
MILANO
Sono una trentina gli accordi sottoscritti fino a oggi tra aziende e parti sociali per inserire i lavoratori che percepiscono trattamenti di sostegno al reddito in progetti di formazione o riqualificazione. I progetti vengono messi in atto in costanza di rapporto di lavoro e possono includere anche attività produttive connesse all'apprendimento. La prima intesa è stata siglata sei mesi fa. A essere coinvolte sono soprattutto piccole e medie aziende. A fornire un primo bilancio della misura prevista dal decreto legge anti-crisi 78/09 (articolo 1), in legge 102/09, sono fonti interne del ministero del Lavoro.
Dal punto di vista procedurale questi accordi vengono sottoscritti da aziende e parti sociali o presso il ministero o nelle sue direzioni regionali o provinciali. In questa seconda ipotesi è la Dpl nel cui territorio ha sede l'impresa interessata al progetto a fare da cornice all'intesa. Entro 30 giorni dalla conclusione dell'accordo, e comunque prima dell'inizio della formazione, il datore di lavoro deve comunicare all'ufficio Inps che eroga e autorizza la prestazione di sostegno al reddito nome e cognome del lavoratore coinvolto nel progetto.
Considerato che la norma è dell'anno scorso, che le modalità di attuazione di questa misura sono state definite da un decreto interministeriale Lavoro/Economia pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 44 del 23 febbraio scorso e, soprattutto, che lo stesso Dl 78 ha previsto che le risorse venissero messe a disposizione dal Fondo sociale per l'occupazione e la formazione (20 milioni per il 2009 e 150 per quest'anno), il tiraggio della formazione per i lavoratori in Cig è ancora abbastanza limitato.
In primo luogo trovare un accordo sindacale non è sempre facile. C'è poi un'altra questione, che riguarda il trattamento contributivo sull'importo dovuto a titolo retributivo, in base a quanto disposto dal decreto legge. In particolare le aziende hanno segnalato al ministero che il lavoratore, già destinatario del trattamento di Cig, fruisce per questo motivo di una copertura figurativa a fini previdenziali. Ne consegue che il datore di lavoro non ha alcun obbligo di contribuzione ulteriore. Questa la posizione delle associazioni datoriali.
Il 2 agosto l'Inps ha fornito un'interpretazione non proprio in linea con questo ragionamento (messaggio 20232): le aziende erano comunque tenute a versare l'intera contribuzione, sia a titolo pensionistico sia per le prestazioni minori. Le associazioni datoriali hanno chiesto una modifica dell'orientamento dell'Istituto. Il 6 agosto, ancora con un messaggio (20810, si veda «Il Sole 24 Ore» del 7 agosto) l'ente ha modificato la precedente interpretazione e ha spiegato che la copertura contributiva a fini pensionistici non va versata dalle aziende in quanto è già garantita da quella dovuta per l'evento cassa integrazione. Questo chiarimento potrebbe rilanciare questo strumento.
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L'opportunità
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