Il Sole 24 Ore
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La Cig a zero ore rinvia le ferie

Enzo De Fusco



In caso di cassa integrazione a zero ore, le ferie "obbligatorie" possono essere posticipate al momento della cessazione dell'evento sospensivo coincidente con la ripresa dell'attività produttiva. Se, invece, l'azienda è stata autorizzata per una cassa integrazione parziale, permane il rispetto dei termini entro cui far fruire le ferie ai lavoratori. Inoltre, alle medesime condizioni di sospensione, il differimento riguarda anche il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti per le ferie non godute. Sono questi i chiarimenti contenuti nell'interpello n. 519/2011 in risposta a un'istanza presentata dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro.
È stato chiesto al ministero del Lavoro se il datore di lavoro, autorizzato a un periodo di cassa integrazione, debba comunque concedere ai lavoratori i periodi di ferie contemplate dall'articolo 10 del Dlgs 66/2003. La norma stabilisce che «fermo restando quanto previsto dall'articolo 2109 del Codice civile, il prestatore di lavoro ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane». Il periodo va goduto per almeno due settimane nell'anno di maturazione e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione.
L'articolo 2109 del Codice civile individua il potere datoriale di stabilire il momento di godimento delle ferie, tenendo conto, da un lato, degli interessi del lavoratore, e dall'altro delle esigenze dell'impresa: la norma, dunque, affida al datore di lavoro, nell'ambito dei poteri di organizzazione dell'attività imprenditoriale, la facoltà unilaterale di determinare la collocazione temporale delle ferie nonché, in alcune ipotesi, di modificarla.
Il ministero ha affermato che eventuali deroghe sono ammissibili esclusivamente laddove le esigenze aziendali assumano carattere di eccezionalità e imprevedibilità e come tali siano supportate da adeguata motivazione.
Già con la circolare 8/2005 il Lavoro aveva avuto modo di precisare che il carattere di eccezionalità si riscontra nei casi di sospensione del rapporto di lavoro, di maternità obbligatoria e facoltativa, di infortunio, di aspettativa. Ora il ministero precisa che il differimento riguarda anche l'ipotesi in cui l'azienda sia autorizzata alla cassa integrazione a zero ore.
Diversamente, in caso di cassa integrazione autorizzata in modo parziale (solo per alcune ore), rimane l'obbligo dei termini stabiliti dall'articolo 10: ciò sul presupposto che in presenza di attività lavorativa si rileva sempre l'esigenza di recuperare le energie psicofisiche.
È stato poi chiesto se il differimento potesse riguardare anche il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti per le ferie non godute. Si ricorda, infatti, che il momento impositivo nonché il riferimento temporale dei contributi coincidono con il 18esimo mese successivo all'anno solare di maturazione delle ferie o con il più ampio termine contrattualmente previsto. Sul punto, il ministero ha richiamato l'impostazione seguita dall'Inps con circolari 186/1999 e 15/2002 e ribadita nei messaggi 118/2003 e 18850/2006. L'Inps ha precisato che in caso di maternità, Cigo, Cigs e Cig in deroga, se intervengono nel corso dei 18 mesi, il termine per l'adempimento dell'obbligazione contributiva è da ritenersi sospeso per un periodo di durata pari a quello del legittimo impedimento, tornando a decorrere dal giorno in cui il lavoratore riprende l'ordinaria attività lavorativa.
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Gli interpelli del Lavoro
La risposta sulla Cassa
01 | L'INTERPELLO
In situazione di cassa integrazione a zero ore, le ferie "obbligatorie" possono essere posticipate sino alla ripresa dell'attività produttiva. Se, invece, l'azienda è stata autorizzata per una cassa integrazione parziale il rispetto dei termini entro cui far fruire le ferie ai lavoratori rimane. In queste circostanze, deve comunque essere garantito al lavoratore il ristoro
psico-fisico correlato all'attività svolta, anche in misura ridotta
02 | OBBLIGO CONTRIBUTIVO
Riguardo alla possibilità di differire il versamento dei contributi per le ferie non godute la scadenza coincide con il diciottesimo mese successivo all'anno solare di maturazione delle ferie o con il termine più ampio contrattualmente previsto. L'Inps ha anche precisato che in caso di maternità, Cigo, Cigs e Cig in deroga, se intervengono nel corso dei 18 mesi successivi all'anno di maturazione delle ferie, il termine per l'adempimento dell'obbligazione contributiva è sospeso per un periodo di durata pari a quello dell'impedimento

Le altre risposte


EX COMPAGNIE
Coop portuali
senza cigs e mobilità
Le cooperative derivate dalla trasformazione delle compagnie portuali (legge 84/94) non possono ricorrere agli interventi di cassa integrazione straordinaria e di mobilità che il legislatore ha previsto (legge 203/08) in favore delle imprese del sistema aeroportuale; gli strumenti a sostegno del reddito cui hanno accesso sono quelli previsti dalla normativa loro applicabile (indennità pari a un ventesimo del trattamento massimo mensile di integrazione salariale straordinaria; riconoscimento della relativa contribuzione figurativa e degli assegni per il nucleo familiare). Lo ha chiarito il ministero del Lavoro in risposta all'interpello 465/2011.
ENTI NON ECONOMICI
Il fine servizio
arriva entro 3 mesi
Per tutto il 2011, i dipendenti degli enti pubblici non economici che cessano dal servizio per il raggiungimento dell'anzianità contributiva di 40 anni potranno vedersi liquidato il trattamento di fine servizio o di fine rapporto entro il più favorevole termine dei tre mesi previsto dalla legge 140/1997. L'estensione è stata riconosciuta dal ministero del lavoro con la risposta all'interpello 527/2011.
FONDO VOLO
Contributi figurativi
sempre sul 50%
Resta fissata al 50% la misura dell'indennità di volo, per stabilire l'importo su cui calcolare i contributi figurativi in favore del personale di volo anche durante il periodo di percezione di prestazioni a sostegno del reddito. È il senso della risposta ministeriale all'interpello 536/2011.
SPETTACOLO
Per le ballerine
pensione a 47 anni
Le ballerine possono proseguire l'attività di servizio fino al massimo di 47 anni senza possibilità di giungere ai 52 anni previsti, invece, per gli uomini. La precisazione è giunta dal ministero del Lavoro in risposta all'interpello 534/2011.