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Questo articolo è stato pubblicato il 25 marzo 2011 alle ore 19:23.

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La Guardia di Finanza non può, senza l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica, fare accertamenti fiscali nei locali in cui il professionista ha la residenza. Anche se si tratta dello studio.

Illegittimo il sistema con cui era stata acquisita la documentazione
La Cassazione, con la sentenza n. 6908, conferma la decisione con cui la Commissione tributaria regionale del Lazio aveva annullato le sanzioni, imposte a una società, per infedele dichiarazione dei redditi, ritenendo illegittimo il sistema con cui la documentazione che "inchiodava" la Spa era stata acquisita. Il "blitz" dei finanzieri era, infatti, avvenuto nell'abitazione-studio del commercialista che seguiva la società. Una visita fatta in violazione di quanto previsto dal Dpr 633 del 1972 che, con l'articolo 52, limita la possibilità di accesso degli ispettori ai «locali destinati all'esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali».

Porte aperte solo previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica
L'eccezione alla regola è invece contemplata dal secondo comma che "apre" anche le porte di locali diversi ma solo «previa autorizzazione del procuratore della Repubblica» e soltanto in caso di gravi indizi di violazioni delle norme tributarie. A nulla è servita la giustificazione dell'Agenzia delle entrate giocata sul fatto che il professionista avesse la residenza all'indirizzo dello studio pur abitando altrove. Secondo gli ermellini anche la sola residenza è sufficiente a creare una zona "off limits".

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