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Le Mans 2017, una notte di velocità, motori e adrenalina

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Le Mans 2017, una notte di velocità, motori e adrenalina

È una tipica e quieta domenica mattina della provincia francese: sole, bambini che giocano, aria tiepida, qualche bicicletta. Le Mans, in fondo, non è molto diversa da altre centinaia di cittadine, almeno nelle vie del centro. Perché, qualche chilometro più in là, il silenzio è squarciato dai sibili e latrati di motori a quattro, sei, otto e dodici cilindri tiratissimi: la corsa più massacrante e spietata sta scandendo le ultime ore di una battaglia durata tutta la notte, piena di colpi di scena, scontri durissimi e soprattutto speranze, bruciate in un'uscita di pista o alimentate da un motore che, dopo oltre 4000 km fatti al massimo, continua a girare rotondo e imperterrito.

È l'epilogo di una 24 Ore che in realtà di ore ne dura un centinaio perché è dal giovedì che il circuito si anima. Con i camioncini da festa paesana - i giochi di forza per far vedere quanto potente è il pugno, il pentolone ambulante di pomme frites, il tiro a segno, i banchi di paccottiglia e quelli con i gadget -, con i camper, che qui affittano a prezzi da suite presidenziale, con la fiumana di gente da happening musicale, con le auto di chi decide di abitare per quattro giorni in una tenda canadese, magari montata di fianco alla propria Porsche 911, ché qui a Le Mans la passione è totale, oltre le convenzioni e la comodità. E poi la pesatura delle auto, inutile quanto rituale, e la spettacolare parata della vigilia per le vie della città di tutti, ma proprio tutti, i protagonisti, una specie di sfilata di carri allegorici dove i fan possono vedere da vicino i loro idoli, vicini al pubblico anche nel paddock e nel villaggio del circuito fatto di pub, negozietti, gallerie d'arte e di cimeli.

Una festa che dal 1923 si ripete puntuale, con i suoi riti e i suoi personaggi, resi mitici dalle vittorie o dalla semplice presenza. Come Jacky Ickx, che la corsa la vinta sei volte e quando gira da queste parti è sempre seguito da un codazzo di ammiratori: selfie e autografi a go-go. O anche Patrick Dempsey, protagonista della serie Tv Grey's Anatomy ma soprattutto pilota, con un team Porsche messo in piedi insieme ad Alessandro Del Piero. O ancora Catherine, angelo custode dell'ufficio stampa che quando parla di Le Mans, con la sua voce calma e suadente, racconta ogni curva come fosse la valle dell'Eden: il rimbombo dei motori sotto il ponte Dunlop, il sibilo sui rettilinei di Hunadiere, l'odore troppo forte di olio delle moderne ibride.

E poi la festa continua, anche a notte fonda, con la ruota da luna park, le hospitality sempre aperte, le grigliate perenni e le bottiglie di birra (vuote) raccolte a piramide, trofeo delle notti e dei giorni precedenti, in attesa dell'evento. Scandito dai motori e dalla voce sempre viva, urlante e piena di pathos di uno speaker che non conosce stanchezza. Una specie di highlander della cronaca, come la 24 Ore di Le Mans lo è delle gare di durata, 24 ore attese per 364 giorni all'anno.

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