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La calda estate dell’auto tra accordi veri e annunci a «effetto wow»

Da sinistra Hakan Samuelsson, ceo di Volvo, Sergio Marchionne e John Elkann, ceo e presidente di Fca,  e Masamichi Kogai, presidente e ceo di Mazda mentre stringe la mano ad Akio Toyoda, presidente di Toyota (Afp/ANSA)
Da sinistra Hakan Samuelsson, ceo di Volvo, Sergio Marchionne e John Elkann, ceo e presidente di Fca, e Masamichi Kogai, presidente e ceo di Mazda mentre stringe la mano ad Akio Toyoda, presidente di Toyota (Afp/ANSA)

Un mese caldo per l'auto. Agosto 2017 non verrà ricordato solo per le temperature meteo elevate, ma anche per il calore suscitato dagli annunci a sorpresa. Sembra che il settore automotive non sia andato in ferie, anzi proprio durante la settimana di Ferragosto si sono verificate grandi manovre un po' da tutte le case.
La direzione è sempre la stessa: condivisione di conoscenze per arrivare prima e in vantaggio rispetto ad altri concorrenti alle auto ad alto tasso tecnologico e basso impatto ambientale.

All'inizio è mese è arrivata la notizia che Mazda e Toyota hanno rafforzato l'accordo intrapreso nel maggio 2015, stipulando un'alleanza industriale e sul capitale azionario. In particolare le case giapponesi si impegneranno nella produzione di veicoli negli Stati Uniti, sviluppare tecnologie per i veicoli elettrici, sistemi di connettività, tecnologie di sicurezza ed espandere prodotti complementari. Infine, il legame azionario prevede che ciascun brand sottoscriva e acquisti nuove azioni emesse per un valore equivalente in valore. Sempre Mazda annuncia di un nuovo piano a lungo termine per lo sviluppo tecnologico che vede l'introduzione nel 2019 di una nuova generazione di motori chiamato skyactiv-x.

E se per Ferragosto la temperatura estiva non è stata abbastanza calda, ci hanno pensato i rumors ad aumentarla diffondendo la possibilità da parte di cinesi nell'acquisizione di Fca oppure della sola Jeep. Diversi i possibili acquirenti e tutti con un denominatore comune: la nazionalità cinese. Questo non deve stupire, ma è un altro tassellino a dimostrazione che i gruppi cinese sono oggetto di pressioni governative per espandersi fuori dal mercato nazionale. Tra questi c'è Geely Automobile Holding (casa cinese che controlla il marchio Volvo) che proprio in questo periodo ha annunciato la chiusura del primo semestre con utili netti in rialzo del 128%, a dimostrazione della buona salute e del positivo periodo dovuto al miglioramento del design e della qualità tecnologica dei prodotti.

Tra gli altri (poi smentito da Fca) interessati risulta essere il produttore di suv Great Wall Motor che ha palesato appetiti per Jeep. Ma l'ipotetica cessione di Jeep ai cinesi di Great Wall lascia perplessi perché un conto è vendere i gioielli di famiglia come fece, per esempio Ford con Jaguar, Land Rover e Volvo, un altro è cedere un elemento cardine di un gruppo industriale. Jeep è sinonimo esso stesso di fuoristrada e di suv, e gli sport utility sono la tipologia di autovetture più venduta e di maggiore successo. Non a caso gran parte dei nuovi modelli lanciati negli ultimi mesi sono suv (soprattutto compatti) perché è il settore a più alta crescita e dove si concentra lo sforzo competitivo delle case.

Per Fca cedere solo Jeep vorrebbe dire uscire dal settore dei suv e abbandonare il suo marchio più prezioso. Jeep, del resto, era al centro dell'operazione Fiat Chrysler e il suo distacco dal gruppo italo americano farebbe evaporare una parte centrale del valore di Fca. Ma non solo: la roadmap di prodotto e i modelli più recenti (Renegade e Compass) si basano per di più su tecnologie e piattaforme che sono al cuore di Fca come il pianale Small Wide, piccolo miracolo industriale e di riuso intelligente di soluzioni. Non stupirebbe un'operazione di più vasta portata o la vendita dei marchi legati ai veicoli commerciali (Ram) per fare cassa ma la sola idea di cedere ai cinesi soltanto il marchio Jeep è sembrato fin da subito, al di là delle smentite di rito veramente assurdo. E vista l'americanità dell'iconico marchio è una mossa che potrebbe irritare non poco l'amministrazione Trump non a caso queste manovre hanno indispettito il presidente USA che ha riversato in una serie di dimissioni che hanno stravolto la situazione dei due gruppi di consiglieri della Casa Bianca, il Manufacturing Council e lo Strategic and Policy Forum.

Ma agosto è stato anche tempo di annunci e presentazioni di nuovi prodotti. A partire dall'evento Californiano di Pebble Beach, dove Bmw ha messo in mostra il prototipo che anticipa la terza serie della Z4 che sarà parente stretta della Toyota Supra, dato le due condivideranno pianale, motore (Bmw) e la linea di montaggio della Magna Steyr in Austria.

O ancora, Mercedes che a distanza di un anno porta sulle coste californiane la versione cabriolet della Maybach: una roadster di quasi sei metri a due posti mossa con l'energia elettrica.

Ma non solo, sempre sulla costa del Pacifico Volkswagen ha portato l'I.D. Buzz confermandone l'arrivo in tre mercati (America, Cina ed Europa) entro il 2022, dopo il lancio della I.D. Sull'elettrico si sono concentrati molti annunci. Uno fra tutti quello di Volvo. Il produttore svedese di vetture premium ha annunciato che ogni nuovo modello lanciato a partire dal 2019 avrà un motore elettrico sotto al cofano. Ciò significa che le auto con motore a combustione interna usciranno progressivamente di produzione e saranno sostituite da vetture con motore endotermico con opzioni di elettrificazione. Volvo introdurrà un'offerta di auto elettrificate con marchio Polestar su tutta la gamma, comprendendo sia le elettriche che le ibride plug-in e le mild-hybrid.

E se anche Mini rilancia sull'elettrico, per restare nello stesso gruppo Bmw ecco che una delle notizie più interessante nel caldo agosto 2017 è quella che vede Fac entare nel consorzione per le tecnolgie dedicate alla guida autonomma composto da Fca e intel con la sua contrallat MoblEye. Già perché il patto conferma che il suo sviluppo passa da partnership tra costruttori di auto e aziende hi-tech.

Fra queste spiccano Google (Waymo) che da anni conduce test per l'autonomous driving, il chip maker Nividia, la citata Intel, Bosch, mentre Apple non ha fatto nulla di concreto al di là delle manifestazioni di interesse da parte di Tim Cook e del progetto Titan in realtà mai annunciato ufficialmente. Tra le aziende hi-tech impegnate c'è Samsung che è entrata nell'auto digitale comprando l'americana Harman per 8 miliardi di dollari. Non sono mancate nei mesi però le «sparate» mediatiche come l'auto che guida da sola di Uber o quelle di Ford che addirittura starebbe studiando con domino's Pizza (una catena di pizza fast food Usa le consegne con una vettura a guida autonoma delle margherita a stelle e strisce).

Per restare con i piedi e le ruote per terra, tra i grandi annunci di agosto sul fronte dei nuovi modelli spicca quello della Volkswagen T-Roc che segna l'ingresso, peraltro tardivo della casa del popolo nello strategico mercato dei suv compatti e quello di Porsche che ha lanciato la terza generazione della Cayenne, la madre di tutti i super sport utility, il modello che cambiò 15 anni fa la storia della casa di Zuffehausen.

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