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Honda, il cambio automatico si fa strada con l’Africa Twin DCT

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Honda, il cambio automatico si fa strada con l’Africa Twin DCT

Nel 2017 ne sono state vendute circa 3.300. Una cifra che fa della CRF1000L Honda Africa Twin una delle regine delle maxi enduro, segmento in crescita del 3,44%. L'anno prima le vendite erano state 2.840, ma arrivò nei concessionari a febbraio e la produzione fu interrotta a settembre per il terremoto di Fukushima. Il 2017 è stato dunque il primo vero test annuo di mercato per questa moto dal grande passato che, dopo aver montato un bicilindrico parallelo, punta dritto al futuro insistendo anche sul cambio automatico. Della CRF1000L Africa Twin c’è infatti il modello tradizionale con cambio meccanico e quello con il sequenziale a doppia frizione Dual Clutch Transmission. Il Sole 24 Ore ha provato quest’ultimo.

Automatica o manuale
Della versione DCT dell’Africa Twin colpisce la mancanza del pedale del cambio e della leva della frizione. Al posto di quest’ultima, anzi, ma più lontana rispetto alla mano sinistra (per impedire errori), c’è la leva del freno di stazionamento sulla ruota posteriore. A chi proviene da moto tradizionali fanno un certo effetto anche i blocchetti elettrici al manubrio, in particolare il tasto «AT/MT» sulla destra. Ma chi è pratico di simili sistemi sa che è proprio con quel tasto che occorre subito familiarizzare per partire. È da lì che si decide infatti se mettersi in marcia in modalità “automatica” oppure “manuale”. E da lì si apre un mondo.

Un’automatica per ogni strada
Quella tra modalità automatica e modalità manuale è solo la prima di tante possibilità d’impostazione che la CRF1000L Honda Africa Twin DCT consente a chi guida. Perché una delle caratteristiche di questa moto è di passare da angelo a diavolo direttamente oppure per gradi. Non basta, per esempio, scegliere in partenza la modalità automatica, perché questa scelta ne presuppone subito un’altra: quella tra Drive («D») e Sport («S»). E non è finita. Intanto perché la versione Sport si declina a sua volta in tre livelli - S1, S2 e S3 - e poi perché con un altro tasto, il «G» sotto il cupolino, si può intervenire su trazione e motricità per affrontare al meglio il fuoristrada. Chiaro che all’inizio sembra tutto complicato. Invece, mettersi in marcia con la Africa Twin DCT è sorprendentemente semplice a prescindere dall’impostazione scelta. Basta un filo di gas, al resto pensa lei.

Drive, e la moto si guida da sola
Sembra strano e ci vuole un po’, ma ci si abitua presto a non spostare inutilmente mano e piede alla ricerca di leve che non ci sono. In modalità D la Honda Africa Twin DCT diventa un comodo scooterone che procede morbido e pacioso. Non proprio scooterone, in verità. Perché il motore gira al minimo e poi sale al pari della velocità, non resta fisso, e cambia marcia in un attimo. Del freno quasi ci si dimentica, basta chiudere il gas. E se proprio è necessario, con una lieve pressione della leva l’Africa Twin s’accuccia docile. Gli interventi del pilota sono ridotti al minimo: la moto si guida da sola, tutto è facile, bisogna solo concentrarsi sulla strada e lasciarsi trasportare. La mano sinistra, almeno quella, ringrazia.

Un, due, tre, Sport
In configurazione Sport l’Africa Twin è invece capace di ruggire. Lo può fare piano, abbastanza oppure molto forte. I livelli sono infatti tre: S1, S2 e S3. Salendo di livello la moto diventa via via più cattiva: aumentano i giri del motore e le scalate arrivano sempre prima. Da un livello all’altro le differenze sono evidenti, soprattutto se si passa dal primo al terzo, quello che proietta direttamente nell’iperspazio: in S3 le cose di fanno serie, la moto urla, è sempre pronta a scattare e chiede gas in abbondanza anche ai più prudenti. È arrabbiata e comanda lei, sceglie la marcia giusta anche in base all’inclinazione. Difficile, nel traffico, che conceda più della terza. Per domarla e riprendere il controllo di giri e scalate, però, bastano due dita.

Il pollice e l’indice del comando
È proprio così. Passando alla modalità manuale (MT), le dita della mano sinistra tornano utili anche in questa moto, anzi necessarie. Per inserire o togliere le marce bisogna agire sui tasti «+» e «-»: con l’indice si sale, con il pollice si scende. Sembra strano anche questo movimento, all’inizio, ma poi si impara. Le cambiate tra l’altro sono velocissime, molto più che con il cambio tradizionale, e la musica del motore torna ad assecondare i gusti di chi guida. Anche in manuale il DCT è tuttavia pronto a risalire in cattedra se il pilota ha bisogno di aiuto: in caso di brusche frenate, per esempio, si riprende il comando delle scalate. Il tasto M/T, terra di mezzo tra passato e futuro, sembra insomma poter accorciare le distanze tra gli scettici, i diffidenti, i naturalmente contro, i curiosi e gli entusiasti del cambio automatico sulle moto.

I rischi della moto
La CRF1000L Africa Twin è una adventure di dimensioni e peso importanti. In questa moto tutto è grande, anche il maniglione del passeggero, e bisogna tenerne conto nell’alzare la gamba per salire in sella, altrimenti sono ginocchiate. Poco male, comunque, una volta sopra. Lì vince il comfort, fisico e mentale, e tutto sembra un gioco. Come la ricerca della giusta configurazione della moto per sé, per quella strada e per quel momento. Con il rischio di non smettere mai.

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