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Diesel in declino: ecco come reagiscono i costruttori di auto

LA CRISI DEL GASOLIO

Diesel in declino: ecco come reagiscono i costruttori di auto

(Reuters)
(Reuters)

I motori diesel sono sotto scacco, specie nella loro roccaforte: l'Europa. La possibile messa al bando delle vetture a gasolio in molte città del Vecchio Continente ma in alcune d'Oltre Oceano, ovviamente, crea molte incertezze. Tuttavia, per il momento, in Europa il gradimento che riscuotono queste auto (50% della richiesta complessiva) non sembra risentire di questa situazione e nemmeno dell'arrembante offensiva messa in campo dalle ibride e da quella che promettono di fare le elettriche, nei prossimi anni. Ovviamente, se saranno superate alcune criticità come il costo e l'autonomia nonché l'assenza di adeguate infrastrutture per la ricarica che, al di là dei proclami, nel complesso scarseggiano un po' ovunque.

Merkel prudente sull’elettrico
Una situazione che, recentemente, ha fatto rivedere la posizione anche ad Angela Merkel che ha definito assai lontano il target del milione di auto elettriche in circolazione nel 2020 a dispetto degli incentivi stanziati dalla stessa Germania e da altre Nazioni, diversamente da quanto capita da noi, per promuovere la mobilità eco-friendly.
Una caratteristica che, alla fine, un po' tutti assegnano già anche ai motori diesel sebbene solo per quello che concerne il fattore CO2. Diverso il discorso riguardante l'ossido d'azoto (NOx) e il particolato che richiedono consistenti investimenti per essere abbattuti, specie in vista di quanto imporranno le future norme d'omologazione. Di conseguenza, l'evoluzione e la sopravvivenza dei diesel parte proprio da questo punto.

Bosch in difesa del diesel
A difendere a spada tratta i diesel, anzi oggi meglio dire i turbodiesel, in prima battuta scende in campo la Bosch. Infatti, il colosso tedesco della componentistica li ritiene assolutamente indispensabili sia per contribuire a ridurre l'effetto serra, limitando ulteriormente le emissioni di CO2, sia per salvaguardare decine di migliaio di posti di lavoro. A titolo d'esempio, la Bosch dichiara che cancellare la ricerca e lo sviluppo di tecnologie legate a questi motori (ne sta sviluppando 300 finalizzate al miglioramento delle fasi d'iniezione e di trattamento dei gas di scarico con investimenti di 400 milioni di Euro ogni anno) metterebbe a rischio, solo in casa propria, 50mila posti di lavoro. Insomma, da questi numeri si può evincere che la Bosch crede che ci sia ancora tanto spazio per rendere più efficienti i diesel e adeguarli ai futuri cicli d'omologazione, che si baseranno su condizioni di guida reali.

Volkswagen: l’elettrico avanza ma il diesel non è morto
Nonostante il dieselgate e tutto quanto ha portato con sè, anche il gruppo Volkswagen ha recentemente dichiarato che l'elettrico avanza, ma il diesel non è morto. Infatti, a dispetto dell'obiettivo che si è posto di diventare il primo produttore mondiale di vetture a Emissioni Zero, continuerà a sviluppare motori a benzina e a gasolio sempre più efficienti poiché, secondo Wolfsburg, rimarranno indispensabili nell'immediato futuro per garantire una mobilità sostenibile a un prezzo accessibile su larga scala.


Mercedes ci investe ancora
Anche il gruppo Mercedes, a dispetto del fatto che proprio la città di Stoccarda dove ha sede abbia messo all'indice i motori diesel, pur sviluppando ibride ed elettriche vuole investire ancora sui motori a gasolio. Al momento, partendo dal quattro cilindri di due litri ha sviluppato un tre litri a sei cilindri in linea con turbo a doppia stadio, dotato di quello che si può definire un complesso laboratorio chimico, formato da tante tecnologie che unitamente a un variatore di fase attivo solo dopo l'avviamento del motore riduce drasticamente ogni genere di emissioni. E' un sistema sofisticato e costoso che, quindi, è facile prevedere equipaggerà anche altre nuove unità a gasolio.

Volvo invece lo abbandona
Invece, non la pensa così Volvo. Infatti, la casa svedese ha annunciato che non svilupperà una nuova generazione di motori a gasolio, perché il costo per rispettare le nome sulle emissioni sta diventando troppo alto. In termini pratici, per la Volvo sviluppare nuovi turbodiesel si tradurrebbe in un incremento del costo di circa 1.600 Euro per ogni motore rispetto a quanto richiesto per un'unità a benzina, analogamente “pulita”. Per questo motivo la casa di Goteborg concentra gli investimenti sullo sviluppo di auto elettriche.
E, sebbene lo abbia fatto solo filtrare, anche il gruppo Renault pensa a un graduale distacco dai motori a gasolio sia puntando sul fatto che la “collaborazione” già in atto con Mercedes potrebbe garantire in alcuni settori la continuità dell'offerta sia sul fatto che è sempre più impegnata nello sviluppo di vetture a Emissioni Zero, con tutto quello che ne deriva a livello d'investimenti.

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