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Dossier Segmento business sempre più centrale

    Dossier | N. 17 articoliAuto aziendali, il mercato e i nuovi modelli

    Segmento business sempre più centrale

    Se fosse per i privati (che comprendono anche le partite Iva non societarie) e per le società che acquistano o prendono in leasing le macchine, mancherebbero rispetto allo scorso anno 5.000 targhe nel mesi di settembre e ben 20mila nei nove mesi. Per fortuna ci sono i grandi acquirenti (noleggiatori) insieme alle auto-immatricolazioni delle Case e delle loro reti (demo e km zero), che fanno da stampella e riportano il mercato auto in positivo.

    Tra questi grandi compratori, occorre fare un distinguo. Il noleggio a lungo termine (Nlt) ha acquistato di più perché la sua politica di espansione funziona e attrae ogni mese nuovi clienti, piccole imprese e ditte, professionisti e privati cittadini (ancora pochi, ma in crescita). Come afferma Andrea Cardinali, presidente di Aniasa (l’associazione dei noleggiatori), «gli operatori del long term in questi mesi hanno fortemente stimolato nuove fasce di clientela a considerare e adottare la formula del noleggio, non solo attraverso un’offerta flessibile, ma anche utilizzando in più occasioni il beneficio fiscale del superammortamento, che ha liberato risorse da destinare alla competizione, incrociando significativamente la domanda delle piccole aziende, dei professionisti e dei privati».

    «Evidenti sono stati, quindi, i benefici della misura varata dal Governo per la mobilità (e non solo) delle imprese italiane - commenta Cardinali -. Non solo: a beneficiarne sono state anche le entrate dell’erario. Considerando unicamente le autovetture adibite a noleggio a lungo termine, nel 2016 questa misura ha prodotto 35mila immatricolazioni in più, con relativi 170 milioni di euro netti di maggiori entrate per l’erario. Per questi motivi Aniasa ha chiesto al Governo di confermare e rendere strutturale nella prossima legge di Stabilità il superammortamento».

    Ormai i noleggiatori hanno delle business unit a livello europeo dedicate a questi clienti nuovi, che non possono essere gestiti come le flotte. Come spiega Alessandro Grosso di Fca (che pesa intorno al 30% nel noleggio), «per avere successo in questo segmento non devono mancare nel mix alcuni elementi chiave: innanzitutto, proporre dei servizi adatti alle esigenze del privato, con chilometraggi non molto elevati e durate di almeno 48 mesi, in linea con le loro abitudini; poi, evitare di chiedere anticipi, a meno che questo non sia rappresentato da una permuta, che c’è nel 70-80% dei casi e di cui il noleggiatore deve farsi carico; infine, ma questo è particolarmente riferito ai privati senza partita Iva, offrire un canone già comprensivo di Iva, finito».

    Per i noleggiatori a breve (rent-a-car, Rac), non è ben chiaro quanta parte degli acquisti sia determinata da una reale esigenza di business e quanta invece risponda solo a logiche di convenienza. Indubbiamente, aver immatricolato a settembre oltre quattromila macchine in più rispetto allo scorso anno (e quasi 21mila in più nei nove mesi) qualche perplessità la genera, se si pensa che la domanda di noleggi cresce, ma nell’ordine del 5-6% anno su anno. È possibile che alcuni di essi abbiano accettato condizioni di fornitura molto favorevoli, con l’idea che il minor costo delle auto potesse migliorare il margine di contribuzione. Peccato che poi il margine si riduca di nuovo, se si ricorre a prezzi eccessivamente aggressivi per utilizzare questa dotazione di flotta. L’altro effetto è quello di accelerare la rotazione della flotta, dismettendo prima dei 6 mesi le macchine e alimentando un mercato del semi-nuovo che fa una concorrenza spietata al nuovo, sul segmento dei privati.

    I privati che vogliono cambiarsi la macchina oggi sono già abbondantemente stimolati da un’altra fonte di attrazione, le vetture auto-immatricolate dalle stesse Case e dai loro concessionari, che statisticamente finiscono nelle società ma che poi andranno ai privati, come km zero o usato semi-nuovo. Non parliamo di piccoli numeri: 10mila targhe nel mese più del settembre 2016 e oltre 92mila in più nei nove mesi. Senza questi extra volumi e quelli del Rac, il mese avrebbe chiuso in negativo e l’anno sarebbe positivo di uno zero virgola. A chi afferma che le auto demo e le km zero ci sono sempre state e sono ormai un canale fisiologico, va ricordato che in questi mesi le quantità sono abnormi. Del resto, lo stesso Michele Crisci, presidente dell’Unrae (che rappresenta le Case estere), ha affermato come “tuttavia dobbiamo rilevare che il fenomeno delle auto-immatricolazioni, finalizzate a sostenere le quote di mercato, comincia ad acquisire contorni importanti, rendendo più complesso il dimensionare correttamente le previsioni per il 2018».

    Questi sono i fatti salienti, economici, che definiscono la congiuntura. A latere, molti annunci di cambiamenti che però sono difficilmente riscontrabili nella realtà dei numeri. La fuga dal diesel, ad esempio: la sua quota nell’anno, al 57%, è perfettamente allineata al 2016 e nel mese è cresciuta di qualche decimale, mentre le vetture a benzina (33%) cedono un punto a favore delle ibride.

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