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Yamaha X-Max 400, com'è fatto e come va il…

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Yamaha X-Max 400, com'è fatto e come va il “fratellino” del TMax

A soli pochi mesi dal lancio del modello X-Max 300, Yamaha non dorme sugli allori e propone la nuova versione del suo “commuter” X-Max 400. Un aggiornamento molto importante, che arriva a tre anni dal primo X-Max 400 immesso sul mercato che ha dato ottimi risultati alla casa di Iawata visto che ne sono stati venduti ben 4.000 pezzi. Il nuovo X-Max 400, che sarà disponibile nei concessionari da agosto al prezzo di 6.690 euro (franco concessionario) in tre livree (Phantom Blue, Sonic Grey e Blazing Grey), riprende alcune caratteristiche già viste sul nuovo modello 300 ma ne aggiunge altre che rendono questo scooter la giusta via di mezzo tra il potente T-Max e appunto l'X-Max 300.

Verrebbe da pensare che i mille euro di differenza tra il modello 300 e il 400 potrebbero spostare l'attenzione della maggior parte degli acquirenti sul primo, e il rischio che l'X-Max 300 vada a fagocitare le quote di mercato dell'X-Max 400 esiste, e probabilmente Yamaha lo sa e ha fatto i suoi conti. Secondo Yamaha l'X-Max 400 è destinato a chi, per andare da casa all'ufficio, deve affrontare lunghi tratti di tangenziale o autostrada, ma poi, una volta giunto nel traffico cittadino, ha bisogno di un mezzo agile che si districhi facilmente tra le auto in coda. Dobbiamo dire, come abbiamo constatato durante il test, che per questo utilizzo l'X-Max 400 è a dir poco perfetto: potente e stabile quando lo si lancia sulla tangenziale, sgusciante e manovrabile quanto basta per muoversi nel traffico.

Cosa offre
A livello di design riprende l'elemento “a boomerang” che ha reso famoso il TMax e che ora viene riproposto in tutti gli scooter della serie MAX. Il frontale è impreziosito da due fari full LED dove l'abbagliante è posto al centro, dando un gradevole senso estetico al mezzo, aggressivo ma elegante al tempo stesso. Nuova anche la sella, sempre su due livelli, comoda e abbastanza spaziosa anche per un passeggero. Il cupolino in plexiglass si può regolare, alzandolo fino a cinque centrimetri, operazione che però necessita l'uso di attrezzi. Il retro scudo vede la presenza di due comodi scomparti porta oggetti, di cui uno è chiuso con una serratura. Non manca la presa da 12V per caricare smartphone altri piccoli oggetti elettronici. Imponente il sottosella che grazie a una nuova sagomatura consente di alloggiare due caschi integrali, o un casco e una borsa/valigetta.

Anche per questo modello, Yamaha ha predisposto la Smart Key che permette di accendere lo scooter, aprire il sottosella o il serbatoio senza l'utilizzo di chiavi. Il nuovo X-Max 400 è ora omologato Euro 4 e il motore monocilindrico da 395 cc è lo stesso usato (con meno potenza) sull'X-Max 300. Questo motore mette a disposizione una coppia leggermente maggiorata rispetto a quello utilizzato nell'X-Max 400 di tre anni fa, 36Nm contro 33.9Nm. Novità per la sicurezza del pilota grazie al controllo di trazione (TCS) che riduce la forza motrice sulla ruota posteriore quando questa slitta o perde aderenza.

In sella
La prova si è svolta tra il traffico della città di Milano, sulle tangenziali che ci hanno portato a Monza e tra le tortuose strade della zona di Lecco. In ogni condizione l'X-Max 400 ha dato buona prova di sè. Nel traffico è abbastanza agile da muoversi velocemente tra le auto in coda e lo spunto ai semafori è sicuramente uno dei suoi punti di forza. Non è per niente rumoroso, mentre è da sottolineare il comportamento in tangenziale a velocità sostenuta. Grazie a una nuova forcella di tipo motociclistico lo scooter non si è mai scomposto anche raggiungendo i 130 km/h (la velocità massima dichiarata è di 150 km/h) rimanendo stabile e ben piantato a terra.

Il parabrezza contiene bene l'aria in arrivo frontalmente, un po' meno lateralmente dove diventa fastidiosa soprattutto oltre i 100 km/h. Manca un po' di “luce” sotto lo scooter, e le curve più a gomito bisogna prenderle con attenzione senza piegare troppo per non correre il rischio di toccare l'asfalto col cavalletto. Le sospensioni assolvono il loro compito egregiamente quando troviamo buche o asfalto sconnesso. Forse quella posteriore è un po' rigida, ma pensiamo che sia dovuta al fatto che deve sopportare anche, eventualmente, un passeggero. La sella è un po' larga e si fa fatica a mettere bene i piedi per terra, soprattutto se non siete troppo alti. Chicca la presenza di un freno di stazionamento che consente di parcheggiare lo scooter anche in discesa o in salita. La strumentazione di nuova concezione è bene visibile anche al sole, peccato che, come spesso accade, manca un cicalino che avverte quando è inserita la freccia di direzione e dimenticarsela accesa non è impossibile.

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