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Fiat Ritmo, un modello «umile»: ma Abarth e cabrio sono due…

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dopo quarant’anni

Fiat Ritmo, un modello «umile»: ma Abarth e cabrio sono due chicche da collezionare

Un modello veramente di rottura, nella gamma Fiat, quello che si presenta al Salone di Torino nella primavera del 1978; la Ritmo rappresenta, infatti, una evoluzione epocale rispetto alla progenitrice: quella 128 che aveva portato la trazione anteriore in casa Fiat fin dal 1969 ma che, proprio per questa sua origine nel decennio precedente, era ancora legata alla forma della berlina a tre volumi ormai superata nei gusti della clientela di questo segmento da quella a due. Lanciata nella stratosfera commerciale dalla VW Golf del 1974, l’impostazione a due volumi con portellone aveva convinto tutti per la sua praticità mentre i centri stile delle Case avevano fatto il resto e, spronati dalla crescita improvvisa della domanda, erano riusciti in brevissimo tempo ad allontanare da queste vetture l'immagine della furgonetta, per proporre linee nuove e spesso convincenti.

Inizialmente non fu il caso della Fiat Ritmo che, pur conoscendo immediato e confortante successo di vendite, lasciò perplesso più di un commentatore; probabilmente la fuga in avanti degli stilisti Fiat capitanati da Giampaolo Boano fu eccessiva per quegli anni; non oggi però, quando si possono apprezzare in pieno la modernità e la razionalità di questo disegno, per certi versi ancora attuale. Basti pensare all’idea dei fascioni paracolpi, oggi universalmente adottati, certamente già vista sulle Renault 5 e 14, ma qui ampliata fino ad inglobare la calandra con un risultato estetico del tutto inedito e con la apprezzabile serenità in parcheggio che essa consente.

Ottimi, come sempre in casa Fiat, i motori: 1,1 per la versione 60 (CV); 1,3 per la 65 e 1,5 per la 75, inopinatamente proposta sul mercato italiano solo con il cambio automatico; in questo caso la fuga in avanti fu però devastante anche sul piano commerciale: non la comperò nessuno. Progetto modernissimo quindi, non c'è dubbio, quello della Ritmo; ed anche molto valido ma, purtroppo, l’innamoramento di quel periodo della Casa torinese per la plastica della peggior qualità, i cui effetti si erano già visti sull’ultima versione della 128, nel caso della Ritmo prima serie raggiunse forse la sua apoteosi con riflessi molto negativi sull’immagine della Marca ed anche sulla conservabilità nel tempo degli esemplari prodotti.

E non vi erano differenze tra l’allestimento base «L» e quello più completo «CL»; e nemmeno nel caso della serie speciale «Targa Oro» dell’autunno 1979: molto piacevole per le sue colorazioni marrone metallizzato o nero con filettature dorate e per i particolari di allestimento (contagiri, fendinebbia, ecc), ma sempre afflitta da finitura sommaria e da materiali di scarsissima durata. I miglioramenti, consistenti, cominciarono con la versione Super del 1981 dotate solo dei motori 1,3 da 75 Cv ed 1,5 (con cambio manuale) da 85; al loro sviluppo mise mano il nuovo responsabile dello Stile Fiat, l’architetto Mario Maioli, ed i risultati furono evidenti: finalmente una plancia ed un volante degni di tal nome, pannelli porta in tessuto ed un generale miglioramento della qualità.

Purtroppo, e stranamente, le due versioni più collezionabili della Fiat Ritmo prima serie, ci riferiamo alla 105 TC 1.6 ed alla 125 TC 2.0, non furono allestite su queste basi ma su quelle della CL a due porte; presentate ambedue nel corso del 1981 ed accomunate dal motore «Twin Cam» (da qui la sigla) rappresentano due variazioni sportive della Ritmo, ma con un carattere piuttosto diverso: una semplice versione brillante la prima ed invece una vera e propria gran turismo la seconda, curata non a caso dalla Abarth e fiera di portarne il Marchio.

Il suo motore è, praticamente, quello della Lancia Beta 2000 con dieci cavalli aggiuntivi provenienti dalle sapienti cure dei tecnici dello Scorpione ed accoppiato ad un cambio, sempre a cinque marce, ma della germanica ZF. Velocissima, facilmente elaborabile per un ulteriore miglioramento dello sprint, personalizzata con gusto, oggi la Ritmo Abarth 125 TC è certamente la regina tra le sue umili sorelle e se ne possono trovare di buone attorno agli otto/diecimila Euro. Spendendo la metà ci si può confortevolmente accontentare di una 105 TC che, però, regala sensazioni di guida molto meno appaganti rispetto alla sorella maggiore.

Segnaliamo infine che le scelte sfiziose, pur limitandosi alla prima serie della Ritmo, non finiscono qui: contemporaneamente alla coppia appena descritta debuttò la cabriolet costruita dalla Bertone; allestita su base Super 85, è una macchina divertente ed ancora sfruttabile ma solo se si vive in zone tiepide e poco piovose poiché la scarsa cura nelle finiture, che abbiamo infatti criticato, in questo caso si estende alla fattura della capote che presenta infiltrazioni d’acqua praticamente ineliminabili e si gonfia come un pallone anche a velocità men che autostradali: meglio quindi tenerla ripiegata. In ogni caso, con una quotazione attuale attorno ai tremila Euro e bellina come è, sfidiamo chiunque a sostenere che non si tratta di una proposta allettante.

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