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Con la «Silver Shadow» la decapottabile si avvicina alla perfezione…

Cinquantesimo anniversario

Con la «Silver Shadow» la decapottabile si avvicina alla perfezione assoluta

Con l’abituale noncuranza per le cose terrene la Rolls-Royce presenta la versione decapottabile della Silver Shadow all’inizio dell’autunno (notoriamente la stagione ideale per le auto con il tetto in tela...) del 1967; l’operazione consiste nella semplice ablazione del padiglione della Silver Shadow coupé, più propriamente detta «Two Door Saloon», presentata al Salone di Ginevra nel Marzo 1966 e costruita presso gli stabilimenti della Mulliner Park Ward, da tempo facenti parte della Rolls-Royce Motor Cars, a Willesden, nei dintorni di Londra.

Il nuovo modello si chiama Silver Shadow DHC (Drop Head Coupé) e, fino alla linea di cintura, condivide in toto le splendide linee della versione chiusa disegnate dal leggendario John Blatchley, autore anche della berlina di derivazione, che, in queste versioni moderatamente più leggiadre, provvede a movimentare la fiancate con un’accentuazione delle linee dei parafanghi, creando una delle automobili più eleganti di tutti i tempi; forse la più elegante in assoluto se si circoscrive il giudizio all’ambito delle decapottabili: quella di cui ricorre il giubileo.

Dotata di servo assistenze su tutto quanto umanamente concepibile, prima fra tutto il resto la sontuosa capote a triplo strato, vanta un raggelante (per allora) peso a secco di oltre 2.300 kg: una massa che richiede adeguata energia per potersi muovere con disinvoltura; energia che all’inizio venne fornita dall’ormai noto V8 da 6,2 litri circa e tutto in alluminio, nato nel 1959 per equipaggiare la seconda versione della Silver Cloud. Questo fino all’autunno del 1970, quando venne adottata la nuova versione del motore con la definitiva cubatura di 6.750 cc, poco prima che il modello, nel febbraio del 1971, assumesse la denominazione «Corniche» con la quale poi è universalmente conosciuta.

Da quel momento in poi si sono susseguite altre tre evoluzioni del modello che, a conferma delle considerazioni più sopra fatte sulla sua eleganza, ha tenuto il mercato per ventotto anni, fino al 1995, in posizione di assoluta preminenza.
Tenendo presente che, dal 1979, la base telaistica della Corniche diventa quella della successiva berlina Rolls-Royce Silver Spirit del 1980 (un’altra caratteristica delle vetture costruite a Willesden è stata quella di anticipare le novità poi applicate anche a Crewe sui modelli di serie) da notare vi è il debutto della Corniche II nel 1985, della III nell’Ottobre 1989 (nel frattempo, nel 1987, si era passati all’alimentazione ad iniezione) e della IV nel 1992 che finalmente abbandona la ormai obsoleta trasmissione automatica a tre rapporti a favore della nuova versione a quattro marce sempre cortesemente fornita dalla General Motors che, nella sua divisione USA, produceva le migliori componenti al mondo.

Nell’occasione viene prodotta una serie di venticinque esemplari, denominati «Anniversary», per celebrare il ventunesimo anno della Corniche: verniciati in Blu Ming con capote e tappezzeria in pelle color crema e placca celebrativa in argento incastonata nella radica della plancia, rappresenta oggi una introvabile gemma tra le 6.782 gemme che i «gioiellieri» della Mulliner park Ward riuscirono a licenziare.

Da ricordare, ogni volta che si parla di RR, che, accanto a loro vi sono sempre state le corrispondenti Bentley che in questo caso, dal 1984, assumono una loro denominazione esclusiva ripescando opportunamente quel «Continental» che aveva caratterizzato tanti capolavori sui vecchi telai R ed S Type; costruite in un periodo di eclissi del marchio che sembrava dovesse persino essere abolito, le Bentley T-Type DHC, Corniche e Continental assommano ad un totale di appena 657 esemplari, rappresentando oggi una scelta di inarrivabile esclusività.

Oggi l’acquisto di una di queste automobili ci pare altamente raccomandabile per qualsiasi appassionato che non metta la guida sportiva al vertice dei suoi desideri e che abbia una ragionevole disponibilità di denaro: dai cinquanta ai settantamila euro vi consentono di entrare in possesso non di una sola magnifica automobile, ma di un intero mondo fatto di calma, eleganza ed incredibile confort.

Tra i marchi di lusso, poi, la Rolls-Royce vanta, per i propri modelli storici, di gran lunga i minori costi di mantenimento potendo contare su di una vasta rete di fornitori di ricambi di ottima qualità sia nuovi sia usati o ricondizionati reperibili in rete. Certamente occorre che a metterci le mani sia un soggetto che le conosce e, obiettivamente, in Italia costoro non sono così numerosi come nel Regno Unito; ma ci sono e contribuiscono a rendere l’uso di queste auto principesche ben poco stressante; rimane il consumo, non oltre i cinque con un litro, ma, onestamente, con la vostra auto storica, quanta strada fate?

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