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Sulla Fiat Tipo a sorpresa trovi anche lusso e sportività di ottimo livello

trent’anni dopo

Sulla Fiat Tipo a sorpresa trovi anche lusso e sportività di ottimo livello

La Fiat Tipo fu la protagonista del numero di Febbraio 1988 di Quattroruote con un servizio di trentadue pagine, oltre alla copertina, più un paio di inserti pieghevoli a colori su carta patinata; allora qualcuno brontolava, e forse con qualche ragione, per questa grande attenzione nei confronti del Gruppo da parte della stampa specializzata italiana. Oggi, invece....quanta nostalgia! La fierezza per le capacità della nostra industria era allora palpabile, alle volte anche al di là della qualità effettiva dei prodotti; che però, in questo caso specifico lasciava ben poco a desiderare.

La tanto celebrata VW Golf, consueto termine di paragone in questa categoria, veniva infatti surclassata in tutti gli aspetti più importanti per una berlina compatta da famiglia tranne uno: la cura costruttiva, storico gap della Casa torinese nei confronti della migliore concorrenza, oggi molto meno evidente ma mai colmato del tutto. In ogni altro settore la berlina tedesca appariva perdente: spazio interno, prestazioni, consumi, tenuta di strada: aspetti che poi, peraltro, si rivelarono tutti vere e proprie specialità della Fiat Tipo progetto 160.

Un deciso passo avanti rispetto al progetto 138 della Ritmo, per quanto non chilometrico come quello di quest’ultima nei confronti della vecchia e cara 128: un’automobile veramente di un’altra epoca. Le ultime Ritmo, invece, erano già state molto affinate e quindi il vero progresso rappresentato dalla Tipo nei loro confronti riguardò principalmente la sua tecnica costruttiva a sottosistemi, veramente rivoluzionaria ma che poco interessava alla clientela. La quale venne invece sedotta (la comprò in circa 1.905.000 unità) dalle qualità prima elencate combinate con prezzi di vendita correttamente definiti; al debutto la Fiat Tipo era disponibile con tre motorizzazioni a benzina: 1,1; 1,4 e 1,6 litri e due a gasolio ad iniezione indiretta, uno da 1,7 litri aspirato ed un 1900 turbo da 90 CV che ne faceva la versione più performante con tempi di accelerazione in grado di “sverniciare” la leggendaria VW Golf GTD, allora beniamina di tanti giovani appassionati.

Qualche perplessità, invece, per la linea: piuttosto innovativa soprattutto nella finestratura, non piacque subito a tutti nonostante il suo particolare andamento rappresentasse un inconfondibile “tocco” di Ercole Spada nella sua veste di consulente di «I.D.E.A. Institute», firmataria dello stile. Rovescio della medaglia: l’auto è invecchiata molto bene ed ha proporzioni moderne ancora oggi. Due erano i livelli di allestimento: uno che definiremo base e l’altro denominato «Digit» per le versioni più lussuose che dovevano la loro denominazione ad una strumentazione digitale tanto scenografica quanto portatrice di una serie di noie che ne suggerirono il progressivo abbandono.

Nell’arco dei sette anni di produzione, la Tipo fu poi proposta in un’infinità di versioni con altrettanto numerosi motori, ma quelle che ci preme segnalare agli appassionati non sono tante. La prima è la Suite del 1992: motorizzata con un 1,6 litri ad iniezione «single point» da 75 CV era un vero salotto con aria condizionata e, a richiesta, un interno in pelle nera o rossa che comprendeva volante e leva del cambio; pregevolezze che, soprattutto nel colore più chiaro, era ben difficile ottenere in questa categoria; oggi, a trovarla, rappresenta una occasione da non perdere.

Poi le sportive, eredi di quelle Ritmo Abarth già passate alla storia; qui niente Scorpione, purtroppo, ma i loro motori sono adeguatamente prestanti: si partì, già nel 1989, con i 136 CV dell’1,8 bialbero presente sulla Tipo i.e. 16V per poi passare, nel 1991, ai 145 CV della due litri 2.0 16V capace di superare di slancio i duecento all’ora. Ambedue piacevolissime da guidare e molto versatili, rappresentano un bel modo per girare su di un’auto classica senza complessi di inferiorità nel traffico odierno anche se scontano due controindicazioni: la prima è che le cifre oggi richieste per queste versioni ci paiono spesso troppo alte (riteniamo non si dovrebbero superare, per ora, i 3.500 Euro) e la seconda per onestà intellettuale, occorre dire che, incontrando al semaforo una VW Golf GTI, a parità di valvole e di vetustà e contrariamente alle Turbodiesel, la “paga” è inevitabile.

Nel 1993, un lieve restyling del modello porta con se una versione tre porte dal disegno molto pulito che sembra fatta apposta per vestire le meccaniche più prestazionali; pochi però la scelsero in quanto, evidentemente, l’utente tipo della Tipo (ripetizione voluta) teneva famiglia anche se la sua passione era la guida sportiva. Collezionisticamente ci paiono le più appetibili, così rare come sono, anche se, onestamente, le dimensioni spropositate delle loro portiere ci lasciano dubbiosi sulla tenuta negli anni delle cerniere; e si sa: sono componenti, questi, che è impossibile riparare validamente a costi compatibili con una vettura di questo Tipo.

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