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Buon compleanno a Sandro Munari, il campione dei campioni

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Buon compleanno a Sandro Munari, il campione dei campioni

Sandro Munari
Sandro Munari

Il signore con il giaccone rosso che vedete nella foto, scattata circa un anno fa mentre abbraccia felice uno sconosciuto seminascosto, è Sandro Munari: uno dei più straordinari protagonisti dell’automobilismo mondiale di tutti i tempi. Dove ha corso, ha vinto: nei rally, su strada o in pista non faceva differenza. Saliva in macchina, girava la chiave dell’accensione (negli anni 60 e 70 si faceva ancora così) e quando al traguardo si facevano i conti il suo nome era in cima alla classifica.

L’altro signore, lo sconosciuto seminascosto, che ci crediate o no sono io: sorpreso dallo scatto fotografico di Ivano, un amico armato di telefonino. Il luogo dell’incontro è l’officina di Roberto Ratto, conosciuto tra gli appassionati Lancia come «Il mago delle Fulvia»: il copyright della definizione, cosa non banale, è dello stesso Sandro Munari.

Questa immagine l’ho ricevuta, via whatsapp, qualche giorno più tardi. Da allora, immagino sia facile capirlo, la custodisco come un dono prezioso. Perché quando il tuo campione ti regala un abbraccio come questo, cosa puoi desiderare di più? E Sandro è stato il “mio” campione: quello per cui da bambino impazzivo di gioia, piangevo, sventolavo fogli di giornale per far vedere a tutti che lui e Mannucci avevano conquistato Montecarlo. Lui era il Drago: lo era per i tifosi, per i compagni della squadra Corse Lancia e per gli avversari. Un soprannome che lasciava pochi dubbi sui suoi rapporti di forza con il resto del mondo.

Ho sognato di essere come lui: di accarezzare il volante di una Fulvia HF per portarla in cima al mondo, di sfiorarne i pedali per metterla di traverso e ripartire di slancio all’uscita di un tornante, di dare la polvere alle Porsche Carrera ignorando il particolare, tutt’altro che trascurabile, che avessero quasi il doppio dei cavalli nascosti sotto al cofano. Ho sognato di ripetere le sue gesta, ma tutto è rimasto solo un sogno. Come del resto era largamente prevedibile, perché campioni di quel calibro sono inimitabili.

Questa foto, e questo abbraccio, valgono però più di qualsiasi rally io abbia mai desiderato vincere. Il Drago è diventato Sandro: un amico, e ancora oggi mi domando come sia stato possibile. Ho conosciuto lui e la sua famiglia, sono stato a casa sua: insomma, sono andato oltre ogni possibile sogno.

Ho capito quanto gli sia costato, in quegli anni, rendere felice me e tutti i tifosi: non tanto per le fatiche, per le notti insonni passate volando nel buio tra una speciale e l’altra o per le migliaia e migliaia di chilometri che ogni gara gli imponeva di affrontare. Il vero, grande prezzo che il Drago ha pagato per la nostra felicità è stata la lontananza dalla sua famiglia. Adora i suoi figli. Alessia e Maria Luce, le sue principesse: quando parla di loro, gli occhi gli si illuminano di gioia.

E adora Matteo, il primogenito, nato quando Sandro era al culmine della carriera di pilota. Ho capito quanto gli sia costato stare lontano da lui a Padova, qualche mese fa: era appena finita la presentazione di un mio libro dove, guarda caso, si raccontava della straordinaria vittoria nel Montecarlo del 1972. Appena esaurita l’interminabile coda di persone che volevano un autografo (del Drago, ovviamente…) mi si è avvicinato con una copia in mano: «Mi fai una dedica per mio figlio, per favore? Sai, quando era piccolo non c’ero quasi mai e vorrei fargli sapere…». A quel punto si è interrotto, con un nodo alla gola e gli occhi lucidi.

Oggi, 27 marzo 2018, Sandro Munari compie 78 anni. Lo chiamerò, come ogni anno, per fargli gli auguri. Per dirgli quanto sia stato importante avere un campione come lui per cui fare il tifo, per abbracciarlo forte. Per scusarmi, consapevole che le cento e cento vittorie per cui tutti noi tifosi abbiamo gioito hanno avuto un prezzo che Sandro, da solo, ha dovuto pagare. Spero che in tanti facciano la stessa cosa.

Con il Drago viaggeremo sempre tra le sabbie del Sahara e le nevi del Turini, sogneremo vittorie impossibili e taglieremo traguardi irraggiungibili per tutti, tranne che per lui. Ma oggi, almeno oggi, è il giorno di Sandro.

Buon compleanno, campione.

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