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Coppa Milano-Sanremo 2018: un viaggio nella storia dell’automobile

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Coppa Milano-Sanremo 2018: un viaggio nella storia dell’automobile

Un viaggio per l'Italia e nel tempo. Gli oltre 600 chilometri della decima rievocazione storica Coppa Milano-Sanremo ci hanno portato dal 22 al 24 marzo in paesi tra Lombardia, Piemonte e Liguria che sembrano fuori dal flusso della società digitalizzata che viaggia sul 4G riscoprendo, a bordo della Giulietta TI della Scuderia del Portello, che la tecnologia e il design delle auto hanno fatto passi da gigante negli ultimi decenni.

Abbiamo preso le misure con la Giulietta TI sul leggendario circuito di Monza, per poi trasferirci in piazza Castello a Milano, dove l'indomani avrebbe preso il via ufficiale la gara di regolarità storica.

Circa 280 km la prima tappa, con dieci prove cronometrate e due prove di media per raggiungere in serata il porto di Rapallo. La seconda tappa, di circa 335 km ci ha portato da Rapallo a Sanremo, passando da Acqui Terme e, purtroppo, saltando tredici delle trentacinque prove della giornata a causa della neve e del maltempo che ha impedito il passaggio sul Passo del Turchino.
Ma nel pomeriggio, avvicinandoci al mare di Sanremo, abbiamo potuto portare le storiche signore a quattro ruote su alcune delle strade più leggendarie del rallysmo internazionale, come Bajardo e Colle d'Oggia. Ad attenderci alla città dei fiori, un caloroso pubblico di uomini e donne di tutte le età che hanno espresso una passione viva e profonda per le auto.

L'itinerario è stato molto lungo e impegnativo, soprattuto per auto storiche come la Giulietta del 1964 che ci ha accompagnato. Niente specchietto retrovisore esterno di destra, niente cinture di sicurezza o sedili contenitivi. Ovviamente. Per non parlare di Abs e maneggevolezza o infotainment, già l'autoradio sarebbe stata un lusso. Un'esperienza che ci ha permesso di comprendere e toccare con mano il cambiamento che negli ultimi decenni il settore ha guidato, capendo che tutti i sistemi di assistenza alla guida sono “solo” un supporto a quello che è l'elemento principale: l'uomo.

Alla guida con volante con dimensioni e finiture improbabili per i nostri tempi e un cambio manuale sotto il volante che ti fa veramente sentire quando entrano le marce e che non perdona se non le “accompagni”.

E il co-driver (nella vita quotidiana anche passeggero) che durante i 600 km ha letto il roadbook, un libretto cartaceo che segnala incroci e svolte, non permettendo neanche a lui di distrarsi ad ammirare lo splendido paesaggio degli Appennini liguri.

A supportarci in questa esperienza, il team della Scuderia del Portello, un gruppo di veri appassionati delle auto del Biscione che tengono viva la passione di una parte della storia dell'automobilismo italiana.

E, il team Bosch con l'ultima vettura Alfa Romeo, la Stelvio. Con quest'ultima, un confronto generazionale è stato inevitabile, mostrandoci quanto gli Adas realizzati dal colosso tedesco siano utili. Tra questi ricordiamo la frenata di emergenza con rilevamento dei pedoni o il mantenimento della corsia e il cruise control adattivo; tutti sistemi che mirano alla sicurezza a tutte le velocità.

Quelle storiche, invece, a basse velocità ti danno la percezione di andare forte. Sono auto rumorose e con vibrazioni che se avvertite sulle vetture moderne preoccuperebbero ma che in questo caso sono solo un linguaggio ormai quasi dimenticato.

Guida di auto storiche o palestra, perché sempre di attività fisica si tratta ma della quale la prima ti regala ancora l'emozione di condurre un veicolo e ti fa sentire che lo muovi con la forza delle tue braccia e che necessita sempre di un'attenzione vera e precisa del guidatore. Quest'ultima che con i comfort e i sistemi di assistenza alla guida rischia di essere distratta in altre attività ma che in realtà è il primo fattore di sicurezza.

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