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Innocenti Mini De Tomaso: con il turbo è ancora oggi una piccola belva

una classica per tutti i giorni

Innocenti Mini De Tomaso: con il turbo è ancora oggi una piccola belva

Oggi che, di nuovo, si sente parlare di una possibile riproposizione di questo Marchio (pur con una operazione dai contorni ancora molto vaghi), giova ricordare che sono passati giusto venti anni da quando la Fiat decise di chiudere il sipario sulla Innocenti.
Un logo che, per la verità, negli ultimi quattro anni della sua vita, si era limitato ad adornare modelli di altri Marchi del Gruppo quali la jugoslava Zastava, la Fiat Brasile e la Piaggio; veicoli che avevano la caratteristica comune di coprire la fascia più bassa del mercato.
E' probabile, quindi, che già in quel periodo la maggioranza degli automobilisti si fosse dimenticata di quali gioiellini, la Innocenti, avesse prodotto in passato; per ricordarle non vogliamo spingerci troppo indietro nel tempo, fino al 1961, data di nascita della carinissima 950 Spider derivata dalla Austin Healey Sprite e disegnata da Tom Tjaarda; ci fermiamo al 1974 quando, dalle mani di Marcello Gandini scaturì quella geniale vetturetta destinata a sostituire le Mini Minor e Cooper sul mercato italiano e denominate, a seconda della cilindrata, Mini 90 (1.000 cc) e 120 (1.300 cc).
In particolare vogliamo onorare la seconda, oggi introvabile, che, alla bellezza della linea, abbinava finiture adeguate ed il motore di provenienza Cooper che, per quanto depotenziato da 71 a 65 CV causa immanente crisi energetica, faceva sempre ottima figura su questa agile vetturetta.
Grande merito della 120 è poi quello di essere l'ispiratrice della Mini DeTomaso che debutta al salone di Torino del 1976 e riporta la potenza del vetusto motore Leyland fino a 74 CV che consentono nuovamente i 160 all'ora come ai bei tempi della Cooper 1300; molto caratterizzata l'estetica, con fascioni neri opachi tutto attorno alla macchina, parafanghini allargati, fendinebbia incassati, cerchi in lega e presa d'aria dinamica sul cofano motore. Allestito sportivamente anche l'abitacolo con strumentazione completissima, volante specifico ed appoggiatesta di serie.
Da ricordare la versione Special della DeTomaso: presentata nel 1979 e verniciata solo in nero con filettatura oro aveva un interno in tessuto dal fine aspetto e di colore avorio con volante specifico a tre razze con corona in pelle: una vera piccola gemma.
Ma la principessina di tutta la gamma doveva ancora venire e si sarebbe vista solo dopo altri quattro anni, nel 1983 e fu figlia dell'esaurirsi del contratto di fornitura dei motori con la British Leyland, sostituito da uno con la Daihatsu che portò a Lambrate (MI) una ventata di novità costituita dai modernissimi bi e tricilindrici in alluminio che trovarono posto nella conosciuta e ancora piacevole scocca sospesa, da quel momento in poi, da più tradizionali ed efficienti sospensioni Mc Pherson su ambedue gli assali.
La principessina di cui si parlava, e cioè la DeTomaso di questa nuova generazione, è mossa da una versione turbo sovralimentata (a bassa pressione) del tre cilindri da un litro che sviluppa 72 CV, quasi come la 'vecchia' Special, della quale, però, è molto più leggera e quindi offre, sopra tutto in accelerazione, soddisfazioni ancora superiori, senza contare che con il nuovo cambio, finalmente a cinque marce, è decisamente più facile ritrovarsi con il rapporto giusto in qualsiasi occasione la guida sportiva possa presentare al pilota.
Sì, perché è comunque ai piloti che si è sempre rivolta questa dinastia di piccole pesti che, iniziata da una stretta parente di campionesse sportive della più pura razza, si è evoluta nel corso degli anni cambiando anche radicalmente aspetto prima ed anche organi interni dopo ma senza mai tradire spirito ed impostazione originari.
Della valenza collezionistica della Mini Cooper 1300 tutti sanno ormai tutto ed è quindi sulle Innocenti DeTomaso che vogliamo accendere un piccolo riflettore anche se nessuna correlazione è più possibile tra loro e le gloriose protagoniste di tante gare, su strada e in pista, negli anni '60 del secolo scorso.
Lo facciamo perché si tratta di macchinette divertentissime da guidare, di linea d'autore (e si vede), prestigiosamente firmate, pratiche nell'uso quotidiano ed oggi molto accessibili qualora, però, si riescano a reperire in condizioni decenti; questa loro rarità, peraltro, ci pare un ulteriore motivo di desiderabilità.
Posto che, anche nel caso delle prime con ancora i motori inglesi, la meccanica non è, interamente, quella delle vecchie Cooper 1300, il consiglio è di cercarne una con motore Daihatsu turbo, non tanto per quel 'quid' in più di sveltezza, quanto per la migliore affidabilità complessiva e per le modifiche estetiche che, per quanto limitate, sono molto azzeccate.
Con verniciatura metallizzata è, a nostro parere, una delle auto da città più eleganti di sempre; e il tutto per un massimo di € 5.000 nel caso di un'esemplare da concorso.

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