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Fca-Google, ora il focus è sulle sinergie hi-tech

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Fca-Google, ora il focus è sulle sinergie hi-tech

  • –di Mario Cianflone

Sergio Marchionne lo aveva detto più volte, anche rispondendo a domande dirette del Sole 24 Ore in occasione degli ultimi saloni dell'auto. «Fca crede nella guida autonoma e ha accesso alle tecnologie necessarie». Ed ecco che la conferma è arrivata con uno scossone per il mondo dell'auto, peraltro non apprezzato dal mercato considerato il -0,8% della chiusura di ieri, con l'accordo siglato l'altro ieri tra Fca e Google, anzi Alphabet (nome usato dallo scorso agosto dal conglomerato hi-tech). Al di là del dato di Borsa è comunque un cambio di geografia perché Fca sposando l'auto con l'hi-tech passa da fanalino di coda dell'auto che si guida (quasi ) da sola a new entry nella compagnia degli “aspiranti” “sposando”il progetto di Google per la self driving car, uno dei più ambiziosi ma che manca di hardware (l'auto) pur essendo ricco di software cioè la specialità Big G. Finora Fca è stata a guardare. Le sue vetture sono dotate solo in alcuni casi di sistemi di ausilio alla guida abbastanza sofisticati ma non quanto quelli di alcuni concorrenti.


Audi già ora offre soluzioni di assistenza complesse e lavora sulla guida autonoma con l'aiuto della californiana Nvidia, specializzata in chip e che produce il computer per la guida autonoma battezzato Drive Px. Mercedes ha da poco lanciato la nuova Classe E, la cui assistenza alla guida va oltre ai noti e stupefacenti stop and go in coda, cruise control adattativo (quelli che mantengono la distanza di sicurezza), controllo di carreggiata attivo, ma è in grado di fare svolte e curve. Si tratta di soluzioni per le autostrade non adatte all'ambito urbano europeo simili a quelle che si ritrovano sulla tutta elettrica Tesla Model S. La tecnologia per la guida è dunque al centro delle strategie di case premium come Audi, Bmw, Mercedes e Volvo ma anche di generalisti come Ford, Toyota e Nissan. I giapponesi hanno sviluppato l'Intelligent transportation system (Its) per le informazioni sul traffico relative alla presenza e al sopraggiungere di altri veicoli che i Radar e Lidar non rilevano.


Fca con il patto con Google passa in testa, almeno dal punto di vista del ritorno d'immagine. Infatti, l'accordo al momento verte esclusivamente sull'utilizzo da parte di Big G di 100 monovolume Chrysler Pacifica (svelata a gennaio a Detroit) nella versione ibrida plug-in (si ricarica anche con la spina). Google affiancherà questi veicoli, modificati ad hoc, alla flotta composta dai prototipi biposto “Koala” (non si tratta di vere auto anche per la limitazione di velocità a 40 km/h) e alle Luxus R450h finora usate nei test. Google non punta in realtà a produrre auto (l'hardware non è il suo business) quanto piuttosto a sviluppare, come da sua missione originaria, software e tecnologie “autonome” da vendere alle case automobilistiche e a fornitori di componenti come Bosch, Delphi o Continental. Insomma Google, in questo modello di business, può diventare partner dell'industria dell'auto creando un sistema operativo, una sorta di Android dedicato alla smart car. Una piattaforma “open” sulla quale mettere servizi di localizzazione e che fanno diventare l'auto, ovviamente connessa, un pezzo grosso dell'internet delle cose. Nell'entusiasmo per il prospettato arrivo dell'auto che guida da sola bisogna però mantenere un atteggiamento cauto e tenere i piedi, anzi le ruote, per terra. È ancora molto lontana l'auto-robot che in totale autonomia va da A a B come quella del film “I Robot” o come quel monovolume (come Pacifica guarda caso!) elettrico ideato nel 1937 dall'architetto americano Norman Bel Geddes per la fiera di New York .

Siamo all'alba di una nuova era dove le automobili pian piano imparano a guidare da sole in determinate condizioni e sempre che le leggi vengano adeguate. Certo saranno più sicure ma soprattutto cambierà anche il modello di business: il software diventerà centrale e andrà aggiornato periodicamente e quando l'hardware, cioè la vettura e la sua intelligenza di silicio non lo sopporteranno più allora potrà essere necessaria la sostituzione del “computer” ovvero della macchina. Esattamente come avviene ora con gli smartphone. Non per nulla Apple, secondo rumors costanti da oltre un anno, punta per cambiare pelle una volta ancora proprio sull'auto elettrica che guida (anche se solo un po') da sola.

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