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Così Roland de la Poype, genio di nobili origini, creò un…

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50esimo anniversario

Così Roland de la Poype, genio di nobili origini, creò un gioellino chiamato Citroën Mehari

La storia della Citroën è costellata di veri e propri geni dell’automobile, a partire dallo stesso fondatore André per passare poi attraverso Pierre Boulanger e finire a Flaminio Bertoni; questa volta dobbiamo parlare però di tale Roland de la Poype, un signore di nobili origini che si occupava di sperimentazione ed applicazione di brevetti e che, vista la moda nascente delle vetture «simil fuoristrada» a due sole ruote motrici, ha l’idea di proporne la costruzione di un modello alla Citroën.

Indubbiamente, con il senno di poi, appare chiaro che il telaio della 2CV sembra fatto apposta per questo tipo di realizzazioni; progettato, come si ricorderà, per consentire agli agricoltori di portare le uova al mercato, attraverso le dissestate strade dell’epoca nelle campagne francesi senza rompere nemmeno una, con le sue alte ruote, le sospensioni morbidissime ed il pianale perfettamente piatto, era in grado di consentire un grado di mobilità sconosciuto ai modelli consimili dell’epoca.

Ci riferiamo alla Jungla della Savio su base Fiat 600D, alla Morris Mini Moke su base Mini Minor, alla CAP Scoiattolo su base Fiat 500F; mettendole a fuoco nella memoria, si capisce subito che la Mehari, così venne battezzata la concorrente parigina riferendosi ad una pregiata razza di dromedari caratterizzati, come lei, di grande robustezza e pochissima sete, aveva alcune marce in più, in particolare in termini di versatilità. Più confortevole su strada, appena la si abbandonava per sentieri più impervi metteva subito in luce la generosità del suo bicilindrico da 0,6 litri preso dalla Dyane e l’indifferenza delle sospensioni e del pianale alle asprezze anche più pronunciate; per metterla in crisi occorrevano veramente situazioni affrontabili solo con mezzi a quattro ruote motrici, dotazione che anche essa erediterà a partire dal Maggio 1979.

Ma andiamo con ordine: la presentazione della Mehari è databile al Salone di Parigi del 1968, dove immediatamente si ha riscontro della sua rispondenza ai gusti del pubblico raccogliendo cinquecento ordini prima della conclusione della Mostra; tra le altre cose fece sensazione la carrozzeria in materiale plastico ABS colorato nella massa: soluzione che, pur dissimulando efficacemente gli eventuali graffi, non riuscì mai ad impedire che la Mehari sbiadisse in maniera spettacolare inducendo molti ad una riverniciatura coi metodi tradizionali che, se pure ripristinava una artificiale brillantezza, ne rovinava irreparabilmente la personalità.

La ricerca della semplicità, sempre ben presente nelle utilitarie francesi, raggiunse nella Mehari livelli record arrivando a rinunciare inizialmente persino alle portiere che vennero montate solo dal 1970; nel 1978 la seconda serie mostra una calandra diversa, meno simpatica ed espressiva; all’interno sono nuovi il volante e la strumentazione (presa dalla LNA) mentre nel comparto meccanico è importantissima l’adozione dei freni a disco anteriori che, oltre a migliorarne l’efficacia, ne rendono infinitamente meno complicata la manutenzione.

Nel 1979, come detto, è la volta della 4X4 che, tra le altre cose, di freni a disco ne ha quattro; è una versione costruita in pochissimi esemplari (1.213 in tutto) poiché, pur efficacissima in fuori strada, evidentemente non era coerente con il carattere scanzonato ed economico del modello base. Nel 1983 nasce una versione speciale denominata «Azur», adattissima all’uso balneare: è di colore interamente bianco con calandra, portiere, capote e strisce sui sedili di colore blu; inizialmente pensata come una serie limitata a settecento esemplari, venne poi integrata nella gamma Mehari, visto il grande successo ottenuto.

La Citroën Mehari viene tolta di produzione nel 1987 dopo circa 145.000 esemplari costruiti; oggi ci pare una proposta estremamente interessante per tutti coloro che hanno una seconda casa ove desiderano lasciare una vettura che più servizievole di così è impossibile: non paga il bollo; non teme freddo o caldo in quanto raffreddata ad aria, può trasportare tutto ciò che può servire sia per le vacanze che per gli inevitabili 'lavoretti' di casa; consuma pochissimo; facilissima da riparare in quanto tutti i ricambi sono disponibili ed il progetto è proprio «francescano»; che dire di più?

Ebbene sì, lo diciamo: oltre ad essere entrata ormai con pieno diritto nel mondo del collezionismo con valutazioni costantemente crescenti, la Mehari è anche molto elegante purché sia stata conservata con la sua carrozzeria sbiadita; da evitare invece capote sbrindellate e svolazzanti. Da preferire della prima serie, malgrado i freni a tamburo, per la simpatica espressione da cagnolona materna, oggi è acquistabile, in ottimo stato, attorno ai dieci/dodicimila euro; un investimento da raccomandare: nel nord Europa costa già molto di più.

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