Il Sole 24 Ore
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La coincidenza prezzo-costo non è sufficiente per la rettifica

Domenico Carnimeo



L'accertamento di maggiori ricavi non può fondarsi sull'unica presunzione secondo cui il prezzo di vendita al dettaglio della merce coincide con quello di acquisto sul quale il fornitore ha applicato uno sconto. Ad affermarlo è la Ctr Puglia con la sentenza n. 12/6/11, nella quale si chiarisce che tale ricostruzione induttiva dei ricavi non è giustificata nemmeno quando, in sede di verifica, non sia stato rinvenuto un «listino dei prezzi alla clientela», poiché in nessun caso il prezzo di acquisto della merce, sia pure scontato dal fornitore, può assumersi quale «prezzo consigliato al pubblico».
La vicenda ha inizio con una verifica fiscale eseguita dai funzionari dell'amministrazione finanziaria nei confronti di una Snc esercente la vendita al dettaglio di orologeria, gioielleria ed articoli da regalo, a conclusione della quale si contestava l'indeducibilità di costi per 8.305,08 euro, ritenuti «non di competenza dell'anno verificato», e l'omessa dichiarazione di maggiori ricavi per 59.662,95 euro. Questi ultimi, in particolare, venivano rideterminati assumendo che, non avendo rinvenuto un listino dei prezzi al pubblico, il prezzo di vendita potesse coincidere con quello di acquisto «rilevato dalle fatture passive», rispetto al quale il fornitore aveva applicato uno sconto. Secondo i verificatori, infatti, quello sconto rappresentava il «margine di guadagno» per il dettagliante.
Scaturivano, quindi, un avviso di accertamento nei confronti della Snc per la rettifica del reddito d'impresa (ai fini Iva e Irap), e un avviso di accertamento nei confronti dei due soci per la rettifica del reddito di partecipazione (ai fini Irpef). Contro gli avvisi i contribuenti ricorrevano alla Ctp che, previa riunione dei ricorsi, li accoglieva.
L'ufficio proponeva appello, ma la Ctr lo ha respinto. Per quanto riguarda la contestata indeducibilità di alcuni costi, è stato evidenziato che i contribuenti avevano dimostrato, per buona parte degli stessi, la corretta imputazione nell'anno verificato e che la minima differenza, pur legittimamente contestata, non rappresentava una irregolarità così grave da giustificare un accertamento analitico-induttivo del maggior reddito.
Quanto alla ricostruzione indiretta dei ricavi, la Ctr ha giudicato inidoneo il «fatto noto» assunto dai verificatori, ovvero l'applicazione di sconti da parte di alcuni fornitori della società, a giustificare una presunta coincidenza tra prezzo di acquisto della merce e prezzo di vendita al dettaglio.
Secondo il collegio, in primo luogo, il campione di fatture passive sulle quali era stata rilevata l'applicazione di uno sconto era troppo esiguo perché potesse fondatamente estendersi quel ragionamento presuntivo a tutta la merce venduta dalla Snc. Inoltre, seguendo il ragionamento dei verificatori, la merce acquistata senza l'applicazione di alcuno sconto doveva presumersi rivenduta «senza margine alcuno di realizzo», ciò che è semplicemente assurdo e fuori da ogni logica imprenditoriale. Pertanto, è risultato privo di fondamento l'assunto secondo cui il prezzo di acquisto della merce sul quale il fornitore applicava uno sconto rappresentava una sorta di «prezzo consigliato al pubblico» poi applicato effettivamente dal dettagliante.
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