Motori24

Un mese in sella al Kymco Downtown 350i Abs

TEST RIDE

Un mese in sella al Kymco Downtown 350i Abs

Tra gli scooter i modelli di media cilindrata – intorno ai 300 cc – non conoscono declino. Offrono, infatti, la possibilità di destreggiarsi con una certa agilità nel traffico ma sempre con una riserva di potenza a disposizione, e al comtempo non si tirano indietro quando si vuole affrontare un tragitto in autostrada, magari in due. I 130 km/h sono a portata di mano, e con un margine per compiere un sorpasso, magari di un autobus o un camper. A ciò, il Kymco Downtown 350i Abs (grigio, bianco o nero, a 5.590 euro) che abbiamo avuto in prova per un mese, aggiunge anche una discreta stabilità e indifferenza alle turbolenze che i mezzi pesanti creano e un piacevole aspetto sportivo. Scooter già da qualche anno a listino Kymco (nel 2016 è stato scelto da 1955 acquirenti), il Downtown 350i Abs torna anche nel 2017 con la novità del motore, che è sempre il conosciuto e apprezzato G5, ma ora è Euro 4: l'aggiornamento ha “consumato” 1,3 cavalli di potenza e 0,6 Nm di coppia massima (ora sono 28,8 cv e 30,8 Nm); in realtà, per il monocilindrico orizzontale da 321 cc, raffreddato a liquido, a iniezione diretta e quattro valvole, è un lieve calo che, come vedremo, praticamente non si avverte nella guida quotidiana.

DA FERMO. Il Downtown 350i Abs ha una linea piacevole, specie nella vista anteriore, con le luci di posizione a led separate dalla presa d'aria verticale e gli indicatori di direzione ben integrati nello scudo. La vista laterale evidenzia il voluminoso tunnel centrale che ospita il tappo del serbatoio (si rifornisce stando in sella, dunque) e toglie un po' di spazio ai piedi del pilota. Sempre in tema di pedana, gli over 185 cm faticheranno a stendere le gambe poggiando i piedi nella porzione anteriore e inclinata: l'inclinazione cui si costringe la caviglia per farlo è infatti proibitiva. Ai lati del retroscudo troviamo due comodi vani: sono senza serratura, e uno di essi dispone della presa Usb. In tema di capacità di carico, nel sottosella trovano posto due caschi integrali (anche modulari), e una tuta antipioggia nel mezzo. Per il passeggero c'è un'ampia porzione di sella, non troppo rialzata rispetto alla seduta del passeggero, due pedane estraibili e ampie maniglie cui aggrapparsi. Di aspetto piacevole – specie di notte, grazie alla colorazione blu – la strumentazione mostra i principali dati utili, tranne l'indicazione relativa al consumo medio; un dettaglio: in autostrada non è immediato leggere l'indicazione dei 130 km/h, visto che sono indicati i valori della velocità pari (stesso discorso per i 90 km/h nelle statali). La sensazione, seduti sul Downtown 350i, è di un generale buon livello costruttivo, sia nelle vercniciature sia nelle plastiche.

La ciclistica annovera un telaio in tubi d'acciaio e piastre stampate, una forcella con steli da 37 mm ed escursione di 110 mm, un monobraccio oscillante con una coppia di ammortizzatori regolabili nel precarico e 108 mm di escursione; in tema di freni, il Downtown si affida a un disco da 260 mm all'anteriore e a uno di 240 mm al posteriore, con il sistema Abs Bosch Generazione 9 a doppio canale montato di serie. Manca purtroppo il freno di stazionamento, dispositivo che si rivela utile nelle soste in discesa o in salita quando si mette il cavalletto laterale (di serie c'è anche quello centrale). Infine, i cerchi di 14 e 13 pollici montano pneumatici di 120/80 e 150/70.

SU STRADA. Il Downtown 350i Abs Euro 4 ha preso qualche kg rispetto alla versione precedente: ora il peso in ordine di marcia è di 192 kg. Eppure, con la sella a 775 mm (contro i 810 della versione Euro 3), le manovre da fermo non sono un problema, anche grazie al raggio di sterzata molto contenuto e ai cerchi piccoli. Una prima manata sul gas è sufficiente per confermare le buone impressioni che il motore G5 ha suscitato negli altri modelli Kymco in cui è impiegato: l'adeguamento alla normativa Euro 4 non ha intaccato la risposta e la briosità con cui sale di giri dopo lo scatto da fermo. È rassicurante poi avere sempre a disposizione una riserva di potenza, che si tratti di passare con un giallo o di superare un mezzo pesante. In città si paga un po' l'assetto dello scooter taiwanese votato alla sportività: le sospensioni risentono delle buche più accentuate e del pavè, trasmettendo parte degli scossoni alla schiena di pilota e passeggero. Fortunatamente la buona imbottitura della sella contribuisce a mitigare i colpi.
Usciti dalla città si apprezza la protezione aerodinamica (il parabrezza non è però regolabile) che lascia scoperto solo il casco dei piloti più alti, e la stabilità nei curvoni veloci: l'interasse di 1553 mm (quanto quello della Ktm 1290 Super Adventure per intenderci) è di grande aiuto in questo. Quando le curve diventano più frequenti e si alza il ritmo, emerge una certa inerzia che porta lo scooter a proseguire nella sua direzione con una leggera resistenza nell'entrare in curva: occorre allora adottare una guida più aggressiva, sfruttando il peso del corpo. Allora il Dowtown segue la volontà del pilota, tracciando traiettorie ben definite e senza tentennamenti. Bene, infine, la frenata, non da MotoGp, ma adeguata alla vocazione del mezzo (nota importante: entrambe le leve sono regolabili nella distanza dal manubrio). Infine, una nota sui consumi: al termine della nostra prova abbiamo percorso mediamente 275 km prima che si accendesse la spia della riserva (la percorrenza è dunque di 26-27 km/l), consigliandoci una sosta dal benzinaio per il pieno del serbatoio di 12,5 litri.

© Riproduzione riservata