Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 20 marzo 2011 alle ore 08:16.

My24


ROMA
Cassa forense si costituirà parte civile nei procedimenti per evasione fiscale a carico degli iscritti. Lo ha annunciato ieri mattina il presidente Marco Ubertini, a margine dei lavori finali del VI Congresso di aggiornamento professionale organizzato dal Cnf, incentrati sulla deontologia nei comportamenti dei legali. «Per ora – dice Ubertini al Sole 24 Ore – ci limitiamo a essere stati individuati e notificati come "parte offesa" in un'inchiesta della procura di Napoli, ma è chiaro che nelle fasi successive formalizzeremo il nostro ruolo processuale. Del resto l'evasione contributiva è un aspetto per noi vitale dell'evasione alle imposte, che come amministratori abbiamo il dovere di perseguire».
Ma anche senza arrivare a violazioni di rilevanza penale, il quadro tracciato dal presidente di Cassa forense sugli adempimenti della categoria è abbastanza preoccupante: «Al 31 dicembre scorso, dei 206mila avvocati tenuti a comunicare in via telematica il modello 5 relativo ai redditi, circa il 10% è risultato inadempiente, percentuale ancora più alta se calcolata sugli iscritti effettivi dell'istituto». Per combattere l'"assenteismo" la Cassa attiverà i rimedi della legge 576/80 che prevede, tramite la segnalazione agli ordini territoriali, la sanzione disciplinare automatica della sospensione dall'albo. Significativo il fatto che la dichiarazione di guerra di Ubertini, resa durante un'affollatissima tavola rotonda e confortata dalla conferma di due provvedimenti di sospensione adottati dal Cnf pochi giorni fa in sede di appello, sia stata accompagnata dal lungo applauso della platea dei legali.
I rischi di un rapporto approssimativo, o comunque non trasparente e corretto con l'istituto, sono l'altra emergenza per gli iscritti. Il controllo sulle incompatibilità maturate nel corso degli anni viene infatti generalmente svolto solo al termine della carriera, con il risultato che capita talvolta di dover cancellare d'ufficio periodi di incompatibilità anche prolungati, con relativo posticipo della pensione. La casistica recente, illustrata durante la tavola rotonda, racconta di situazioni bizzarre al limite della comicità: tra le pensioni negate ci sono quelle all'avvocato titolare di area di servizio in autostrada, l'avvocato tabaccaio e pure il legale proprietario di un'impresa di pompe funebri.
Se da una parte è necessario recuperare un dovere di lealtà nei confronti della categoria, dall'altro appare inevitabile innalzare il livello di vigilanza sui comportamenti degli iscritti. Magari anche in tempo reale, come è stato fatto recentemente a Modena, dove sono stati incrociati i dati della cassa con quelli dell'Inps per scoprire in corsa gli avvocati con doppia o tripla fonte di reddito "incompatibile".
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi