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Questo articolo è stato pubblicato il 06 aprile 2011 alle ore 06:42.

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L'adozione del sistema contributivo (rispetto al più generoso retributivo) può comportare livelli di prestazione molto modesti con tassi di sostituzione (rapporto tra pensione e ultimo reddito) potenzialmente compressi al di sotto del 25 per cento. Il vantaggio che tale sistema di calcolo produce va ricercato nelle garanzie di sostenibilità finanziaria di lungo periodo.
Ecco perché appare tecnicamente accettabile ed equilibrato pensare che, rispettati i vincoli di stabilità, quota parte del contributo integrativo possa essere utilizzato per irrobustire i montanti individuali degli iscritti in contributivo. D'altra parte, in un'ottica di ricerca dell'equilibrio sostenibilità/adeguatezza, gli enti che ancora hanno il retributivo riescono a pervenire ad analogo risultato invertendo i fattori, ovvero garantendo prima una migliore aspettativa previdenziale agli iscritti, salvo coprire le conseguenti necessità finanziarie utilizzando in maniera indistinta anche le entrate derivanti dall'integrativo.
Quantificare l'impatto che l'adozione del Ddl potrebbe avere sui conti dei professionisti può risultare complesso in quanto le singole valutazioni dipendono dalle diverse variabili riferite sia all'ente (ad esempio, i rendimenti applicati), sia ai singoli iscritti (ad esempio, contributo soggettivo utilizzato). Va considerato anche il rapporto tra fatturato e reddito, che può variare da valori superiori a 2 fino a 1,1 per le professioni che non necessitano di particolari costi di struttura (ad esempio, gli infermieri).
Con le simulazioni riportate nel grafico si vuole quantificare, in prima battuta, il potenziale impatto del provvedimento sul tasso di sostituzione atteso. La pensione prevista viene misurata rispetto a diverse aliquote di versamento del reddito nel corso della vita lavorativa (40 anni). I risultati vengono segmentati in funzione della percentuale di riaccredito del contributo integrativo sul montante individuale. È difficile dare una quantificazione numerica e oggettiva del concetto di adeguatezza previdenziale. Certamente possiamo affermare che percepire, il primo anno da pensionato, un reddito ridotto di oltre il 75% rispetto all'anno prima trasforma radicalmente il tenore di vita e probabilmente non soddisfa i dettami costituzionali. D'altra parte l'aliquota contributiva del 10% non è sufficiente a garantire una pensione adeguata.
Il meccanismo che sottende il provvedimento di riaccredito permetterà anche agli iscritti più giovani di poter agire in modo sempre più consapevole nel costruire il proprio futuro previdenziale, ciascuno rispetto alla propria sensibilità oltre che alle proprie capacità di risparmio.
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Il provvedimento
Pubblichiamo il testo del disegno di legge approvato ieri dal Senato.
ARTICOLO 1
Il comma 3 dell'articolo 8 deldecreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, è sostituito dal seguente:
«3. Il contributo integrativo a carico di coloro che si avvalgonodelle attività professionali degliiscritti èfissato mediante delibera dellecasse o enti di previdenzacompetenti, approvata dai Ministeri vigilanti,in misura percentualerispetto al fatturatolordo ed è riscossodirettamente dal l'iscritto medesimo all'atto delpagamento, previaevidenziazione del relativo importo nella fattura. Lamisura del contributo integrativo di cui al primo periodo non può essere inferioreal 2% e superiore al 5%del fatturato lordo. Alfinedimigliorare i trattamentipensionistici degliiscritti alle casse o enti dicui al presente decreto legislativo e a quelli di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, che adottano ilsistema di calcolo contributivoè riconosciuta lafacoltà di destinare parte delcontributo integrativo all'incremento dei montanti individuali, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica garantendo l'equilibrioeconomico, patrimoniale e finanziario delle casse e degli enti medesimi, previa delibera degli organismi competenti e secondo le procedure stabilite dalla legislazione vigente e dai rispettivi statuti e regolamenti. Le predette delibere, concernenti la modifica della misura del contributo integrativo e i criteri di destinazione dello stesso, sono sottoposte all'approvazione dei Ministeri vigilanti, che valutano la sostenibilità della gestione complessiva e le implicazioni in termini di adeguatezza delle prestazioni».

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