di vetro “Duroplast”. I vantaggi di questa soluzione erano l'assenza totale di corrosione, ma anche la facilità di modellazione e di produzione, nonchè il risparmio di peso in parte limitato dal telaio a longheroni. Gli svantaggi, però, erano una minore resistenza agli urti, oltre ad essere sensibile agli sbalzi di temperatura, tanto che col passare degli anni, si formavano crepe in corrispondenza dei punti dove lo stress meccanico era maggiore come le cerniere delle porte. Inoltre il Duroplast, nonostante fosse di fatto una sorta di plastica non poteva essere riciclato, tanto che ancora oggi, lo “smaltimento” delle Trabant rappresenta un problema. Nel 1957, debutta la “P 50” e con essa il marchio Trabant prende il posto della sigla AWZ. Sul cofano appare il marchio di tutte le Trabant, una “S” all'interno di un cerchio: significa “Sachsenring”, il nome ufficiale della fabbrica, situata nella regione della Saxe. Trabant, invece, è una parola che in tedesco si traduce con “satellite”.

Ma la consacrazione della Trabant si ha con la “P 601” che manteneva l'impostazione di base della AWZ “P 50”, quindi motore bicilindrico a due tempi di 500 cc, per 18 CV e carrozzeria in plastica. In compenso era progettata all'insegna della semplicità: niente valvole, nè albero a camme, niente cinghia o catena per la distribuzione, niente coppa e pompa dell'olio, niente pompa dell'acqua, niente radiatore, visto che il raffreddamento era ad aria. Tuttavia, oltre a montare un cambio a quattro marce invece che a tre come sulla P 50, l'auto presentava l'innovazione non trascurabile dell'accensione elettronica. Inoltre rispetto alla “P 50”, la potenza aumentava a 26 CV, grazie a testate, luci di travaso e scarico ridisegnati. Pochi sanno che la Trabant è stata prodotta persino in versione da rally: la “800 RS” ufficiale del 1986, con motore aumentato ad 800 cc per 65 CV. Di sicuro la Trabant si è guadagnata un posto nella storia. Migliaia di appassionati hanno riscoperto il piacere di andare a spasso su questa vetturetta e ne hanno restaurato gli esemplari rimasti, riportandoli alle condizioni d' origine. E ne hanno fatto un oggetto d'arte: la “Trabi”, insomma, come la 2CV, la Fiat 500, la Mini e il Maggiolino… Del modello 601, infine, ne sono state prodotte dal 1964 al 1990 poco meno di 3 milioni di unità. (C.Ca.)

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