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Le formidabili «Superleggera» nascono con un brevetto che compie…

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Le formidabili «Superleggera» nascono con un brevetto che compie ottant’anni

È noto a tutti gli appassionati come l’attività della Touring, una delle Carrozzerie più note e prestigiose della storia dell’automobile, non sia da ricondursi solamente al brevetto “Superleggera” (e basta citare le «Flying Star» degli Anni 30 del ’900 oppure le quattro vittorie consecutive delle Alfa Romeo 8C 2300 a LeMans per capire di cosa stiamo parlando) ma è altrettanto vero che, oggi, quando si pensa alla Touring, immediatamente sono le “Superleggera” che vengono in mente.

Fu l’avvocato Felice Bianchi Anderloni, fermamente convinto che se l’aria è l’ostacolo alle prestazioni di un’automobile il nemico rimane il peso, ad immaginare e sviluppare questo nuovo modo di costruire le carrozzerie; stiamo parlando degli anni 1935 e 1936. L’idea fu di realizzare una specie di gabbia di tubi d’acciaio di piccolo diametro da avvitare alla struttura portante del veicolo sulla quale avvolgere la pelle esterna della carrozzeria, a sua volta modellata su apposite dime di legno da esperti battilastra, a suon di “mazzuolate”, secondo i disegni dello stilista: che in quegli anni era lo stesso, geniale, Bianchi Anderloni.

Rimaneva un problema: come unire l’acciaio dei tubi del reticolo con l’alluminio delle pelli visto che tra di loro non si riescono a saldare; altro colpo di genio: una specie di ricciolo dell’alluminio che avvolge i tubi d’acciaio con interposto dello speciale feltro deputato ad evitare gli effetti dell’accertata incompatibilità reciproca dei due metalli. La validità di questo brevetto in termini di leggerezza e rigidezza fu subito evidente già in fabbrica ma restava, ovviamente, l’incertezza sulla sua tenuta nel lungo termine alle sollecitazioni delle strade; necessitava un collaudo e cosa c’è di meglio, a questo proposito, delle gare? Semplice: «La Gara» per antonomasia e cioè la Mille Miglia; quella vera: una sfiancante volata alla massima possibilità del mezzo meccanico lunga 1.600 km e capace di simulare in tal modo il normale utilizzo di una intera vita della macchina.

Venne iscritta quindi, all’edizione 1937, un’Alfa Romeo 6C 2300B, allestita con una magnifica carrozzeria berlinetta Superleggera, per l'equipaggio Ercole Boratto e Giovanni Battista Guidotti; qualche apprensione c’era, in fin dei conti si trattava di un modo nuovo di costruire un’automobile, ma ben presto la preoccupazione si trasformò in giubilo in quanto tale partecipazione si rivelò un trionfo: quarti assoluti e primi nella categoria Turismo Nazionale oltre 1.500 cc. E ci si permetta anche di aggiungere che, per quanto il Boratto fosse l’autista del Duce, in quel periodo vi erano piloti più veloci; non osiamo pensare cosa avrebbe potuto fare, per esempio, Clemente Biondetti con quella macchina.

Da lì non vi furono più dubbi e le Superleggera accompagnarono efficacemente la Touring fino al suo immeritato epilogo del 1966; le uniche auto da loro prodotte nel secondo dopoguerra prive di tale brevetto furono le Alfa Romeo 2000 Spider, 2600 Spider, Giulia Sprint GTC e la Fiat 124 Cabriolet: l’ultimo tentativo, rimasto allo stadio di prototipo marciante, della Carrozzeria Milanese di iniziare un produzione in serie che potesse rimetterla in sesto. Ciò, purtroppo, non avvenne ma quello che è rimasto della originaria Touring di Nova Milanese (oggi il Marchio è stato ripescato e, forte del prestigio ad esso intimamente connesso, realizza vetture speciali per specialissimi Clienti) non è poco: una serie di meravigliose Superleggere che vanno dalle prime Bristol dell’immediato dopoguerra alla Lamborghini 400 GT 2+2, passando per Alfa Romeo 1900 Sprint e Super Sprint, Maserati 3500 GT, Aston Martin DB4 DB5 e DB6, Lancia Flaminia Gran Turismo e Convertibile.

Diremmo che ce n’è più che abbastanza per consegnare questo brevetto ai piani più alti della storia dell’automobile; purtroppo c’è un rovescio della medaglia: per assicurarsi uno di questi modelli disegnati dal genio di Federico Formenti, occorre poter disporre di cifre che partono dai centomila Euro fino a livelli fuori portata dei comuni mortali. Con un’eccezione: la tanto bistrattata Sunbeam Venezia, frutto di un altro accordo, questa volta con il britannico Gruppo Rootes, di scarso successo e conclusosi dopo sole 145 vetture assemblate tra il 1963 ed il 1964; non il miglior disegno del Formenti, conserva tuttavia tutte le prerogative delle Superleggera su di un umile telaio Humber Sceptre che, complice il limitato successo, oggi ne confina la quotazione nella fascia bassa del mercato. Rara, raffinata, economica da mantenere e di piacevole uso: da mettere in garage, assolutamente (trovandola).

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