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Norme e Tributi Fisco

Con la cedolare resta l'imposta di registro

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Questo articolo è stato pubblicato il 06 agosto 2010 alle ore 09:06.

Cedolare secca sugli affitti al 20% ma resta fuori l'imposta di registro. Faranno eccezione solo i contratti a canone concordato che, invece, dal prossimo primo gennaio potranno essere assoggettati alla cedolare senza più sottostare all'obbligo del registro al 2 per cento. Ma che rischiano di sparire per la scarsa convenienza, dopo la sostanziale equiparazione fiscale ai contratti di mercato.

La scelta di ridurre di cinque punti percentuali (rispetto alle ipotesi iniziali) l'imposta sostitutiva da applicare ai canoni di locazione delle case, ha obbligato l'Economia a rivedere la struttura stessa della cedolare e a portare da 90 a 95 l'acconto 2012. Dal prossimo 1° gennaio 2011 la nuova imposta assorbirà l'Irpef sugli affitti, le relative addizionali e la sola imposta di bollo. Così per gli affitti "liberi", cioè al prezzo di mercato, oltre al 20% della cedolare per i prossimi tre anni si continuerà a versare il 2% per le registrazioni dei contratti di affitto (anche se a carico del proprietario è solo la metà dell'imposta, il resto può essere chiesto all'inquilino).

Spetterà alla nuova imposta municipale ordinaria, nella versione cosiddetta "di possesso", assorbire definitivamente l'imposta di registro a partire dal 2014, quando entrerà ufficialmente in vigore per completare il federalismo fiscale per i comuni. I risultati, tranne che per chi ha redditi molto bassi (si veda la tabella nella pagina) si risolve in un vantaggio generalizzato per i proprietari: il minor gettito non potrà essere recuperato se non facendo emergere tutti gli affitti in nero.

Un piccolo vantaggio è stato riservato ai contratti a canone «concordato», per i quali la cedolare (fino al 2014) assorbirà invece il registro. Ma si tratta di poca cosa, che certo non servirà a evitare la scomparsa di questa tipologia contrattuale.

I contratti «concordati»,infatti, sinora scontavano l'Irpef su una quota dei canoni pari al 59,5 per cento, rispetto a quelli di mercato, la cui base imponibile era invece pari all'85% dei canoni. La nuova aliquota unificata al 20% rende del tutto svantaggiosi per i proprietari i canoni concordati, che in molte città sono sensibilmente più bassi. Ora, infatti, un canone concordato poteva competere con uno di mercato solo se quest'ultimo lo superava di non oltre il 20 per cento.

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Ma adesso che non c'è più il vantaggio fiscale (tolte le poche decine di euro dell'imposta di registro) non si capisce perché il proprietario dovrebbe preferirli.
A rilevare il problema sono l'Unione inquilini e il Sunia, (sindacati dei conduttori). Anche per Confedilizia «Rimane il problema della penalizzazione dei contratti a canone calmierato», e per l'Asppi (piccoli proprietari) è un «duro colpo» ai canoni calmierati. Su questa linea anche l'Appc (altra associazione della proprietà), per la quale però l'aliquota è comunque «pesantissima» e la cedolare «inasprisce il carico fiscale sulla casa».

In ogni caso la norma del decreto che obbliga a registrare i contratti in nero entro il 31 dicembre sarebbe bastata da sola a far emergere l'evasione: la sanzione è infatti l'applicazione di un canone annuo pari al triplo della rendita catastale, con una perdita dal 90 al 70% rispetto agli affitti di mercato. Gli inquilini avrebbero quindi tutto l'interesse a segnalare le situazioni irregolari e i proprietari si troveranno così spinti a registrare al più presto i contratti in nero.

Per Paolo Righi, presidente della Fiaip (agenti immobiliari) questa è comunque «è un'occasione straordinaria per far emergere i contratti in nero anche nel settore turistico, dove non sussiste l'obbligo di registrazione».

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