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La corsa alla moto elettrica? Sorpresa: parla italiano

Il Salone di Milano

La corsa alla moto elettrica? Sorpresa: parla italiano

Eppur si muove, in silenzio ma alla svelta. La corsa alla mobilità elettrica ci riserva una doppia sorpresa. La prima: il ruolo di apripista per la motorizzazione pulita di massa potrebbe andare non all’automobile ma alla motocicletta. Seconda sorpresa: l’Italia, una volta tanto, non è messa male. Ce lo dice il salone della moto, che sta subendo a Milano l’assalto del fine settimana. All’insegna, appunto, della straripante presenza dell’elettrico. Che sembra presentarsi in salsa prevalentemente orientale. Ma guai a fermarsi all’apparenza. La quantità è una cosa. E in questo gli orientali, in particolare i cinesi, fanno fiorire in gran quantità biciclette, scooterini e componentistica. Ma la qualità, con annessi segnali di quello che potrebbe solleticare davvero le voglie e il portafoglio del consumatore, è tutt’altro. Il futuro sarà elettrico? Probabilmente sì. Ma dovrà convincere sul campo. E i prodotti più convincenti, non in uno specifico target ma in tutte le categorie che si presentano alla sfida, mostrano proprio il marchio tricolore.

Il piccolo e leggero, lo scooter medio destinato a strappare la massa maggiore di motociclisti dal mercato dei motori endotermici, il prodotto di alta gamma come prestazioni e prezzo. Il meglio, girando per il salone, è tutto italiano.  Stile e  (sorpresa ma non troppo ) tecnologia. Per tracciare perfino il futuro.

Piccolo ma non povero
Lo scooterino Askoll è arrivato ad un buon grado di maturità. Rimane leggero ed esile per scelta. “Vogliamo avvicinare i neofiti garantendo la massima semplicità” dicono i suoi artefici, che hanno deciso di dedicare alle due ruote  la loro esperienza nei motori industriali. Fanno anche bici elettriche di qualità top, attorno ad un motore centrale (agisce sull’asse dei pedali e non sui mozzi delle ruote) venduto anche agli altri costruttori. Intanto il piccolo scooter si evolve in una famiglia. Per ora due fratelli di diverse potenze e capacità (il più recente porta tranquillamente due persone) ma sempre nella categoria mini.

Con poco meno di 3.000 euro per il modello più semplice, non poco ma si può fare, si trotterella in assoluto silenzio con uno scatto che non ha nulla da invidiare ai migliori ciclomotori tradizionali, anzi. Si fanno, così si promette, 80 km in città con una ricarica, che alla normale presa domestica (anche portando una due delle batterie estraibili da 1 kW a casa) costa al massimo 40 centesimi di euro. E se si considerano gli sconti garantiti dalle assicurazioni per i mezzi elettrici il maggior costo d’acquisto rispetto al normale ciclomotore “si recupera - affermano - dopo appena un anno”. Tra qualche mese dovrebbe arrivare il fratello maggiore che equivale a uno scooter di 150 centimetri cubi e va targato di conseguenza. Corre a 100 km all’ora e contiene, un inedito scooter elettrico, anche un vano per mettere il casco senza bisogno di usare il bauletto. Se la vedrà con la fascia di mercato da noi più ghiotta. Nessun  blocco alla circolazione né oggi né domani. Se il prezzo sarà competitivo potrebbe innescare davvero una rivoluzione intanto cittadina. Intanto la Askoll rafforza la rete dei concessionari e si prepara all’assalto del mercato francese, che in questo settore sta mostrando una grande vivacità.

L’icona impara a sibilare
Ma contribuire alla rivoluzione ecco la Vespa, questa volta elettrica. La Piaggio non è nuova agli esperimenti in questo campo. Il tre ruote MP3 ibrido è una realtà , la bicicletta elettrica super-connessa e piena di tecnologie è al top del mercato (anche nel prezzo). Ma ora la sfida ha tutta l’aria di un assalto su larga scala. Il via nella seconda metà del prossimo anno. “Nel 1946 la Vespa è stata sinonimo di motorizzazione di massa, con la Vespa elettrica ci attendiamo qualcosa di simile in versione moderna” azzardano gli strateghi di Pontedera. La Vespa così congegnata si presenta esattamente come il modello “piccolo” della conosciutissima versione scoppiettante. Quella, per intenderci, che porta i marchi Primavera e Sprint (a loro volta rinnovate e ulteriormente perfezionate). Fuori è proprio uguale, dentro un’altra cosa. Motore da 2 kW con un picco che può raddoppiare, una coppia che supera i 200 Nm, autonomia “massima” (come sempre va verificata sul campo) di 100 chilometri in città. Ricarica completa in quattro ore. Ha persino retromarcia, ammesso che serva, ed è anche lei super-connessa nostro smartphone con la sofisticata app “Vespa Multimedia Platform”. Paura di rimanere scarichi? Piaggio pensato di proporre anche una versione con un piccolo motore endotermico che affianca il motore elettrico e porta l’autonomia, alla bisogna, fino a 200 chilometri .“Un valore che la rende adatta anche a spostamenti extraurbani. Il prezzo? Ancora non si conosce.

La maxi con la spina “fast”

Maxi? Perché no. “Energica” si è fatta strada, quella vera. Fuori città, persino tra gli smanettoni, addirittura tra i cordoli in pista, “anche se non è questo il nostro target” chiariscono. Ha la potenza e le prestazioni di una maxi sportiva. Può contare su primato perfino nella tecnologia di ricarica, che è quella Fast con le nuove colonnine ultra rapide che anche la nostra Enel sta installando le principali arterie oltre che nelle città. Certo, costa un occhio: dai 27mila euro in su. Ma i suoi artefici la vendono con una serie di coccole al cliente. Non solo i gadget che accompagnano la moto ma anche la cura personalizzata, la possibilità di vedersela consegnare in fabbrica con un tour dedicato dello stabilimento. E poi sfodera una componentistica fatta delle migliori realizzazioni italiane: i freni, i cerchi, la forcella, i materiali di assemblaggio .

Costa salata ma “riduce del 70%  - giurano  ogni spesa di manutenzione”. E gli eventuali guasti sono coperti da una lunga e granitica garanzia di tre anni cinque anni sulla batteria che promette mille cicli di ricarica “corrispondenti a 100 mila chilometri”. Certo, gli accumulatori da 12 kW sono una bella riserva , ma fanno pesare la moto circa 180 chili. Una zavorra aggiuntiva di almeno una cinquantina di chili rispetto a un corrispondente modello a benzina. “Ma in movimento proprio non si sentono, grazie a una corretta distribuzione delle masse e una coppia del motore che consente una manovrabilità assoluta” dicono. Energica ti fa comunque assaggiare il futuro. L’accelerazione è quella di una superbike,  fa 200 km con una ricarica rapida di 30 minuti, almeno 120 con una ricarica all’80% in 20 minuti o altrimenti bisogna lasciarla attaccata la presa domestica per tutta la notte.

Energica è costruita in due declinazioni base: Eva e Ego. La prima ha un’impronta più sport-tourer, attenta anche la comodità del passeggero e capace di ospitare le borse da viaggio. La seconda è una sportiva pura, capace di raggiungere i 100 all’ora in tre secondi e di correre a 240. “Ma il nostro target preferenziale non è quella degli smanettoni, ma quella del motociclista è voluto, consapevole, proiettato nel futuro” insistono. In arrivo c’è una nuova versione, che promette tecnologie ancora più raffinate. Si chiama Eva SS9 in omaggio alla via Emilia e al patrimonio di industrie e tecnologia della “Motor Valley” italiana. Il futuro? “Una cosa è certa. L’impronta rimarrà questa. Niente scooter, per carità”.

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