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Benelli, la Leoncino torna a ruggire. Ecco la nostra prova

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TEST RIDE

Benelli, la Leoncino torna a ruggire. Ecco la nostra prova

Vista per la prima volta a Eicma 2015, la Leoncino di Benelli ha subito attirato l'attenzione del pubblico, affascinato dalla linea semplice ma elegante e da alcuni dettagli come il portatarga ancorato al forcellone e il piccolo leone sul parafango anteriore, proprio come sulla Leoncino 125 del 1956.

Meccanica robusta. La Leoncino, in realtà, è una moto moderna, con motore bicilindrico in linea, Euro 4, di 499,6 cc, raffreddato a liquido, con una potenza dignitosa (48 cv a 8500 giri) e una coppia adeguata alla mole della moto (46 Nm a 6mila giri per 207 kg in ordine di marcia). La ciclistica è onesta, senza troppi fronzoli: telaio a traliccio in tubi d'acciaio a vista, cerchi in lega da 17 pollici con pneumatici da 120/70 e 160/60, e un interasse agile di 1.460 mm che ben si sposa con l'inclinazione del cannotto di sterzo di 23,1° per un'avancorsa molto contenuta (89,5 mm). Il reparto sospensioni vede una forcella con robusti steli rovesciati (50 mm di diametro), regolabile nel precarico, e un mono laterale, anch'esso regolabile nel precarico grazie a un comodo pomello. Portano la firma Benelli le pinze: le anteriori, radiali a quattro pistoncini, mordono due dischi disco da 320 mm di diametro, mentre la posteriore a un pistoncino lavora su un disco di 260 mm di diametro. C'è ovviamente l'Abs (l'omologazione Euro 4 lo impone) ed è interessante che lo si possa escludere, premendo il pulsante posto in una posizione insolita sul blocchetto sinistro (sotto l'attacco dello specchietto retrovisore).

Dettagli di spicco. Avvicinandoci alla Leoncino si rimane affascinati dal faro anteriore (non efficacissimo per la verità), caratterizzato dalla tecnologia led. Si sale in sella, posta a 810 mm da terra, e se ne apprezza la consistenza: offre un buon supporto e consente un po' a tutti di toccare a terra con i piedi, grazie anche ai fianchi molto snelli della Leoncino che consentono di stringerla tra le gambe; solo i più alti (over 185 mm come chi scrive) avranno le ginocchia un po' troppo piegate e alla lunga patiranno un po' la posizione. Il manubrio s'impugna comodamente: è largo e dà una piacevole sensazione di controllo della moto in ogni situazione; inoltre, è ruotabile semplicemente allentando i riser, per regolarne l'inclinazione. Ed è quello che cerca chi torna alla moto dopo anni di automobile o chi muove i primi passi con le due ruote. Un'occhiata alla strumentazione, tutta digitale, con una bella luce blu di sfondo: sotto il sole a picco qualche tratto si perde, ma è sempre leggibile. E offre tutte le informazioni necessarie: indicatore di marcia (utile per i neofiti), livello carburante, temperatura ambiente e del liquido di raffreddamento; il contagiri è un arco che si completa al salire dei giri del motore.

Godibile ai regimi medio-bassi. Una volta avviato, il bicilindrico conquista con la sua voce, roca al punto giusto. Con il manubrio largo e il peso abbastanza contenuto si manovra agilmente, anche se il raggio di sterzo potrebbe essere più stretto; il retro della medaglia è che, a braccia spalancate, si prende parecchia aria in autostrada. Che non è certo l'ambiente d'elezione della Leoncino: anche se ai bassi giri potrebbe avere un po' di tiro in più, il bicilindrico ha un discreto brio e prende giri con facilità, fino al regime di potenza massima, oltre il quale è inutile insistere, meglio passare alla marcia successiva. Anche perché il cambio ha una rapportatura abbastanza ravvicinata ed è abbastanza fluido negli innesti, con una frizione morbida (purtroppo la leva non è regolabile nella distanza dal manubrio). La Leoncino va guidata giocando con la coppia e con il cambio, anche se in sesta si riesce a riprendere anche dai 50 km/h, senza particolari incertezze. Neofita e motociclista di ritorno ameranno la guida sempre prevedibile della Leoncino, mentre i più esperti la troveranno non velocissima a scendere in piega: la Leoncino non è una naked da sparo moderna, ma predilige una guida rotonda. In città su buche e pavé si patisce un po' la risposta piuttosto rigida delle sospensioni, specie se si viaggia in due, eventualità rara, vista la ridotta porzione di sella dedicata al passeggero che, per contro, ha a disposizione due ampie maniglie cui aggrapparsi. Poche le vibrazioni, limitate alle pedane, e mai fastidiose. Bene anche al capitolo freni: nonostante i grossi dischi anteriori, la frenata è sempre modulabile, mai aggressiva, con il posteriore che aiuta, specie quando si tratta di correggere la traiettoria in curva.

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