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La moto da turismo diventa sportiva

la prova della settimana

La moto da turismo diventa sportiva

Ha ricevuto pochi ritocchi nel 2017 (tra cui l’utile contamarce integrato nella strumentazione) la Kawasaki Versys 1000 (da circa 13mila euro, arancione, verde o nera), che continua a fare pienamente onore al suo nome con la versatilità nella radice. Testata in vari àmbiti (città, autostrada, misto), la crossover nipponica ha infatti evidenziato un carattere decisamente poliedrico: comoda e agile in città, nonostante i 250 kg di peso in ordine di marcia (si sentono solo in manovra); rilassante e protettiva in autostrada, grazie al parabrezza regolabile in altezza e al motore che gira a circa 4mila giri a 130 km/h; ed è decisamente divertente quando cominciano le curve e si guida in modo aggressivo.

Il merito di questa versatilità è in buona parte da attribuire al motore, il quattro cilindri in linea (una rarità nel segmento) di 1.043 cc, capace di 120 cv a 9mila giri, ma soprattutto di una coppia massima di 102 Nm a 7.500 giri. Tradotti su strada, questi valori significano una notevole elasticità - si riprende in sesta da 40-50 km/h con una progressione emozionante - e un allungo che arriva in un baleno alla zona rossa del contagiri. Per una guida in sicurezza, con tanti cavalli in gioco, Kawasaki ha dotato di serie la Versys di due mappature (potenza piena e ridotta del 25% per la guida su bagnato), selezionabili in movimento, dell’Abs e del controllo di trazione Ktrc, settabile su tre livelli.

L’altra responsabile della versatilità di questa Kawasaki è la ciclistica, che vede un leggero telaio doppia trave in alluminio, con una robusta forcella a steli rovesciati da 43 mm con regolazione continua dello smorzamento in estensione (lato destro) e precarico della molla regolabile; dietro, invece, troviamo un mono orizzontale, caricato a gas, regolabile nel precarico della molla con una manopola (comoda quando si viaggia in due). Entrambe le sospensioni hanno lunga escursione (150 mm), ma hanno il pregio di ridurre notevolmente il beccheggio nelle frenate più brusche (i due dischi anteriori da 310 mm con la pinza a quattro pistoncini hanno un attacco deciso e corposo), quando si apprezza la frizione antisaltellamento, e nelle accelerazioni più brucianti. Tra le curve, la Versys 1000, pur non essendo una sportiva (la sella è a 840 mm da terra e il baricentro non è rasoterra, specie con il serbatoio da 21 litri pieno), consente, con una guida un po’ decisa, di passare da una curva all’altra, giocando con il gas e usando poco il cambio, che comunque è ben messo a punto e associato a una frizione molto morbida.

Ben piantata sui cerchi da 17”, la Versys 1000 affronta con decisione i lunghi curvoni autostradali, incurante di giunzioni o fessurazioni nell’asfalto, e sa anche danzare discretamente agile tra i tornanti, quando sono d’aiuto il manubrio largo e il ridotto raggio di sterzata.

Nota sui consumi: la media indicata alla fine del test era di 18,6 km/l, ma i 20 sono a portata di mano, specie se si dà retta all’indicazione sul cruscotto che compare quando si guida guardando al portafoglio. L’autonomia arriva così a 400 km: i mototuristi apprezzeranno.

E se siete tra questi ultimi, potete puntare sull’allestimento da noi provato, il Grand Tourer (15mila euro), che affianca la base e la Tourer Plus (14mila euro): include, tra l’altro, valigie laterali da 28 litri (vi entra un casco integrale), bauletto da 47 litri, paramani, faretti fendinebbia, presa 12V e protezioni laterali paramotore. Il cavalletto centrale, indispensabile per chi viaggia a pieno carico, è di serie su tutte le versioni.

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