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L’evoluzione di Dacia Duster

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L’evoluzione di Dacia Duster

ATENE - È l’evoluzione della specie. In sette anni Dacia Duster ha venduto più di un milione di unità in tutta Europa, diventando il suv con un rapporto qualità-prezzo tra i più alti in assoluto. Adesso, con la seconda generazione mostra una nuova veste sia nell’estetica sia negli equipaggianti. Siamo andati ad Atene, Terra degli Dei, per provarla in un percorso di asfalto e terra e vedere se potrà entrare nell’Olimpo degli sport utility di successo.

Il prodotto giusto al momento giusto, è stata questa la ricetta (quasi) perfetta di Dacia. Il segmento dei c-suv (quelli di fascia media) dal 2010 è più che raddoppiato e Dacia Duster, solo in Italia, ha venduto oltre 340mila unità. Anche nell’anno che sta per concludersi i numeri sono cresciuti del 13,74% dirigendosi verso le 64mila immatricolazioni entro la fine di dicembre. La seconda generazione prende spunto dalla precedente per fare un passo in avanti.

La piattaforma è, infatti, la stessa e anche lo stabilimento produttivo resta quello di Pitesti, in Romania. Le dimensioni della nuova generazione di Dacia Duster sono pressoché invariate con 4,34 m di lunghezza e 2,05 m di larghezza un passo di 2,67 m. A fare la differenza sono sostanzialmente due cose: lo stile e gli equipaggiamenti.

L’estetica privilegia linee orizzontali e il frontale è stato aggiornato con la mascherina, i gruppi ottici a led a tre segmenti e lo ski che ne esaltano la robustezza. Nel posteriore, c’è un richiamo alle linee orizzontali e viene esaltato dai nuovi fari con quattro quadrati rossi, un dettaglio che ci ricorda molto la concorrente Jeep Renegade. I cerchi sono da 17 pollici, enfatizzati dal passaruota e dalle modanatura nere laterali.

Anche negli interni si notano netti miglioramenti, dall’ergonomia fino alla qualità dei materiali utilizzati. I designer ci hanno raccontato che l’abitacolo è stato ridisegnato ex novo rendendolo più accogliente ed ergonomico. La posizione di guida è rialzata, per una migliore visuale. Sulla plancia il display touchscreen è stato spostato più in alto, migliorandone la visibilità e il colpo d’occhio. Numerosi sono gli equipaggiamenti che fanno il loro ingresso per la prima volta su Duster, tra questi troviamo il servosterzo ad assistenza elettrica; il sistema Multiview camera; il sistema di assistenza in discesa e in salita; la chiave con sistema mani libere; il Blind Spot Warning; l’accensione automatica delle luci; e il clima automatico.

Le motorizzazioni sono le stesse già viste sulla prima Duster e comprendono il benzina SCe 115 cavalli con cambio manuale e trazione 4x2 e 4x4, oltre ai diesel dCi nelle potenze di 90 cv e 110, quest’ultima disponibile sia in versione 4x2 sia 4x4 e con cambio Edc, solo 4x2. In un secondo momento arriverà anche la versione benzina/Gpl da 115 cv.

Per le strade (asfaltate e in terra battuta) della Grecia abbiamo potuto saggiare il comportamento dinamico del diesel 110 cv con cambio automatico Edc in versione 4x2 sia 4x4, quest’ultimo con cambio manuale. Entrambi hanno una coppia massima di 260 Nm già a 1.750 giri.

A limitare un po’ la grinta del 4x2 è il cambio che “lega” l’erogazione, rendendola fluida e non aggressiva. Buone le doti del due ruote motrici che ci ha ben impressionato anche in terreni rocciosi e in pendenza, mantenendo sempre il comfort di bordo. Da segnalare i miglioramenti con il servosterzo ad assistenza elettrica e l’angolo di sterzata, non comune per un suv del genere. Al momento non sono ancora stati resi noti e prezzi, ci aspettiamo che siano solo un po’ più alti della generazione precedente (da 12 a 20mila euro) per gli equipaggiamenti ora disponibili. Nei prossimi giorni scopriremo se Dacia Duster manterrà la strategia qualità-prezzo anche in italia che l’ha contraddistinta fino a questo momento. I listini in Francia e in Germania, già comunicati, partano infatti da circa 12mila euro.

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